il Tesoro di Andreis

La fontana di Bosplans, scavata da abili scalpellini in un unico poderoso masso, è lì dalla notte dei tempi e per secoli ha fornito acqua potabile a uomini e armenti della borgata.

a cura di Mauro Fracas

Una vecchia leggenda popolare racconta che anche il cavallo di Attila di abbeverò alla fontana di Bosplans durante la calata degli Unni in Friuli nel 452 dopo Cristo. Il re barbaro è una delle figure più ricorrenti nella tradizione locale, tanto fu il suo impatto nell’immaginario collettivo delle genti dell’alto medioevo, ma anche, e forse soprattutto, tra cronisti, letterati e scrittori dei secoli successivi fino all’Ottocento e al Romanticismo. Secondo un’altra leggenda il fiume Natisone, la Natissa dei romani, che un tempo passava attraverso Aquileia, alimentandone il porto fluviale, per poi sfociare nella laguna di Grado, fu deviato dall’esercito dello stesso Attila per prendere la città e da allora avrebbe assunto il corso attuale che le vede immissario del Torre. In realtà secondo alcuni studiosi lo sconvolgimento della morfologia della zona sarebbe avvenuto molto dopo, probabilmente nel 589, in occasione del biblico nubifragio narrato da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, che sferzò l’Italia Nordorientale, facendo esondare tutti i fiumi. Un’altra pervicace leggenda sostiene che il castello di Udine sorga su una collina artificiale, che i soldati di Attila avrebbero costruito scavando e accumulando la terra con i loro elmi per permettere al loro re di assistere allo spettacolo di Aquileia in fiamme. Ciò spiegherebbe la presenza di quella collina, isolata in mezzo alla pianura, e di una anomala depressione nei suoi pressi. Infine Attila accolse sulle rive del Mincio l’invito a ritirarsi di papa Leone Magno, il quale fu così convincente grazie all’aiuto di San Pietro e Paolo di Tarso, mentre l’imperatore Valentiniano III se ne stava rinchiuso a Ravenna. Ma alcuni storici scrivono che papa Leone offrì al re degli unni una considerevole quantità d’oro per abbandonare l’Italia. Mentre altri scrissero che in Italia stava infuriando un’epidemia di colera e di malaria e fu questo a convincere il Flagello di Dio a fare marcia indietro. Ma la vox populi ad Andreis si è spinta ben oltre alla sosta del cavallo del re unno presso la fontana di Bosplans. Il famoso tesoro di Attila, frutto dei saccheggi ad Aquileia e dintorni e forse anche dei negoziati con il papa, sarebbe nascosto in uno dei tanti ándres, delle tante grotte e cavità naturali, come si dice nel friulano locale, di cui è disseminato il territorio della stessa Andreis. Il tesoro di Attila è un altro dei topos più ricorrenti in Friuli. Ad Aquileia e dintorni, per una consuetudine inveterata, i notai sono soliti inserire nei contratti di compravendita di terreni una clausola di inventio thesauri (di scoperta del tesoro), che riconosce al vecchio proprietario del fondo un compenso qualora dei preziosi dovessero venire scoperti dal nuovo, con percentuali ben più alte di quelle previste di prassi dalla legge. Di certo la fontana di Bosplans, scavata da abili scalpellini in un unico poderoso masso, è lì dalla notte dei tempi e per secoli ha fornito acqua potabile a uomini e armenti della borgata. Di certo, se proprio non si tratta dell’oro di Attila, il territorio di Andreis è comunque ricco di tanti piccoli “tesori” paesaggistici e naturalistici. A cominciare dall’architettura delle sue case più antiche con i classici ballatoi in legno, ai tanti torrenti e rivoli d’acqua che disegnano il paesaggio, alla forra della Molassa, alla piccola valle del torrente Susaibes e le sue meraviglie geologiche, ai sentieri che offrono il sapore della grande montagna (tra tutti quello che porta al Bivacco dell’Asta) anche se siamo ancora a quote relativamente basse (il paese è a soli 455 metri sul livello del mare), fino alla salita al monte Raut, la “montagna che non delude mai” (2025 slm), straordinario belvedere sulla pianura sottostante verso mezzogiorno e sulle Alpi carniche e austriache a tramontana.

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