Dalla Val Tramontina alla conquista del mercato dell’automobile: la storia della famiglia Sina è legata ad una delle esperienze imprenditoriali di maggior successo del nostro territorio, ma anche a tradizioni e valori della propria terra.
a cura della Redazione, foto credits Marcello Norberto Anzil
Mamma Sabatina era rigorosa, ma ha insegnato ai figli il valore del lavoro, la responsabilità di cura della casa, il volersi bene, il senso di unità della famiglia. Queste le lezioni di vita “made in Valtramontina” ricevute da Duilio Sina, sin da giovinetto mandato nei prati montani a tagliare l’erba e responsabile della cura di una sorella minore, ma che già mostrava quel guizzo e quell’ingegno di fare bene e fare meglio, quando si inventava di riportare il fieno a valle, sì con la tradizionale fiercula sulle spalle, ma a cavalcioni della Vespa. E sono stati proprio i motori, sua grande passione, a renderlo quello che è diventato: un imprenditore di rilievo nel campo automobilistico, a capo di un’impresa solida e stimata, con sedi in tutta la provincia di Pordenone, nel Veneto orientale e in provincia di Udine. Ma andiamo con ordine. Grazie alla prodigiosa memoria di Duilio, classe 1935, ma ancora saldamente al comando della sua azienda, supportato dai familiari e soprattutto ancora pieno di entusiasmo e passione, i ricordi affiorano vividi. Siamo nella prima metà del Novecento a Tramonti di Sotto.

Il papà già a quindici anni era emigrato prima in Francia e poi in Lussemburgo, assieme al fratello. La madre governava le mucche e cresceva i cinque figli. Duilio è il primogenito. Quando nascono le ultime due sorelle, da parto gemellare, la madre le affida ai fratelli maggiori. Duilio ha nove anni e da allora dovrà prendersi cura della piccola Livia (che ancora lo affianca nell’azienda), il fratello Michele ne ha otto ed è “affidatario” della piccola Leda. Si lavora tanto, ma c’è tempo anche di divertirsi giocando nei prati, con la piccola Livia che si riempiva la bocca di grilli, anticipando le mode alimentari del momento. Ma la passione di Duilio erano i motori e così a quindici anni, grazie all’intermediazione del “Bonsignor”, uno zio benefattore, fratello della mamma, va a Spilimbergo all’officina meccanica De Fanti a imparare il mestiere, mentre il fratello Michele va a bottega da un macellaio. Primo incarico, con carriola, pala, rastrello e ghiaia: sistemare il cortile dell’officina. Dopo il lavoro frequenta la scuola serale di disegno. In officina a Spilimbergo riparano le macchine del paese, ma Duilio guarda sempre avanti, vuole fare di più, così dopo tre anni va alle officine Masotti di Tolmezzo, dove si riparano camion e corriere. Quando l’officina chiude, devastata da un incendio, Duilio apre una propria officina a Tramonti, dove ripara un po’ di tutto: motorini, biciclette, stivali… e “si inventa” il noleggio. Con una 1100 103 familiare blu con impianto a gas (con bombola di casa) e portapacchi rinforzato va alla fermata dell’autobus e “ruba” i clienti alla corriera. Si organizza anche per portare le persone ai balli di Meduno: 13 minuti a tratta, avanti e indietro finché non porta tutti, si ferma per un paio di balli (sarà anche l’occasione per conoscere la moglie Ines) e poi di nuovo in macchina per riportare tutti a casa. Ma Duilio vuole progredire. A Spilimbergo apre un’officina, con autolavaggio e noleggio. Gli emigranti danno molto da fare: bisogna portarli a Tramonti quando tornano, oppure a Milano, a fare i timbri al consolato in piazza San Babila, con le forme di formaggio nelle valigie collocate su due piani sul bagagliaio, quando si recano all’estero. Alla moglie Ines e alla cognata Celestina vengono affidate la gestione dei trasporti, della pompa di benzina e del lavaggio. Dà una mano anche il cugino Sergio Facchin. Nel frattempo, con l’avanzare del benessere e dell’industria tutti vogliono l’automobile. Bisogna andare a Torino! Nel 1953 Duilio ha diciotto anni e fa il primo viaggio a Torino col fratello Michele. Si fanno prestare i soldi dal papà e comprano due macchine alla volta. Acquistano a prezzi vantaggiosi le auto che i dipendenti Fiat possono prendere con un forte sconto e che possono rivendere dopo sei mesi. Si danno da fare per scoprire tutti i segreti di Torino e del mercato delle auto. Le cose vanno bene, tanto che cominciano a utilizzare le bisarche per poter trasportare 8/10 auto insieme. I volumi crescono e Fiat comincia a insospettirsi. In Friuli Venezia Giulia vendono pochissime auto, tutti le prendono usate dai fratelli Sina. Nel 1973 arriva il mandato di concessione Fiat. Un evento non da poco, visto che ai tempi le concessionarie in zona erano tre. Tra la fine degli anni 80 e gli anni 90 è un crescendo con l’acquisizione di ulteriore marchi: Alfa Romeo, Lancia, Innocenti, Maserati… Il portafoglio clienti si espande anche fuori Regione. Negli anni Novanta c’è un consolidamento in tutta la regione con l’apertura di diverse sedi: Maniago, San Vito al Tagliamento, Sacile, oltre a Spilimbergo naturalmente. A Pordenone ce ne sono due. Agli inizi degli anni 2000 viene aperta la filiale di Portogruaro, vengono acquisiti nuovi marchi (Kia, Volvo, Nissan) fino ad arrivare all’apertura di una concessionaria Nissan a Mestre. Si apre l’era del multimarca. Il nome Sina è una garanzia: solidità, esperienza, affidabilità per un’azienda che è riuscita a coniugare due anime: quella imprenditoriale e quella familiare. Gli ultimi successi aziendali sono l’acquisizione della Concessionaria Peressini, e di due nuovi Marchi Skoda e DR Automobiles. Da decano dei concessionari, Sina ha fatto da palestra a moltissimi manager che poi proseguono la propria carriera altrove. Sina Spa è oggi una holding con 250 dipendenti. La famiglia/impresa vede ancora alla guida Duilio affiancato dalla sorella Livia, responsabile ricambi, contornati dai rispettivi figli: Cinzia, Samantha e Luca, a cui si aggiunge anche il nipote Fabio. Il primogenito di Duilio, Giorgio, gestisce un proprio gruppo (Ferri) a Udine.
Un gruppo che pur muovendosi abilmente nel mondo sempre più complesso dell’imprenditoria e del commercio, mantiene saldi i propri valori, preferisce gli investimenti ai profitti e tratta i propri venditori non come meri dipendenti ma come soci in affari e quasi familiari. Una controprova? Una volta assunto, il dipendente Sina se ne va solo quando va in pensione. Il signor Duilio Sina, che con la sua sesta classe e la scuola di disegno non ha nulla da invidiare ai giovani laureati alla Bocconi, è rimasto coerente alle sue origini e si è mantenuto umile e curioso, caratterialmente empatico e semplice. “A Tramonti – dove tra l’altro all’età di sedici anni Duilio si era messo in società col prete per fare il cinema all’aperto, con la sorella che portava le “pizze” in moto e lui che faceva anche da operatore – abbiamo imparato tutto quello su cui abbiamo costruito la nostra vita – affermano Duilio e Livia – e che ci ha portato fin qua”.





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