di Gianni Sartor
Colpito e scandalizzato dai continui e sempre più preoccupanti casi di femminicidio in Italia, ho provato a cercare le statistiche riguardanti i casi di donne che uccidono il proprio compagno e non sono riuscito a trovare alcun riferimento. Neppure l’Istat se ne occupa, eppure esistono.
Assodato che i femminicidi ad occhio, sono in numero superiore, sarebbe interessante conoscere quante donne, commettono questo tipo di reato abbietto nei confronti dei propri mariti. Se ne parla, ma quasi con pudore e senza troppa enfasi. Sia chiaro, in entrambi i casi la condanna è massima e non vi è alcuna giustificazione sia in un caso che nell’altro. Ogni volta che accadono atti del genere, mi chiedo sempre il perché, quali siano le motivazioni, sempre e comunque inaccettabili, il perché da un amore reale o presunto, si arrivi a compiere gesti così estremi ed esecrabili. Le motivazioni possono essere le più disparate o disperate, ma secondo me derivano da quell’insana febbre di possesso che pervade la nostra società e da questa sorta di edonismo sviluppatosi negli anni ‘80 che ha fatto sbiadire i valori immateriali delle persone. Come si possiede la bella casa, la bella automobile, i vestiti firmati, qualche mente malata pensa di possedere pure le persone ed in casi estremi, pensa che sia una cosa normale eliminarle quando questo possesso viene meno. A scuola andrebbe insegnato che le persone non si possiedono e che l’unica cosa di cui si può disporre è la propria vita, non quella degli altri, meno che meno quella di una persona che si dice di amare. Possiamo possedere tutti gli oggetti di questo mondo, ma è un possesso illusorio e temporaneo che presto o tardi dovremo lasciare a qualcun altro. Il partner perfetto non esiste, le persone sono in continua evoluzione o involuzione giorno per giorno e le situazioni cambiano. Se non si riesce ad accordarsi come due strumenti musicali, può succedere che uno dei due stecchi e ne esca un suono sgradevole. In questi casi, o ci si accorda, o è meglio cambiare spartito senza farne un dramma. Invece, nelle menti malate di queste persone, evidentemente si sviluppa la convinzione che senza quel partner, oggetto di possessione, la vita non possa più continuare ed allora, per una sorta di nemesi distorta, si decide di eliminarlo. O con me o con nessun altro o altra. Come dicevo prima però, nessuno dovrebbe decidere della vita di un’altra persona, nemmeno lo Stato, per questo sono sempre stato contrario alla pena di morte. Per converso, ho sempre pensato che ognuno possa e debba poter disporre della propria vita come meglio crede, quindi, quando si arriva alla convinzione di non poter più vivere senza la persona oggetto e non soggetto delle proprie attenzioni, resta sempre la soluzione di porre fine alla propria vita. Trovo la scelta assai più coerente e dignitosa.




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