Boicottare i referendum getta ulteriore discredito sulla politica

di Gianni Sartor

La massima espressione della democrazia diretta è il referendum. Con i referendum, a prescindere da come la si pensi, abbiamo ottenuto il divorzio, la legge sull’interruzione della gravidanza, il no alle centrali nucleari. Il referendum è lo strumento che serve al popolo per riprendersi la sovranità quando la politica non riesce ad interpretare l’evoluzione o l’involuzione della società, è l’unica occasione nella quale l’elettorato può veramente dichiararsi sovrano. Che sia stato uno strumento ampiamente abusato è una realtà e forse, anzi senza dubbio, la politica ha contribuito non poco a svilirlo e a svuotarlo di significati, proprio perché fa comodo che la delega in bianco sia conferita alla casta e perché il manovratore non deve essere disturbato. Detto questo, stride non poco il gioco al massacro che negli ultimi anni i partiti, a seconda delle loro convinzioni, mettono in campo invitando i propri fan a disertare il voto per non raggiungere il quorum. Vale per la destra come vale per la sinistra. Obiettivo comune, quello di far fallire l’esito del voto. Io che non ho mai mancato una votazione in vita mia, salvo una perché non mi trovavo in loco, trovo aberranti tali richiami da qualunque parte provengano. Come si fa a chiedere di restare a casa o di andare al mare quando poi, si stracciano le vesti invitando la gente a correre alle urne se si tratta di occupare poltrone parlamentari, regionali o comunali? Disertare il voto sarebbe una tragedia in quel caso, mentre se si tratta di esercitare un potere diretto no. La cosa mi suona decisamente male e contribuisce non poco a gettare discredito sulla politica, se ancora ce ne fosse bisogno. Data la situazione, la politica invece di invitare i cittadini a starsene a casa, potrebbe modificare le regole per la presentazione dei referendum, ad esempio, portare l’ammissibilità referendaria da 500000 a 2000000 di firme al fine di scremare le richieste meno interessanti. Magari si proponga un referendum per eliminare le cooperative dall’ordinamento italiano che secondo me, costituiscono un’aberrazione economica con dei vantaggi ingiustificati ed ingiustificabili. Facciano qualcosa insomma, ma non invitino le persone a starsene a casa perché poi, quando ci prendono gusto, la partecipazione svanisce come neve al sole. Per quanto mi riguarda, io andrò a votare perché, come nel periodo del Covid, nulla e nessuno si dovrà mai più permettere di farmi stare a casa. Ho orgogliosamente violato tutte le regole idiote dei DPCM notturni, sono uscito di giorno e di notte, ho girato mezzo Triveneto, ho sfidato tutto e tutti e ne vado tutt’oggi orgoglioso. Anzi, ho un solo rammarico, quello di non aver osato ancora di più. Quindi andrò a votare 5 bei NO perché votare prima di un dovere è un diritto ed io ai miei diritti non intendo rinunciare. Non l’ho fatto durante la “pandemenza”, non lo farò tutte le volte che sarò chiamato al voto.

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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