L’antico brolo dei Carmelitani Scalzi contiguo alla stazione ferroviaria di Venezia è una miracolosa oasi di pace e di contemplazione. Tra le sue aiuole si perpetua l’antichissima tradizione cenobitica delle piante officinali e della fitoterapia
a cura di Piergiorgio Grizzo
Un manipolo di crociati stanchi della guerra si rifugiano sul monte Carmel per trascorrere il resto della vita nel romitaggio e nella preghiera. Siamo alla fine dell’XI secolo, in Palestina, terra da sempre martoriata dai conflitti. Qui, si dedicano alla contemplazione e alla meditazione, ma anche a coltivare le fertili pendici della montagna, il cui nome in antico ebraico significa “giardino”. Nasce così il primo embrione dell’ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo o, più semplicemente, dei Carmelitani. Un secolo dopo inizia il loro trasferimento in Occidente tra Cipro, la Sicilia, la Francia meridionale e l’Inghilterra. In Spagna, nella seconda metà del Cinquecento, si concretizza la divisione tra il ramo dei “calzati” e quello degli “scalzi”, per opera di Santa Teresa da Avila. A Genova i Carmelitani Scalzi dimorano nel convento di Sant’Anna. Qui erigono l’antica biblioteca che raccoglie preziosi volumi: erbari e saggi di botanica, testi teologici e biblici, molti in edizione originale. Ma il vero gioiello del complesso monastico è l’Antica Farmacia la cui origine si fa risalire alla metà del Seicento quando è attestata l’esistenza di un certo Fra Martino di Sant’Antonio con la qualifica di farmacista. La farmacia, aperta al pubblico nell’Ottocento, mantiene anche oggi la sua tradizione galenica e fitoterapica. A Venezia gli Scalzi arrivano nel XVII secolo e nel 1649 edificano la chiesa barocca di Santa Maria di Nazareth, il convento e il relativo brolo nel sestiere di Cannaregio.
Qui continuano a coltivare l’antica arte e gli antichi saperi legati all’utilizzo delle piante officinali, per i Carmelitani un filo rosso che unisce tutta la loro storia, fin dalle origini mitiche sulle pendici del Carmel, il monte – giardino. Oggi il brolo degli Scalzi, sebbene dimezzato dai lavori di ampliamento della stazione ferroviaria, perpetua questa secolare tradizione. Oltre le sue altissime mura ribolle Venezia con il suo turismo massificato e inconsapevole, che fuoriesce dalla contigua stazione come una immensa e inarrestabile fiumana. Al di qua della cinta il “giardino mistico” dei Carmelitani è una miracolosa oasi di pace e di contemplazione, dove nulla è casuale, anzi. Tutto risponde a precise geometrie e a precisi riferimenti simbolici e numerologici. E’ suddiviso in sette grandi aiuole: il prato erboso, l’orto delle erbe officinali (hortus simplicium), l’orto delle verdure (hortus holeaurium), il vigneto, il frutteto (hortus pomarium), l’uliveto (o “orto del Getsemani”) e il bosco. L’orto delle verdure era importante per la sussistenza interna dei frati, mentre quello delle erbe officinali era un elemento altrettanto significativo nei conventi poiché nel Medioevo i frati erano tra i pochi depositari di conoscenze mediche. Nel vigneto sono state recuperate le varietà autoctone della laguna come Marzemino, Malvasia e Raboso, così come nel frutteto si riscoprono varietà quasi perdute di frutti. Tra le tante piante officinali i frati coltivano da tempo immemore la cosiddetta melissa moldavica o turca, dalla quale fin dal 1710 ricavano l’Acqua di Melissa, elisir e panacea di tanti malanni. Tantissime volte, arrivando a Venezia, da piazzale Roma o dalla stazione, saremo passati davanti a questo luogo appartato, che nasconde ancora il sapore degli antichi eremi. Per chi si interessa alla storia, ma anche per chi ama la fitoterapia e le scienze olistiche, una visita, prima di tuffarsi nella mischia del “parco giochi” Venezia, è quasi d’obbligo.





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