L’operaio friulano Andrea Toffoli ha già percorso 2.500 chilometri e attraversato Balcani, Albania e Grecia. Ora è in Turchia, e il Giappone è ancora lontanissimo
di Fanny Piccoli
C’è un uomo di 54 anni che ogni mattina monta in sella a una bicicletta carica di sogni e di storia e si mette a pedalare verso est. Non verso la prossima città, non verso un traguardo sportivo: verso Tokyo. Andrea Toffoli, operaio metalmeccanico di Fontanafredda, classe 1971, ha lasciato il Friuli il 21 febbraio scorso con una promessa fatta a se stesso e a chiunque abbia avuto il coraggio di credergli: raggiungere il Giappone in bicicletta, attraversando i secoli e i continenti, ripercorrendo le tappe del pensiero umano dalla filosofia greca fino alla saggezza orientale.

Il sogno non è nato ieri. Affonda le radici in una giovinezza in cui la bicicletta era già sinonimo di libertà: già a venticinque anni Toffoli aveva compiuto due viaggi avventurosi su due ruote insieme alla sua fidanzata dell’epoca. Un seme, piantato in silenzio, che ha atteso decenni prima di germogliare. La vita, nel frattempo, si è messa di traverso con tutto il suo peso. Nel 2000 Toffoli viveva di triathlon, ma la malattia del padre lo ha costretto ad abbandonare lo sport e a dedicarsi completamente all’attività di famiglia. Fino al 2018 non ha più avuto tempo per nulla che non fosse lavoro. Poi, quando finalmente ha ritrovato del tempo libero, si è accorto di non sapere più cosa farne — una sensazione straniante, quasi dolorosa, per chi aveva vissuto sempre in movimento. La palestra, il Cammino di Santiago, e poi il lockdown del 2020 a fare da specchio impietoso: cosa vuoi davvero fare della tua vita?
La risposta era una bicicletta puntata verso est.

Il cuore che si ferma, il sogno che riparte
Ma la strada verso questo viaggio non è stata lineare. Nel 2023 Toffoli era già arrivato fino a Istanbul, un assaggio di quello che sarebbe potuto essere. Poi, nell’ottobre del 2024, alla vigilia di un tour in Marocco, un infarto lo ha colpito senza preavviso. Un momento che avrebbe potuto chiudere tutto per sempre. Invece ha fatto l’opposto: lo ha convinto che il tempo non fosse infinito, e che i sogni rimandati fossero il lusso più caro che esistesse.
“Ero contento di essere sopravvissuto”, ha raccontato, “anche perché ho sempre fatto sport e il mio cuore era in forma. Ma non ho potuto ripartire subito. Ero così grato alla vita che un anno dopo, nell’ottobre del 2025, ho voluto fare una festa per celebrare il primo anniversario del mio rimanere vivo.” Anche un incidente stradale nel 2025, che ha ridimensionato il suo piano per Oslo, non ha scalfito la determinazione. Quando la fine del contratto di lavoro ha liberato definitivamente il calendario, non c’era più nessuna scusa per aspettare.
Il via ufficiale è stato fissato per la mattina di sabato 21 febbraio, alle 9:30, alla Pasticceria Artigiana di Fiume Veneto. Un punto di partenza volutamente quotidiano, quasi domestico: non un palcoscenico, non una cerimonia, ma una pasticceria di paese, come si conviene a chi vuole fare le cose sul serio senza darsi troppe arie. Davanti a lui: circa diecimila chilometri di strade che attraversano Balcani, Turchia, Medio Oriente, Asia centrale e infine il Giappone. Un viaggio che lui stesso stima intorno ai diciotto, forse ventimila chilometri totali — ma su questo, ammette con onestà, non si sbilancia troppo.
2.500 chilometri e quasi 20.000 metri di dislivello: il primo capitolo
La prima parte del viaggio si è conclusa con numeri già impressionanti: 2.500 chilometri percorsi e quasi 20.000 metri di dislivello accumulato. Non è un giro ciclistico amatoriale. È un’impresa che richiederebbe di per sé una preparazione atletica seria, e Toffoli lo sa bene — la preparazione fisica degli ultimi mesi è stata rigorosa, quasi maniacale.
Il percorso ha seguito dapprima la costa croata, con i suoi paesaggi che alternano pietra carsica e mare adriatico, prima di inoltrarsi verso l’interno, nella Bosnia Erzegovina. Due tappe, Mostar e Sarajevo, che non sono semplici città da spuntare su una lista: sono luoghi dove la storia dell’umanità — quella recente e quella più lontana — si legge ancora sui muri, nelle strade, nei volti della gente.

Sarajevo, in particolare, porta il peso di un doppio simbolismo. È la città dove, nel giugno del 1914, l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria ha innescato la catena di eventi che avrebbe portato alla Prima Guerra Mondiale — un evento che coinvolse direttamente anche l’Italia e che ancora oggi risuona nella memoria collettiva europea. Ma è anche la città assediata degli anni Novanta, il luogo che più di ogni altro incarna le ferite della guerra dei Balcani, un conflitto che sembrava impossibile nel cuore dell’Europa a mezzo secolo dalla fine del secondo conflitto mondiale. Visitarla in bicicletta, fermandosi, guardando, ascoltando, è esattamente il tipo di esperienza che Toffoli cercava quando ha detto che il suo non era un viaggio sportivo, ma un viaggio alla ricerca della storia dell’umanità.
Dal Montenegro — dove è transitato passando per Podgorica — il percorso è poi scivolato verso sud, in Albania. E qui Toffoli si è trovato di fronte a una sorpresa inaspettata.
L’Albania che meraviglia
“È un paese che mi ha meravigliato”, racconta, “perché è molto bello, piuttosto ordinato, quasi dappertutto pulito.” Non è la descrizione che molti italiani si aspetterebbero di sentire sull’Albania, ancora troppo spesso vittima di stereotipi datati che ignorano le trasformazioni profonde degli ultimi decenni. Toffoli non cade nella trappola. Osserva, pedala, aggiusta il tiro.

A Durazzo, la città portuale sul mare Adriatico, ha trovato una presenza italiana sorprendente: molti connazionali vivono lì stabilmente, attratti da una qualità della vita che risulta accessibile e da un centro storico che vale la visita, con locali, spiagge e un’atmosfera che ricorda — a chi lo conosce — certi angoli di costa italiana degli anni Ottanta, prima che il turismo di massa li trasformasse. “Mi dicono si viva piuttosto bene”, riporta Toffoli, “Durazzo è anche una bella città per passare un fine settimana o anche qualcosa in più di vacanza, con tanti locali, belle spiagge, una bella parte storica.”
Poi la discesa verso sud, e infine la Grecia.
La Grecia: bellezza che abbaglia, organizzazione che delude
Se c’è un paese che potrebbe fare fermare chiunque, è la Grecia. Toffoli lo ammette con una franchezza quasi comica: “È inutile dire che la Grecia, parlando di costa ma anche non solo, è senz’altro, in qualsiasi punto della costa uno vada, stupenda. Ti verrebbe sempre voglia di dire basta, io mi fermo qua, me ne vado a quel paese, tutto quanto.”

Ma Toffoli non è un turista. È un viaggiatore che osserva con occhi critici, e la Grecia, al di là delle sue bellezze naturali mozzafiato, gli riserva anche qualche delusione. Le città costiere vivono solo d’estate, e si vede: fuori stagione molti centri appaiono semiabbandonati, con quella malinconica aria di chi aspetta che la bella stagione torni a dargli senso. Sparta — una delle mete simbolicamente più importanti di tutto il viaggio, una città che incarna l’idea stessa di disciplina e resistenza — si rivela piccola e, osserva Toffoli con rammarico, “lasciata un po’ andare”. Atene, al contrario, è immensa, pulsante, caotica — ma anche lì il patrimonio storico e archeologico appare poco curato, come se la grandiosità del passato pesasse troppo sul presente per essere tenuta come merita.
Il confronto con la Turchia è inevitabile, e sorprende. “La Turchia si è dimostrata molto più organizzata, presente e con la voglia di curare queste parti più che i Greci stessi, che mi sembra comunque abbastanza strano.” È un’osservazione che fa riflettere: un paese spesso guardato con diffidenza dall’Occidente che si prende cura della propria eredità storica meglio di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona.
In Turchia, verso la Cappadocia

Al momento in cui Toffoli ha condiviso le sue impressioni, si trovava a Pamukkale, il celebre sito con le terrazze di travertino bianco e le acque termali — e con l’antica città di Hierapolis arroccata sopra — che prometteva di essere “un posto favoloso”. Una tappa che unisce la meraviglia naturale a quella storica, perfetta per un viaggio che vuole essere, prima di tutto, un dialogo con il tempo.
Da lì, la rotta punta dritto verso la Cappadocia, quel paesaggio lunare di rocce vulcaniche scavate dall’erosione e dalla mano dell’uomo, dove le chiese rupestri e le città sotterranee raccontano millenni di storia in silenzio. Poi, superata la Cappadocia, Toffoli ha già in mente di deviare verso nord, verso il Mar Nero, per tenersi lontano dalle zone di conflitto. L’obiettivo intermedio è Tbilisi, in Georgia — dove dovrà prendere una decisione cruciale: prendere un volo per l’Uzbekistan, o continuare via terra attraverso un traghetto, per poi puntare verso il Kazakistan e la Cina.
Il piano di massima è rimasto quello dichiarato alla partenza: attraversare i Balcani (fatto), la Turchia (in corso), Uzbekistan e Kirghizistan, prima di entrare in Cina, toccare la Corea del Sud e infine approdare in Giappone. Circa 70/80 chilometri al giorno come obiettivo medio, con tutto quello che questo significa in termini di fatica, pianificazione logistica, gestione delle frontiere e adattamento continuo a culture, climi e strade diverse.
La strada è ancora lunga, e questo è il punto

“Il viaggio è ancora lunghissimo”, dice Toffoli, con quella consapevolezza lucida che distingue chi sa davvero cosa sta facendo da chi si racconta storie. “Insomma, tra poco sono a 3.000km, per cui va da sé che è ancora molto, molto, molto lungo.”
È in quella ripetizione — molto, molto, molto — che si coglie la consapevolezza di chi ha già pedalato abbastanza da capire quanto sia grande il mondo, e abbastanza da decidere di volerlo vedere tutto lo stesso.
In sella a quella bicicletta non c’è solo un uomo di 54 anni che ha sopravvissuto a un infarto, a un incidente, a decenni di rinunce. C’è il desiderio ostinato di chi ha imparato che il tempo non è infinito, e che i sogni rimandati costano più di quelli vissuti. La strada per Tokyo è ancora lunghissima…
… Le prossime avventure arrivano dalla Turchia profonda e da quello che aspetta Toffoli oltre il confine georgiano. Seguitelo sui social per avere simpatici resoconti giornalieri :-)!





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