Un’opera indipendente per capire il trauma, la resistenza e la rinascita di comunità colpite da un modello di sviluppo dissennato, incurante di esse prima e dopo la tragedia
a cura della Redazione
Sta per partire la raccolta fondi per “Dio ci salvi dai sciacalli del Vajont”, il nuovo documentario di Piergiorgio Grizzo, una produzione indipendente che ha come capofila Method S.r.l. e Lucescrittura APS.

L’opera, già sostenuta nella fase di sviluppo dal Fondo Audiovisivo FVG, affronta una pagina poco raccontata della nostra storia: il lungo “dopo” della tragedia del 9 ottobre 1963, quando la frana dal Monte Toc precipitò nel bacino della diga del Vajont provocando un’onda alta oltre 200 metri che cancellò Longarone e altri paesi, causando 1.910 vittime.

Se la catastrofe è entrata nella memoria collettiva come la più grave mai provocata dall’uomo in Italia, meno conosciuto è ciò che accadde negli anni successivi: le battaglie per il diritto a rimanere nella propria terra, le vicende processuali, le ricostruzioni mancate o viziate da speculazioni. Grizzo racconta vent’anni di storia intrecciando immagini d’archivio, testimonianze inedite e ricostruzioni sceniche, portando in primo piano la storica “delibera del prato” (già girata con oltre 100 comparse in quel di Cimolais) con cui gli abitanti di Erto e Casso rivendicarono l’autonomia amministrativa, le inchieste della giornalista Tina Merlin sulla ricostruzione economica e il processo dell’Aquila, segnato dalla memorabile arringa dell’avvocato Sandro Canestrini.

“La filmografia sul Vajont si è concentrata quasi esclusivamente sulla tragedia in sé, mai abbastanza su quello che è avvenuto dopo – spiega il produttore Tomaso Aramini – Questo è un documentario necessario per capire il trauma, la resistenza e la rinascita di comunità colpite da un modello di sviluppo dissennato incurante di esse prima e dopo la tragedia. È anche il racconto paradigmatico di tanti altri dopo vissuti nel nostro Paese.
Gli abitanti di Erto, Casso e di Longarone dovettero difendersi non solo dal dolore, ma anche dagli speculatori e da chi voleva silenziare tutto con risarcimenti irrisori. Grazie a molti testimoni dell’epoca, possiamo portare lo spettatore a contatto con voci mai raccolte prima. È un film per il nostro territorio, per non dimenticare, per coltivare una memoria attiva”.

Tra i protagonisti principali delle ricostruzioni filmiche gli attori Raffaello Balzo e Thomas Scapinello.
Il titolo del documentario nasce da un graffito apparso a Erto negli anni successivi alla tragedia: “Dio ci salvi dai sciacalli del Vajont”. Parole crude, “in una lingua senza grammatica”, che condensano un sentimento collettivo di rabbia e autodifesa.
La produzione è affidata a Method, casa cinematografica fondata nel 2022 dallo stesso Aramini. Con una visione fortemente autoriale e un impegno costante sui temi sociali e storici, Method si è già fatta notare con progetti come Pensando ad Anna, selezionato al Festival dei Popoli 2024, la cui distribuzione in sala dopo oltre 100 proiezioni si concluderà al Festival della Filosofia di Modena a settembre. Accanto al cinema, la società si distingue anche nella comunicazione audiovisiva d’impresa e nell’uso di tecnologie avanzate.
Il documentario non si limita a rievocare, ma interroga: quale prezzo hanno pagato le comunità ertane, cassane e longaronesi per l’industrializzazione forzata degli anni ’60 e ’70? Chi ha beneficiato davvero dei fondi di ricostruzione? E fino a che punto la memoria di una catastrofe può diventare strumento di riscatto collettivo?
La campagna di raccolta fondi, che sarà lanciata nelle prossime settimane, servirà a completare le riprese e verrà documentata nel corso di un appuntamento settimanale su il13Tv durante il telegiornale diretto da Gigi Di Meo.
Un’opera che si propone come documento storico e al tempo stesso atto di resistenza culturale, destinata a riportare alla luce una verità che, per troppo tempo, è rimasta ai margini del racconto ufficiale e che speriamo possa diventare uno dei progetti culturali audiovisivi di prestigio di Pordenone Capitale della Cultura 2027.
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Causale: Erogazione liberale per docufilm ‘Dio ci salvi dai sciacalli del Vajont’
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