di Gianni Sartor
Ve le ricordate le due Simone? Erano le due ragazze rapite a Baghdad a scopo di estorsione nel 2004, liberate pagando un cospicuo riscatto dai contribuenti italiani (si parlava di 12 milioni di euro) e poi presentatesi alla stampa con degli inopportuni abbigliamenti islamici. Dopo un periodo in Germania, Simona Torretta oggi lavora per l’Onu in Colombia. Simona Pari invece si è sposata, ha una bambina, e dopo alcune missioni in Libano e Giordania, l’ultima volta che si sono avute sue notizie, lavorava in Africa con il marito italiano, un funzionario dell’Unicef. Come si può notare, il lupo perde il pelo, ma non il vizio di cacciarsi nei guai, tanto c’è sempre un Pantalone che paga. Personalmente diffido sempre del volontariato retribuito e credo che debba rimanere sempre un’azione silenziosa e totalizzante come solo certi missionari sono capaci di svolgere, ma questa è solo una mia opinione.
Ma veniamo ai giorni nostri ed in particolare al caso della giornalista Cecilia Sala. Credo che il diritto di cronaca sia sacrosanto, ma che si debba fermare dove non ci sono le condizioni minime per esercitarlo, credo che certi Paesi e certe culture così diversi dalla nostra, vadano isolati e stigmatizzati. Chi salva una vita, salva il mondo intero si legge nel Talmud, ma, di fronte all’assunzione di rischi che sono quasi delle certezze, non credo sia giusto che a pagarne le conseguenze debba essere tutta la comunità. Così come il Governo ha stabilito per i clandestini la lista dei “Paesi sicuri” e non, anche per il turismo e per le attività lavorative, chi intende recarsi in luoghi cosiddetti a rischio, dovrebbe assumersi tutte le responsabilità delle proprie azioni. Dopo quello che è accaduto a Giulio Regeni, sinceramente non capisco come gli italiani possano ancora continuare a scegliere l’Egitto come meta di vacanza, come si possano ancora recare in Thailandia dove si può essere incastrati e messi in galera con reati costruiti a tavolino; infine andare in Paesi dove le donne vengono considerate alla stregua di un cammello o di una pecora. Per coerenza, io non ci andrei neanche se mi offrissero il viaggio gratis e non è una questione di razzismo, ma di princìpi. Ovviamente siamo tutti felici per l’esito positivo della vicenda, ma un dibattito ed una riflessione sull’opportunità di assumersi certi rischi, credo sia doveroso.




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