E’ la prima emittente pubblica della Destra Tagliamento. Per il pievano era l’occasione per creare momenti di ascolto e di aggregazione
Nel 1924 don Giuseppe Lozer, il pievano di Torre, rione operaio di Pordenone, famoso per il suo impegno sociale e per le sue idee “rivoluzionarie”, che sovente sono motivo di qualche mal di pancia all’interno delle istituzioni curiali, è appena tornato da uno dei suoi viaggi a Roma e fa piantare a sue spese un palo della cuccagna nel piazzale della Casa del Popolo. Qui fa installare un’antenna e una radio. La chiama con un nome decisamente futuristico, “Radio Bambina”: il suo scopo è quello di creare dei momenti di ascolto pubblico. Questo di Torre è il primo caso della Destra Tagliamento. Non era la prima radio di Pordenone, nel 1923 già esisteva un possessore privato: il signor Piero Taiariol, ma a Torre c’è stato il primo caso di ascolto pubblico. Il prelato vedeva nel mezzo radiofonico un motivo di aggregazione, un modo per stare insieme. Prima di lasciare Torre a fine giugno 1926, destinazione il Collegio Vescovile di Portogruaro, Don Lozer donò al Dopolavoro l’apparecchio radiofonico, più di 3 mila volumi e i 24 strumenti musicali di una fanfara. Lozer era un estimatore di Guglielmo Marconi, tanto da avergli dedicato nel 1932 il convitto vescovile di Portogruaro da lui diretto a partire dal 1926, che ancora porta quell’intitolazione. Ci fu anche una corrispondenza epistolare tra i due: le copie delle lettere sono state reperite da Tiziano Barbisin dell’Associazione Torre all’Accademia dei Lincei. Il 15 luglio 1932 scrisse addirittura a Marconi, “Pregandolo a compiacersi permettere di fregiare del suo nome l’Istituto”. Desiderio che l’inventore confermò di accogliere volentieri il 25 dello stesso mese. Questa storia è stata anche il tema di una mostra che la stessa Associazione Torre ha organizzato a cavallo di agosto e settembre. “Stiamo portando avanti un progetto che si chiama “Tamiso, il setaccio del tempo”, questa è la terza edizione – spiega Barbisin – Cerchiamo di portare alla luce personaggi, luoghi ed eventi che hanno fatto parte della storia di Torre. L’argomento di questa edizione è stato la radio, dal 1924 ad oggi. Nei mesi scorsi è anche uscito un libro, “Radio Bambina – le voci di Torre nelle radio libere”, scritto da Denis De Mauro, dove si trova anche un importante approfondimento sul fenomeno delle radio libere pordenonesi degli anni ‘70. La parte storica che riguarda don Lozer è curata da Barbisin ed è frutto di una ricerca di molti mesi sugli scritti autografi di Lozer e su altre fonti. Libro e mostra sono in concomitanza con i 100 anni dal primo ascolto radiofonico avvenuto a Torre e con il cinquantesimo dalla morte di monsignor Giuseppe Lozer, parroco del quartiere per oltre trent’anni.

Luigi De Biasi è radioamatore dal 1959 e collezionista di radio, fu il tecnico che permise alle zone terremotate nel 1976 di comunicare, creando un ponte radiofonico che fu importantissimo per coordinare i soccorsi. Durante il periodo delle “radio libere” – nel 1977 – fece nascere insieme a don Cesare Del Zotto una prima radio libera di Pordenone chiamata “La Voce del Popolo”, che si trovava nel seminario cittadino. E’ stato il curatore della mostra di Torre. In casa custodisce una collezione di radio storiche che è stata definita tra le prime dieci a livello nazionale. E’lui stesso ad indicarci i cimeli piú preziosi: “Sono un cultore in particolare della storia della Tenda Rossa, in cui trovarono ricovero i superstiti dell’incidente del dirigibile Italia avvenuto nel 1928 durante la spedizione per raggiungere il Polo Nord, guidata da Umberto Nobile. Possiedo la stazione radio originale grazie alla quale fu possibile comunicare con il marconista della spedizione, da una delle navi inviate per i soccorsi. Ho anche ricostruito le apparecchiature radiofoniche del dirigibile, una delle mie ricostruzioni si trova anche nel museo della Reggia di Caserta. Un’altra chicca della mia collezione è la prima radio ascoltata a Pordenone nel 1923, prodotta dalle Radio Costruzioni Romane. Possiedo anche uno dei primi apparecchi radiofonici costruiti e commercializzati dalla società di Guglielmo Marconi, nel 1922”. “Conservo anche una registrazione del primo collegamento radiotelegrafico del 1902 che fece Guglielmo Marconi dalle coste dell’Inghilterra al Canada, dove si sente la sua voce. Esperimento che gli causò una aperta ostilità delle società telegrafiche che avevano pochi anni prima posato i cavi sottomarini per collegare i due continenti, spendendo miliardi. Con il sistema di Marconi il sistema via cavo veniva superato”. Una passione, quella del radioamatore, che lo sviluppo di internet e della telefonia mobile hanno di molto ridimensionato. “Gli interessi per l’autocostruzione degli apparecchi radiofonici sono venuti meno – racconta con una punta di amarezza – la tecnologia è talmente avanzata che il fai-da-te non si può più fare. Una volta si facevano le nottate per ascoltare il radioamatore russo o argentino, oggi tutto questo fascino si è perso perchè con un click è possibile parlare con tutto il mondo”.





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