Progettata da Pietro Zanini negli anni Trenta, l’attuale Prefettura di Pordenone doveva essere il fulcro di un quartiere monumentale fascista mai completato, simbolo del potere e della modernità del regime
a cura di Carlo Sam

L’edificio che oggi ospita la Prefettura di Pordenone fu concepito negli anni Trenta come Casa del Fascio, sede locale del Partito Nazionale Fascista e del comando dell’armata Ariete. Simbolo del potere e dell’ideologia del regime, fu pensato per dominare la nuova piazza realizzata tra l’attuale via Matteotti e viale Marconi, cuore di un quartiere civico e monumentale mai portato a compimento.
Il progetto iniziale, affidato nel 1934 all’architetto Cesare Scoccimarro, subì numerose modifiche fino al 1938, quando il podestà Enrico Galvani e i vertici locali del PNF decisero di incaricare Pietro Zanini, figura di riferimento dell’architettura razionalista in Friuli.
Zanini elaborò un edificio compatto, rialzato rispetto alla piazza e raccordato ad essa tramite una scenografica scalinata. L’impianto simmetrico a H comprendeva un corpo centrale a tre piani, due laterali a due piani e un sacrario posteriore a un piano. Il piano terra era destinato agli enti dipendenti dal partito, il primo piano agli uffici del PNF, il secondo al custode e all’archivio. La centrale termica e i magazzini si trovavano al piano interrato, accessibile da una scala esterna.
L’architettura razionalista si esprimeva nelle linee severe, nella volumetria equilibrata e nell’uso di materiali essenziali: murature in laterizio, pilastri e solai in cemento armato, tetto principale a padiglione in coppi. Le facciate, rivestite in litoceramica color cotto, erano animate da minimi contrasti cromatici e dalle decorazioni in pietra bianca realizzate dallo scultore Ado Furlan. La costruzione fu affidata all’impresa Giovanni Pavan di Pordenone, che apportò alcune varianti in corso d’opera.
La Casa del Fascio era parte di un ambizioso progetto urbanistico del regime, che mirava a trasformare l’area – allora ancora marginale, con case sparse e terreni agricoli – in un centro civico moderno, ispirato a modelli come Forlì o Sabaudia.
L’asse monumentale attorno alla Casa del Fascio doveva essere arricchito da altri edifici razionalisti (come l’ex sede INPS e il Provveditorato), da una grande Piazza del Littorio e persino da una basilica laica (vedi piantina allegata), un tempio del fascismo destinato a cerimonie pubbliche e commemorazioni, che non venne mai realizzato.
Con lo scoppio della guerra e la caduta del regime nel 1943, il progetto si interruppe. Alcuni edifici furono completati e riconvertiti, altri rimasero sulla carta. Oggi la Prefettura conserva gran parte dell’architettura originale, mutata solo nelle funzioni. Ma lo spazio intorno racconta ancora il sogno incompiuto di un quartiere “modello”, pensato per incarnare in pietra e cemento l’ideologia di un’epoca.





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