Il Col Nudo, la montagna glabra tra Veneto e Friuli

Il passo di Valbona nei secoli andati era il valico che univa l’Alpago con la Valcellina, percorso in un senso e nell’altro dalle donne con le gerle cariche di mercanzie da vendere nei paesi dell’altra valle

a cura di Piergiorgio Grizzo

Un’altra montagna che appartiene all’epica alpinistica delle Dolomiti friulvenete è il Col Nudo, massiccio sospeso tra l’Alpago e la Valcellina. Visto da Nord appare come un glabro monolite di roccia ed il contrasto con le boscose cime circostanti ne ha suggerito il nome agli abitanti della Val Vajont. Sulle sue pareti – ed in particolare sul versante orientale, che precipita con uno strapiombo di oltre mille metri – si sono cimentati molti nomi illustri dell’arrampicata sportiva da Raffaele Carlesso a Carrara e ai fratelli Gallo a Franco Miotto a Benito Saviane a Mauro Corona. Quest’ultimo gli ha dedicato anche un racconto, che si trova all’interno del libro “Finché il cuculo canta”. Lo scalatore, scultore e scrittore di Erto ricorda di come poco sotto la cima e l’antecima del Col Nudo si trovi il passo di Valbona, che nei secoli andati era il valico che univa Montanès e gli altri paesi dell’Alpago con la Valcellina, percorso in un senso e nell’altro dalle donne con le gerle cariche di mercanzie da vendere nei paesi dell’altra valle. “Mia nonna mi raccontava – scrive Corona – che un boscaiolo di Cellino per quasi due anni percorse tre volte a settimana quel sentiero per andare a trovare la morosa a Montanés d’Alpago. Quando decisero di sposarsi, la donna trasportò tutta la sua dote da Montanés a Cellino in una enorme gerla”. Di sicuro quel giovanotto di Cellino, vissuto un secolo e mezzo fa, doveva essere davvero motivato per intraprendere un viaggio del genere un giorno sì e un giorno no. Il sentiero che parte dalla Valcellina (da Cellino, frazione di Claut, per l’appunto) per raggiungere la vetta del Col Nudo ha un dislivello di quasi 1500 metri. La pendenza è severa durante tutto il percorso con anche dei tratti di ferrata. In compenso lo scenario è impareggiabile. Poco prima del passo ci si trova al cospetto di un vasto pendio, liscio e biancheggiante, che ricorda paesaggi lunari e non è raro incontrare camosci, mufloni ed anche l’aquila reale. Per i dettagli tecnici dell’ascesa rimandiamo alle tante recensioni che si trovano su internet. Dal canto nostro ci sentiamo solo di consigliare la salita ad escursionisti esperti ed allenati e ci limitiamo a celebrare quei “luoghi che sanno di remoto” con le foto di queste pagine.

Col Nudo

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