“Ogni spada non è che l’esito finale di un viaggio di scoperta, che muove i suoi primi passi nei musei, nelle mostre e nelle antiche fonti iconografiche.”
di Mauro Fracas
Non sempre a narrare “i cavallier, l’arme, gli amori, l’audaci imprese” è la penna di qualche poeta epico come l’Ariosto. In alcuni casi a scrivere la storia è l’incudine ed il martello di qualche pioniere dell’arte fabbrile come Fulvio Del Tin, classe 1955 che da più di 50 anni si dedica alla realizzazione di riproduzioni di armi bianche antiche.
La storia della produzione di armi antiche nacque quasi per caso nel 1965, in un piccolo laboratorio di 40 metri quadrati, poco più di una stanza, dove Silvano Del Tin ed il figlio Flavio, rispettivamente padre e fratello maggiore di Fulvio, si dedicavano, come tradizione locale, alla produzione di coltelli. “Il mestiere divenne presto passione – racconta lo stesso Fulvio – e, nonostante la durezza delle condizioni di lavoro del tempo, mio padre e mio fratello iniziarono ad esplorare applicazioni allora quasi del tutto inedite dell’arte della lavorazione del ferro, ossia la riproduzione di armi antiche. All’inizio fu quasi per hobby che iniziarono a produrre spade e mazze ferrate ed altre armi degli antichi cavalieri.”
Ma la svolta arrivò presto. Infatti, l’ESA (Ente Sviluppo Artigianato FVG), che era un ente regionale preposto allo sviluppo dell’artigianato, nel 1965 allestì un proprio stand alla mostra dell’Artigianato di Firenze e i Del Tin parteciparono esponendo le armi fino ad allora prodotte. Fu un successo immediato, e subito iniziarono a fioccare le ordinazioni. Una nuova nicchia di mercato si aprì per la Ditta Del Tin, ma avventurarsi nella produzione di armi antiche avrebbe significato ripensare radicalmente la propria strategia aziendale. Nonostante questo, il guanto di sfida lanciato dal destino venne raccolto: nacque così la Ditta Del Tin Armi Antiche come ora la conosciamo. Fulvio si unì presto, insieme ad un altro fratello, all’attività del padre, come era costume a quei tempi, e a soli 15 anni era già membro a pieno titolo della ditta. Fulvio dovette crescere in fretta, come artigiano e come imprenditore, perché con l’uscita dalla ditta prima del padre e poi dei due fratelli fu costretto a ristrutturare nuovamente l’attività professionale. Valutò la possibilità di assumere qualcuno che lo affiancasse nel lavoro in officina, ma si scontrò contro un nemico che neppure la spada meglio forgiata riuscì a sconfiggere, la burocrazia, e preferì rimanere da solo. Creò allora una rete di collaborazioni con altri artigiani, cui affidare alcune lavorazioni per accelerare i tempi di lavorazione. Nel frattempo, Fulvio dovette confrontarsi con la complessità del processo produttivo relativo alla riproduzione delle armi antiche. “Una spada, uno scudo o una corazza sono oggetti in cui si incarnano i valori, i miti e le leggende del mondo che li ha prodotti, e che cerco di far emergere nelle mie creazioni – sottolinea Del Tin – Ogni spada non è che l’esito finale di un viaggio di scoperta che muove i suoi primi passi nei musei, nelle mostre e nelle antiche fonti iconografiche.”
Nel contempo, Fulvio ha intrapreso un percorso di ricerca per realizzare riproduzioni di armi antiche che soddisfacessero specifiche tecniche molto restrittive: serviva trovare un acciaio resistente all’usura e adatto all’uso schermistico ma quanto più possibile simile, per aspetto e caratteristiche, al materiale usato secoli fa nella produzione delle armi, durevole e flessibile. Alla fine, dopo un percorso di ricerca compiuto in collaborazione con un esperto in metallurgia, fu scelta una particolare lega in acciaio al cromo vanadio, forse non economica, ma capace di rispondere agli standard più elevati. L’accuratezza tecnica ed estetica delle armi realizzate da Del Tin hanno trovato apprezzamento su tutti i livelli.
“La sorpresa tra le più motivanti per me è il fatto che la disponibilità di repliche di armi in tutto e per tutto simili a quelle antiche ha favorito la creazione di gruppi di rievocazione storica, che la storia la vuole rivivere inscenandone momenti particolari. Anche coloro che praticano la scherma antica hanno favorevolmente accolto le mie proposte, oltre che per accuratezza storica, anche per doti di bilanciamento, durevolezza e, non da ultimo, sicurezza, visto che le mie armi non sono mai affilate.” Con il tempo, arrivarono prestigiosi riconoscimenti da parte di istituzioni museali e culturali, come il Royal Armouries di Leeds, nel Regno Unito, dove gli fu assegnato un posto in prima fila e, ricorda con una nota di commozione Fulvio, “non distante dalla Regina Elisabetta”.
Questi riconoscimenti rappresentarono un passaporto per entrare nel mondo del cinema. Le sue armi fanno la loro comparsa nel film Braveheart, a cui Del Tin ha fornito la lama della spada del protagonista, impersonato da Mel Gibson, oltre che numerose altre spade, asce, lance e daghe. Altrettanto importanti sono state le forniture di armi e soprattutto spade nei film “Caravaggio” di Angelo Longoni, “Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi, “I tre moschettieri” di Paul W. S. Anderson ed altre pellicole di successo internazionale.
L’opera di Del Tin ha rappresentato una punta di eccellenza nella produzione artigianale, come testimoniato dalle numerose mostre ospitanti le sue riproduzioni di armi allestite in varie parti d’Italia. Tre queste, ha avuto grande risonanza la mostra organizzata dall’Unione Artigiani di Pordenone nel 1991 presso il Salone dell’Artigianato Alpe Adria, nella Fiera di Pordenone.
Alla fine della sua carriera, Fulvio Del Tin pensa di realizzare un museo con le sue opere conservate nei locali antistanti il suo laboratorio, che costituiscono la sua collezione personale, il frutto di decenni di ricerca nell’ambito della oplologia, ossia lo studio delle armi e delle relative tecniche di impiego.
“Un modo personale di rendere omaggio alla storia, del passato e del mio territorio, costellata di maestri dell’arte fabbrile. È la memoria di questi eroi anonimi che rappresenta il pilastro più solido sui cui costruire il nostro futuro.”





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