2024, in Italia muore il cinema indipendente

La riforma del tax credit firmata Sangiuliano – Giorgietti rischia di cancellare le piccole aziende favorendo solo le grandi major straniere. Peter Zeitlinger: “ L’attuale governo non vuole contenuti critici. Il loro obiettivo è chiaro: solo propaganda e intrattenimento”

E’ stata l’estate dello scontento per il cinema indipendente italiano. In attesa dei regolamenti attuativi, la riforma del tax credit firmata Sangiuliano-Giorgetti si preannuncia come un bagno di sangue per tutte le realtà piccole e medie che in questi anni hanno promosso e realizzato un cinema coraggioso, spesso molto apprezzato nei festival.
Il tax credit, in concreto, è una leva fiscale che consente di compensare debiti con l’erario e con gli enti previdenziali pari al 40% delle spese complessive di un film. Questo strumento, perfezionato dalla legge Franceschini, ha permesso a molte piccole aziende di coprire i costi iniziali di sviluppo di un progetto e di soddisfare i requisiti minimi per partecipare ai bandi regionali. Tuttavia, la nuova legge cambia radicalmente i criteri di accesso a queste agevolazioni, favorendo le grandi major. Tra i requisiti ora previsti ci sono un numero minimo di sale cinematografiche (70), un elevato numero di proiezioni mensili (980). Beffa finale: la tassa istruttoria per partecipare ai bandi selettivi (tax credit e non ): dai 200 euro passa a 10.000 euro. Insomma il gabelliere di Non ci resta che piangere era decisamente più economico!
Certamente è vero quanto sostiene Borgonzoni (sottosegretaria del ministero della cultura) che il cinema indie italiano non arriva al grande pubblico, ma in una democrazia sana che cura le menti dei propri cittadini il cinema indipendente serio sarebbe un bene da tutelare e promuovere, al di là dei risultati economici.
“Questo governo si dimostra decisamente avverso alla piccola impresa cinematografica. Ho aperto 2 anni e mezzo fa, pianificando investimenti importanti, contando su un quadro normativo di sostegni che rendeva il mio rischio sostenibile, ora mi ritrovo con le spalle al muro, con un’anteprima festivaliera importante già confermata per Pensando ad Anna (il suo ultimo documentario, n.d.r)!, dopo la quale non so cosa succederà”, dichiara Tomaso Aramini (nella foto in alto), titolare di Method di Pordenone, che ha co-prodotto e diretto due documentari storici molto innovativi, e co-prodotto Il Diavolo è Dragan Cygan, un thriller ambientato a Pordenone dai risvolti sociali.
“La giustificazione secondo la quale noi piccoli fatichiamo ad uscire in sala è fuorviante; film d’autore e opere prime anche distribuiti da grandi gruppi incassano poche decine di migliaia di euro. I tagli colpiscono chi come noi è autonomo e produce dibattito, coscientizza il pubblico. Infine i piccoli produttori danno opportunità di crescita a giovani maestranze e tecnici, professionalità che l’industria non potrà riassorbire se chiudiamo”, conclude Aramini.

Della stessa linea è Lydia Genchi (nella foto sotto), decana della distribuzione arthouse europea, responsabile di No.Mad Entertainment: “Mancano assolutamente incentivi per il cinema d’autore europeo, ma anche i bandi per l’aiuto selettivo alla distribuzione dei film italiani sono ormai, si potrebbe dire, sporadici. Dunque si potrebbe pensare ad un aiuto diretto alle società di distribuzione che hanno sempre svolto e continuano a svolgere opera preziosa di diffusione dei prodotti innovativi.”

 

 

Più duri Peter Zeitlinger, di Film S.r.l e Alessia Bellotto. Peter Zeitlinger è uno dei più importanti direttori della fotografia mondiali, un artista che vanta una collaborazione ventennale con Ulrich Seidl e Werner Herzog. Alessia Bellotto, di BeDi Produzioni, è un’attrice che ha lavorato nelle grandi produzioni italiane, ora produttrice di corti di successo. Entrambi hanno deciso di lavorare in Friuli.

“La nostra ditta produce film socialmente critici e educativi – dichiara Zeitlinger (foto sotto) – L’attuale governo non vuole contenuti critici. Il loro obiettivo è chiaro: solo propaganda e intrattenimento”.

 

Interessante il punto di vista di Bellotto che risponde così: “Non ci sono dubbi sul fatto che la vecchia legge cinema andasse riformata. L’attuale governo ha avuto l’occasione per intervenire in modo concreto e corretto per migliorarla, ma così non è stato. L’unico vero risultato che si otterrà con questo nuovo decreto è l’annientamento del 90% dei produttori indipendenti italiani, per favorire invece i grandi Player stranieri. Tutto ciò ci provoca rabbia e frustrazione, perché in questi anni abbiamo portato l’Italia in giro per i Festival più importanti al mondo, 127 per l’esattezza, e adesso tutto ciò che abbiamo faticosamente costruito verrà cancellato. Sono veramente in pochi ad essersi resi conto ci faremo decapitare senza opporre una vera resistenza.”
Prospettiva fosca quella di Bellotto (nella foto a lato). Però i dati lo confermano: purtroppo nel 2024 le produzioni si sono fermate, e ad oggi il 65% delle maestranze è disoccupata. A seguire ci saranno chiusure, fallimenti. Le associazioni di categoria stanno facendo il possibile, cercando anche di inserirsi nelle crepe della maggioranza. In questo senso va letto l’incontro con il senatore Gasparri di Forza Italia. Perché ironia della sorte, chi per primo introdusse il tax credit fu l’ultimo governo Berlusconi, per iniziativa (condivisa con Bordon del PD) dell’onorevole Gabriella Carlucci.

Thomas Turolo (in basso), presidente di CNA Cinema FVG, regista e produttore comunica: “Auspichiamo che con i decreti direttoriali possano essere apportate le modifiche richieste. Siamo in ascolto e collaborativi , come lo è da sempre CNA cinema e audiovisivo, ma a tutela nostra non escludiamo nessun tipo di iniziativa futura. Le nostre aziende e il comparto devono poter lavorare in serenità , senza che vengano poste in essere attività elitarie verso l’alto, escludendo i produttori realmente indipendenti”.
Riusciranno le associazioni a mitigare il più possibile gli effetti letali della riforma? Un esito a dir poco molto incerto, su cui contiamo di essere smentiti. Per parafrasare un altro bellissimo film di Troisi: pensavamo fosse cinema, invece temiamo sarà solo una serie tv… americana.

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