Benessere, non armi!

di Alfredo Pasini

Da mesi ormai si legge che i guerrafondai di Bruxelles intendono aumentare le spese militari dei paesi UE dal 1,2% odierno del PIL non solo al 2% come proposto fino a poco tempo fa, ma addirittura al 3% o al 5% come chiesto dagli USA. L’Italia ha un PIL 2024 di 2.376,510 mld€, e spese militari (1,2%) 2024 per 28,5 mld€; con l’aumento al 2% le spese militari aumenterebbero di altri 19 miliardi per un totale di 48,5 miliardi, con il 3% l’aumento sarebbe di 43 mld per un totale di 71 miliardi di euro, e con il 5% aumenterebbero di 90 miliardi per un totale di 119 miliardi di euro all’anno: follia!
Per difenderci da cosa e da chi? Lo capisce chiunque che la Russia non può avere alcuna volontà di aggredire l’Europa sia perché per ogni russo ci sono 3,2 europei, sia perché ha un territorio talmente vasto – e ricco! – da porre non pochi problemi al suo controllo. La Russia non ha e non può avere alcuna velleità di conquista dell’Europa, ma semmai di difendersi da essa, dagli USA e da altri stati predatori. Ed allora, se la Russia non può avere velleità di quel tipo perché armarsi a dismisura? Forse perché si vuole attaccare proprio la Russia ed entrare in possesso delle sue enormi ricchezze come indica la dottrina USA di Wolfowitz e Brzezinski? Sarebbe la catastrofe nucleare perché proprio per difendersi la Russia si è dotata di una enorme quantità di inavvicinabili missili a testata nucleare in grado di polverizzare Europa ed USA. Politici e media corrotti ci hanno imbottito di menzogne talmente grosse che è difficile credere che la massa se le sia bevute.
Se è vero che è indispensabile un minimo livello di armamento ai fini della difesa della Patria (si vis pacem para bellum), è altrettanto vero che sono molti i problemi da risolvere nel nostro Paese: dalla necessità di fermare la denatalità autoctona dando sostegno ai giovani per superare la loro difficoltà a metter su famiglia a causa della precarietà del lavoro, degli stipendi bassi e della difficoltà a comperare casa alla necessità di rifinanziare la sanità dove i grandi tagli fatti negli ultimi 20 anni hanno fortemente indebolito il settore pubblico, alla necessità di ridurre la povertà che colpisce 14 milioni di italiani fra i quali moltissimi anziani, alla necessità di investire fortemente in ricerca e sviluppo – l’Italia investe la metà dei paesi più evoluti – fondamentale per la competitività tecnica, tecnologica e quindi economica. Se ne potrebbero citare molti altri come la sicurezza, che dipende esclusivamente dalla magistratura, ma non vi è dubbio che di fronte ad un oggettivamente inesistente pericolo di aggressione da parte della Russia, lo Stato ed i governi hanno l’obbligo morale di spendere le nostre risorse per migliorare le condizioni della nostra popolazione a cui dare benessere e sviluppo. Magari cercando di riallacciare le relazioni con la Russia che per tutelare la propria sicurezza è stata costretta a reagire alle azioni della NATO guerrafondaia che dal 1989 si è allargata sempre più ad est installando sempre più vicino a Mosca le proprie testate nucleari, che ha costruito laboratori di guerra batteriologica ai confini della Russia, che ha disatteso accordi di pace (Minsk) e non ha nemmeno preso in considerazione le proposte russe per un nuovo patto di reciproco rispetto del dicembre 2021 (gli scettici si leggano i fatti della storia recente). Perché dunque indebitarsi per un non necessario potenziamento degli armamenti anziché risolvere i veri problemi di un’Italia dai mille gravi problemi? Non è forse più intelligente e moralmente dovuto migliorare il benessere degli italiani e far progredire la Nazione anziché spendere in armamenti non necessari? L’unione europea che vuole più armi si conferma ancora una volta senza morale, senza interesse per i popoli autoctoni che la compongono, serva delle plutocrazie occulte e dei loro interessi.
C’è molto di buono da fare al mondo, e dunque bando ai disumani guerrafondai europei ed ai loro deliri telecomandati, spazio a nuovi umani di spirito cristiano. Delenda UE.

 

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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