Dopo il Giubileo della Speranza, si celebra l’ottavo centenario del “Patrono d’Italia”, una grande occasione per riflettere sulla pace e riaffermarne il bisogno
di Walter Arzaretti
Il Giubileo 2025 è andato in archivio con il suo importante invito alla speranza rivolto a tutti da papa Francesco in una congiuntura difficilissima. A esso segue ora un altro anno speciale, quello dell’Ottavo Centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi (3 ottobre 1226-2026), il Patrono d’Italia e il cantore della pace, colui che ci ricorda di avere cura del creato (del suo Cantico, primo capolavoro della letteratura italiana, si sono ricordati quest’anno gli otto secoli) e individuò nella fratellanza la via principe della pace.
Tali eventi a caratura mondiale preludono per noi a quello di Pordenone 2027 Città italiana della cultura. Una cultura che non può che avere per pietra angolare la pace. Valore da richiamare fortemente e in ogni modo e sede nel tempo della crisi del diritto internazionale e umanitario, quando si preferisce risolvere le controversie ricorrendo alle armi piuttosto che usando i mezzi conciliativi della diplomazia: in nessuna considerazione sembra infatti si tengano l’esistenza e la vita delle persone e i legittimi diritti dei popoli. La democrazia è in crisi? Si è addirittura coniato un neologismo per sostituirla: “democratura”, allusivo di una deriva nell’arte del governo delle nazioni, sempre più di pochi detentori delle sorti del mondo, poco disposti poi a mollarlo anche quando sono stati legittimamente eletti.
In una situazione che circa la guerra in Ucraina vede uno sterile balletto di chiacchiere di pace (mentre si distrugge e uccide coi droni e li si lancia anche sui cieli europei) e, in Israele-Palestina, registra una mera tregua (una “scintilla” ha detto papa Leone XIV) appesa a fili sottili – mentre l’Europa sembra contare poco o nulla anche se lo dovrebbe quale continente che, avendo subito la catastrofe di due guerre mondiali, ha maturato una solida cultura della pace – quanto attuale appare il messaggio di San Francesco che qui offriamo, nel clima anche del Natale, nel testo della “preghiera semplice” a lui attribuita: “Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti la fede, dove è l’errore, ch’io porti la Verità, dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce”. Parole che fondano pure quello che chiamiamo oggi lo “spirito di Assisi”, inaugurato quarant’anni fa da papa Giovanni Paolo II: di incontro e amicizia cui devono dare esempio innanzitutto i leaders delle religioni mondiali.
Importante nei contesti attuali è allora non perdere l’occasione del Centenario – cui ha lavorato un comitato nazionale voluto dallo Stato e che è iniziato ufficialmente il 10 gennaio ad Assisi e vedrà qui pure l’ostensione per la prima volta assoluta dei resti del Serafico dal 22 febbraio al 22 marzo, per riflettere, cioè tributare massima attenzione al messaggio universale di Francesco.
Anche Pordenone non dimentichi di compiere questa operazione. Fra l’altro, del nostro territorio sono originarie due personalità francescane di caratura non comune e spessore internazionale, entrambi richiamanti i beni, anzitutto spirituali, che oggi sembrano essere messi in ombra dal fare assoluto o pragmatico, disancorato da valori supremi per l’umanità (e dalla volontà della gente), di certi potenti. Parliamo ovviamente del Beato Odorico, che raggiunse la Cina solo un secolo dopo Francesco e si rapportò in modo dialogante con le culture orientali (oggi emergenti), e del Beato Marco, che, senza brandire armi ed esortando tutti a essere pacifici (“Tu lo sai, o Dio, noi non amiamo altro che la pace”, pregò a Vienna), difese però l’identità che ci è propria in Europa dove il concetto di democrazia (e libertà) è maturato grazie a una lunga riflessione filosofica e politica che è innegabile abbia attinto ai principi cristiani di amore dell’altro e di pace con tutti che San Francesco pure aveva cantato: “Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e … sosterranno in pace”.
Benvenuto, dunque, l’VIII Centenario di San Francesco, per ridare luce al cammino dei popoli ottenebrato dalla guerra e dall’odio e respiro di pace al mondo, di libertà, di democrazia, cioè di vero progresso.





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