Auto elettriche senza porsi alcuna domanda?

di Mara Piccin*

In attesa che la Commissione europea dia seguito alle promesse della rieletta Presidente Ursula Von der Leyn in merito al fatto che dal 2035 possano essere salvate le auto a motore endotermico, ma con combustibili sintetici chiamati e-fuel, “specoliamo”, senza volontà esaustive, tantomeno scientifiche, alcuni aspetti ambientali ed economico sociali.
Se sotto l’aspetto ambientale l’utilizzo delle auto elettriche gioverà sicuramente alla riduzione dell’inquinamento nei centri urbani, e di questo non possiamo che essere felici, tutta da verificare invece, a detta di illustri studiosi, é l’impatto sulla riduzione del riscaldamento globale. Franco Prodi, ad esempio, Fisico, Professore Ordinario e componente di numerosi organismi tecnico-scientifici internazionali inerenti i cambiamenti climatici e l’atmosfera sostiene che: “Di certo il riscaldamento globale non dipende al 98% da noi, come invece tanti sostengono. […] Il cambiamento climatico c’è, è connaturato, non può non esserci, perché dipende dal sole, dipende dall’astronomia, dall’aspetto gravitazionale dei pianeti, dipende da componenti che possono essere naturali ed antropiche. La stima da fare è complessissima”.
Gli aspetti economico sociali sul tema si intrecciano al punto tale da rendere difficile qualunque valutazione. Di certo si può sostenere che, rebus sic stantibus, vi è un probabile pericolo di incorrere nell’impossibilità di godere dell’attuale agevole ed agiata libertà di movimento che ha caratterizzato la nostra società a partire dagli anni del boom economico del Secolo scorso. Le preoccupazioni troverebbero fondamento nei costi delle auto elettriche ancora troppi alti, nella loro autonomia ancora troppo limitata, nei tempi di ricarica troppo lunghi e nelle preoccupazioni per i costi di sostituzione delle batterie. Al di là delle questioni tecnico-pratiche, ritengo vada difesa la libertà di scegliere la tecnologia migliore per muoversi. E i nuovi combustibili sintetici per i motori endotermici potrebbero essere la soluzione? Forse, pur avendo fiducia nella scienza, ad oggi il costo è esageratamente alto rispetto agli attuali combustibili e questo ci suggerisce che difficilmente entro il 2035, cioè domani, si arriverà ad una accessibilità di massa. In termini economici infine un ultimo aspetto non secondario attiene la necessità di difendere la produzione italiana nell’assemblaggio finale come nella fornitura a significare la salvaguardia di un comparto industriale strategico, quello dell’auto, oltre che una considerevole porzione di PIL e l’occupazione di quasi un milione di addetti.
Senza falsa retorica infine, non possiamo sottacere, per onestà intellettuale, l’aspetto etico. Solo in questo ambito? Certamente no! Ma vale la pena ricordare che l’estrazione massiva di minerali, necessari alla costruzione della tecnologia elettrica, viene fatta dall’altra parte del mondo, in Paesi dove le parole “diritti umani” non stanno nemmeno scritte nel vocabolario. Per non parlare del trasporto di questi preziosi minerali dopo l’estrazione, difficilmente effettuato con mezzi ecologici per migliaia di chilometri fino all’imbarco.
Ho tralasciato sicuramente molti aspetti di un tema spinoso e complesso, ma contemperando gli interessi in gioco, siamo certi che l’elettrico sarà la soluzione per la totalità della mobilità del futuro? Ai posteri, o forse prima, l’ardua sentenza.

*Consigliere comunale di Pordenone

 

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

Religione e Stato di diritto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *