di Gianni Sartor
L’esito del referendum costituzionale ci ha consegnato prima di tutto una certificazione di un Paese spaccato in maniera netta, una divisione che sembrava sopita come magma sotto la cenere. Ironia della sorte, Umberto Bossi è morto un paio di giorni prima del riaffiorare prepotente delle idee secessioniste da lui teorizzate con la Lega delle origini. Scorrendo i vari social, le idee secessioniste esplodono come una cisterna tenuta per troppo tempo in pressione e ci mostrano un Nord che accusa il Sud di assistenzialismo e di opportunismo ed un Sud che invita il Nord ad attaccarsi all’Austria. Tutto questo livore, secondo me è derivato essenzialmente da due campagne elettorali profondamente sbagliate da entrambe le parti. Entrambi gli schieramenti hanno prefigurato, nel caso di vittoria dell’avversario, come una sorta di Armageddon e tutto si è risolto in una sorta di sfida all’Ok Corral. Da una parte, i sostenitori del SI, hanno proposto una soluzione, per me valida, ma troppo fumosa e poco definita nei dettagli, dall’altra parte, ai sostenitori del NO, non è parso vero di seminare dubbi e definire scenari apocalittici nel caso di una vittoria del SI. In questo contesto, la confusione generale la ha fatta da padrona facendo passare la tesi che la Costituzione sia paragonabile alla Bibbia ed ammantata da una sacralità non modificabile. In realtà, la Costituzione dovrebbe rappresentare una fotografia, la più fedele possibile, di quello che la società è e quindi quella che è diventata negli anni. Certamente, migliore o peggiore che sia, la società attuale non è più quella del 1946 e quindi, le modifiche costituzionali non possono e non devono rappresentare un tabù. Detto questo è evidente che dalla parte del si ci sono stati macroscopici errori di comunicazione ed evidenti questioni non risolte. Prima tra tutte la questione del sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Il fronte del no, ne ha raccontate di tutti i colori tanto da far credere che nelle liste dei “papabili” ci potesse finire anche la “casalinga di Voghera”, i sostenitori del SI, non hanno saputo spiegare i criteri di accesso per gli aventi diritto ed il numero di candidati massimo per accedere a queste importanti cariche. Fatto sta, che ne è uscita un’Italia decisamente spaccata confermando che si può nascondere la polvere sotto il tappeto, ma alla lunga non viene eliminata. Fa specie vedere i sostenitori del NO ergersi a paladini difensori della Costituzione più bella del mondo quando, solo pochi anni fa, in particolare Conte e Speranza, si sono particolarmente distinti per aver stuprato diritti costituzionali come il diritto alla mobilità, il diritto al lavoro ed il diritto alla dignità delle persone. Sono passati degli anni, ma ancora ne provo ribrezzo. Adesso però il problema derivato dal voto, è ancora più preoccupante perché va ad incidere sull’assetto costituzionale più profondo. Bossi aveva condiviso e diffuso il sogno della secessione del Nord, un sogno obiettivamente impossibile da realizzare e che si è verificato senza spargimenti di sangue solo nella Cecoslovacchia dove probabilmente le questioni economiche erano meno complesse. Poi, si è parlato di autonomie regionali per altro previste nell’art.117 della Costituzione e mai concretizzate o per un eccesso di centralismo o per il rifiuto di alcune regioni che preferivano presentare i debiti a piè di lista senza prendersi responsabilità. Resta comunque da esplorare un ipotesi praticabile e vantaggiosa per tutti se questo Paese si decidesse ad essere più serio rinunciando all’opportunismo ed al piagnisteo. Basterebbe rispolverare le idee di Carlo Cattaneo e procedere alla realizzazione di un’architettura istituzionale di tipo confederale sul modello svizzero e superare le forze centrifughe che periodicamente escono con prepotenza mostrandoci prima di tutto le debolezze di uno Stato fatto di campanili e tenuto insieme con il Bostik. Se la Politica, quella con la P maiuscola, saprà cogliere questa occasione, allora l’Italia potrà riprendersi in una sorta di nuovo Rinascimento, in caso contrario, la conflittualità sarà sempre pronta ad esplodere e l’Italia continuerà ad essere un enorme osteria dove ogni eccesso è permesso e sarà sempre popolata da 60 milioni di costituzionalisti, di commissari tecnici e di terroristi mediatici.




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