Dal 4 novembre al 15 gennaio, presso la Sala Esposizioni della Biblioteca Civica di Pordenone, la mostra di “cinque artisti nelle alchimie del segno”
a cura di Fanny Piccoli

Nasce da un incontro inatteso, dopo quarant’anni, la mostra “Inchiostri… ad Arte – cinque artisti nelle alchimie del segno”, ospitata nella sala espositiva del chiostro della Biblioteca Civica di Pordenone fino al 15 gennaio 2026.
Il progetto è frutto del dialogo tra Antonio Mazzucchin, gestore del bar “Le Ciaccole”, e Antonio Corrente, che era stato suo insegnante negli anni Ottanta.
“Ci siamo incontrati dopo 40 anni – racconta Corrente – e parlando delle nostre realtà è nata l’idea di organizzare una mostra di artisti di un certo livello”.
Alla proposta iniziale si è aggiunta la collaborazione di Alfredo Moras, collezionista pordenonese, e l’amicizia con cinque autori che hanno reso possibile l’esposizione delle loro incisioni: Giulio Belluz, Franco Dugo, Vico Calabrò, Matteo Massagrande e Giovanni Simione.

Una tecnica antica che parla al presente; la mostra spiegata da Antonio Corrente.
La mostra raccoglie lavori realizzati con incisione calcografica, una pratica che parte dall’azione dell’acido sulla lastra.
Corrente illustra il procedimento e il senso del progetto:
“Si chiama tecnica calcografica perché ha a che fare con la pressione: l’acido morde il segno che è stato asportato, si inchiostra la lastra e poi si passa sotto il torchio. Il disegno arriva sulla carta al contrario”.
L’intenzione è portare in biblioteca una tecnica che oggi rischia di essere trascurata:
“È una tecnica che si insegna sempre meno, anche nelle accademie. Noi invece la riteniamo estremamente interessante ed anche attuale”.
Ciò che accomuna i cinque artisti, spiega Corrente, è anche il modo di lavorare:
“Sono loro stessi a stampare le lastre. Oggi molti artisti non stampano più”.
Cinque realtà, cinque visioni
Il filo conduttore della mostra è il tema della realtà, interpretata attraverso sensibilità diverse:
“Una realtà osservata da cinque punti di vista differenti,… influenzati dalla storia, la cultura e il sentire di ciascuno degli artisti”.

Giulio Belluz, Azzano Decimo, 1943
Belluz porta nella calcografia la memoria del mondo contadino friulano, quello in cui è cresciuto. Corrente lo descrive così: «Ci porta in un mondo agreste dove troviamo l’asinello col calesse, le case coloniche, l’uccisione del maiale, la stalla… la donna nel tinello».
I suoi soggetti sono scene di vita quotidiana, legate a rituali e gesti comunitari, ma rese con un segno spontaneo e istintivo:
“butta il segno, graffia la lastra, non si preoccupa del particolare”.
Quel tratto diretto restituisce una realtà vissuta, non descritta, dove l’incisione diventa memoria del territorio e delle sue storie.

Vico Calabrò, Belluno, 1938 – famiglia di origine siciliana
Calabrò racconta una realtà visibile e riconoscibile, ma filtrata da un gesto rapido, dinamico, che dà movimento alle scene.
Corrente lo presenta come “un autore importante, che ha fatto parte della commissione di restauro degli affreschi nel Veneto”.
La Sicilia è una presenza costante: “qui abbiamo delle quasi cartoline, un omaggio alla sua Sicilia», e tra i soggetti emerge anche la Basilica di Sant’Antonio.
Il segno di Calabrò sembra leggero, quasi improvvisato, “scarabocchi, segni veloci”, ma sempre coerente:
“non perde mai la potenza del segno, né la coerenza. Dall’inizio alla fine tiene lo stesso metodo”.

Franco Dugo, Grgar, provincia di Gorizia – oggi territorio sloveno, 1941
Dugo ha lavorato su molti soggetti, spesso legati ai paesaggi friulani, ma per questa mostra ha scelto un tema intimo, dedicato alla famiglia.
“Ha voluto presentarci una realtà intensa, ma intima: quella della sua famiglia”.
Il tema del padre — carabiniere morto in guerra, che l’artista non ha potuto conoscere — attraversa più incisioni:
“Il padre, lui non l’ha mai conosciuto. Qui ha voluto rappresentarlo in diverse opere”.
Corrente evidenzia il dialogo tra tempi diversi: il bambino che scrive con i vecchi pennini e l’uomo adulto che guarda lontano. La memoria diventa così il nucleo emotivo della sua ricerca.

Matteo Massagrande, Padova, 1959
Massagrande affronta la realtà attraverso una poetica della luce e del tempo. I suoi soggetti sono reali — interni, paesaggi, oggetti — ma raccontati da una prospettiva interiore:
“forse qui dentro è quello più malinconico”, dice Corrente.
Le sue incisioni sono costruite come autoritratto interiore, fatto di oggetti che definiscono una presenza: “gli occhiali, la pipa, il pettine, il libro che legge”.
La lastra non è completamente pulita:
“lascia la lastra un po’ sporca perché per lui ha un significato espressivo: dà l’idea del passato”.
La luce domina le scene, creando una malinconia dolce, fatta di silenzi e stagioni che scorrono lente.

Giovanni Simione, Formia, 1950 – vive e opera in Friuli da fine anni ’70
Simione arriva in Friuli come insegnante di materie artistiche nella scuola pubblica, nel 1977. Negli anni Ottanta partecipa alla scena culturale della galleria La Roggia, punto di incontro per artisti giovani e sperimentali.
La sua realtà è allegorica, composta di simboli, riferimenti culturali, storici, ironici:
“Affronta il discorso dell’allegoria, dei simboli. Ci porta in un mondo fantastico dove ognuno può ritrovare se stesso”.
Il passato non è citazione, ma materia viva: “Si descrive il passato, ma con un discorso nuovo”.
Figure enigmatiche, rimandi alla storia dell’arte, maschere e narrazioni mitiche costruiscono immagini complesse, dove l’osservatore può cercare il proprio significato.
Tra tradizione e sguardo attuale
Il percorso invita a osservare come una tecnica storica possa essere letta al presente.
“Il filo conduttore è l’incisione calcografica come i dettami del passato, passando da Dürer a Rembrandt a Goya. Guardano il passato e indagano l’attuale, senza lasciarsi condizionare dalle mode”.
La mostra vuole dare anche un messaggio socioculturale. Dice Corrente:
“In questi artisti vedo amore e bellezza. La bellezza è civiltà: quando un uomo riconosce la bellezza dalla bruttezza, diventiamo più saggi e più civili”.
La Mostra “Inchiostri… ad Arte – cinque artisti nelle alchimie del segno” è esposta presso Biblioteca Civica di Pordenone – Sala esposizioni del chiostro fino al 15 gennaio 2026
▶ Guarda la video-intervista completa ad Antonio Corrente:




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