La montagna nasconderebbe anche dei segreti risalenti all’ultima guerra, quando pievano di Erto era Don Giusto Pancino, guida spirituale di Benito Mussolini, per il quale intraprese anche diverse missioni diplomatiche.
a cura di Piergiorgio Grizzo
Il monte Cornetto è la quinta che chiude ad Est la val Vajont. Il torrente omonimo, che nella sua pervicace corsa verso il Piave ha creato quell’impressionante solco vallivo sulla cui sponda di destra orografica se ne sta aggrappato il paese di Erto, nasce alle pendici del Col Nudo, la “montagna calva”, e scorre tra lo stesso Cornetto e il gemello Therten. La valle, come è noto, fu funestata e sconvolta nella sua fisionomia dal disastro innaturale del 9 ottobre 1963, quando un’enorme frana precipitò nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont, all’epoca la più alta del mondo. La salita al Cornetto è un’ascensione sicura, anche se è consigliabile avere la gamba un po’ allenata (sono pur sempre circa mille i metri di dislivello), che ripaga di tutta la fatica per il grande panorama. Da San Martino di Erto si prende la carrozzabile che fa il giro della valle verso le frazioni di Marsana, Liron, Prada, quelle della sinistra lago, e poco dopo il ponte di Cerenton si lascia la macchina e si inizia il sentiero Cai 901 che inizia con una breve gradinata in cemento che porta al capitello di Sant’Antonio di Cerenton (quota 762 m).
In realtà l’effetto balconata e il panorama grandioso si presenta già dopo poche centinaia di metri di salita negli squarci tra il fogliame della faggeta. I dettagli tecnici della salita (3 ore e mezza circa fino alla cima, più altre due ore per scendere lungo lo stesso sentiero) si trovano su qualsiasi guida anche online, qui vorremmo soffermarci sugli aspetti emozionali dell’escursione, che permette di attraversare ambienti naturali variegati, dal bosco di faggi a quello di abeti e larici, fino al pascolo dove è adagiata Casera Cornetto (1629 m), avamposto ben fornito e in posizione a sua volta molto panoramica sulle sottostanti Val Cimoliana e Cellina. Nei pressi c’è anche una sorprendente sorgente di alta quota e con altri cento metri circa di dislivello si arriva alla cima (1792 m), meraviglioso belvedere dal quale godersi verso Ponente uno spettacolare tramonto con i profili di tutte le dolomiti della sinistra Piave, a cominciare dal Pelmo e dal Civetta. Sotto lo sguardo si posa sulla val Vajont, su quello che rimane del lago creato dallo sbarramento artificiale e sul paese di Erto. Il monte Cornetto, secondo una storia piuttosto nota in valle, nasconderebbe anche dei segreti risalenti alla seconda guerra mondiale, quando pievano di Erto era Don Giusto Pancino, personaggio sfuggente e controverso, amico della famiglia Mussolini, guida spirituale e confidente del Duce, per il quale intraprese anche diverse missioni diplomatiche.
Nei giorni concitati di fine aprile 1945 una cassetta di legno con i rinforzi in ferro, chiusa con un lucchetto, fu affidata dal parroco a due ragazzi del paese, giovanissimi ma già esperti rocciatori, affinché la nascondessero in un luogo sicuro. I due scelsero un anfratto in una delle pareti rocciose e strapiombanti del monte Cornetto. Cosa ci fosse in quella cassetta è a tutt’oggi argomento di ipotesi e congetture, dalle più realistiche alle più suggestive: le memorie dello stesso Don Pancino? Uno stralcio dei diari di Galeazzo Ciano, che il prete di Erto ebbe, per certo, in custodia per un breve periodo? Altri carteggi riservati riguardanti i contatti tra la Repubblica Sociale e gli Alleati attraverso la Santa Sede per intavolare una trattativa di pace? Mauro Corona, scultore e scrittore oggi di fama internazionale, ha raccontato questa storia qua e là in alcune delle sue novelle, parlando di uno dei due ragazzi, del quale però ha sempre coperto la vera identità, chiamandolo con lo pseudonimo di “Gispo”. “Conoscevo bene il ragazzo a cui Don Pancino consegnò la famosa cassetta. Quando era già piuttosto in là con gli anni e infermo per una brutta malattia, mi diceva spesso in dialetto ertano: tu che sei bravo ad arrampicare, perché non provi ad andare a recuperare la cassetta? Mi raccontava che Don Pancino gliela aveva consegnata subito dopo la guerra perché la nascondesse in un luogo sicuro, all’asciutto, raccomandandogli di ricordarsi per filo e per segno dove l’avesse nascosta”. Le versioni sono discordanti: per Corona il ragazzo dei fatti era uno solo; per altri erano invece due, due ragazzi di vent’anni o poco più. “Gispo era bravissimo ad arrampicare – continua lo scrittore di Erto – i migliori del paese, forse di tutte le nostre montagne, erano lui e altri due, sempre della classe 1922, Pine de Bado e Vittorio de Crosta, due formidabili rocciatori. Questi due ovviamente non c’entrano con questa faccenda”. “Ebbene, quando gli chiesi cosa ci fosse dentro questa benedetta cassetta, mi rispose: una pistola Luger, un po’ di roba d’oro e poi una grande quantità di scierte, di carte”. “Mi raccontò che aveva deciso di nascondere la cassetta sul monte Cornetto, tra balze di roccia e strette cenge, un luogo da camosci”. “Ovviamente Gispo non sapeva nulla sul contenuto di quelle carte, ma, conoscendo i trascorsi di Don Pancino, i suoi rapporti confidenziali con Mussolini ed Edda Ciano, e la cautela con la quale aveva affidato quel materiale all’ignaro ragazzo, perché lo nascondesse, è verosimile che si trattasse di documenti estremamente importanti e riservati”. “Mi disse anche che per trovare il piccolo antro avrei dovuto arrampicare e che la parete era trist, difficile. In ertano, infatti, i gradi alpinistici sono solo due: bon, facile, e trist, difficile”. “Negli anni a venire di tanto in tanto ho svolto qualche ricerca frettolosa sulle pareti del Cornetto, ma senza risultati. Mi sono sempre ripromesso di dedicarmici nuovamente, stavolta con il giusto zelo, e prima o poi lo farò”. Mauro Corona ne è convinto: “La cassetta di Don Pancino, con i suoi segreti, è ancora là, nascosta da qualche parte e prima o poi la troverò.”





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