Giochi di potere tra Roma e i confini dell’impero

di Gianni Sartor

I Fratelli d’Italia vorrebbero le presidenze di Friuli e Veneto data la loro consistenza elettorale; la Lega non è disposta a cedere terreno agli alleati, ma come per la guerra in Ucraina, alla fine sarà costretta a qualche concessione territoriale all’alleato di coalizione. La crisi verificatasi nella Giunta Regionale sembra essere semplicemente un segnale che il Ministro Luca Ciriani rivolge in anticipo all’alleato che, oggettivamente si trova in difficoltà nel riuscire a condurre in porto il terzo mandato. Speciali si, ma il Governo centrale non può permettersi di creare disparità con le altre regioni nella legge elettorale. Questa accelerazione a me sembra imputabile in parte al risultato plebiscitario ottenuto dalla Lega a Monfalcone, che ha provocato dei consistenti mal di pancia all’interno dei Fratelli d’Italia. La Lega si riprende? E’ questo un segnale di un’inversione di tendenza del Carroccio? Nel dubbio, meglio tirare una sassata. Il pretesto di contestare l’assessore Riccardi è solo un pretesto. Se infatti gli alleati non fossero stati soddisfatti della sua gestione della sanità regionale, sarebbe stato molto semplice non riconfermarlo in considerazione del fatto che non era neanche stato eletto e che non si era neanche candidato. Certamente il Governo centrale non può permettersi di andare in crisi perché ai confini dell’impero ci si prende a schiaffoni, quindi succederà, come tutte le altre volte, che la decisione verrà presa a Roma scavalcando i vassalli locali. Lega al Veneto, Friuli a Fratelli d’Italia. La forzatura del Ministro Ciriani, sembrerebbe quindi una prova muscolare prematura con dei risvolti pericolosi per il centrodestra regionale. Tuttavia il Ministro, nella sua lunga carriera politica, non mi è mai parso un avventurista, anzi, è sempre stato persona prudente e misurata, quindi questa azione sembra proprio un gessetto che stride sulla lavagna. A prescindere da come uno la pensi o la interpreti: un colpo di testa o una manovra concordata per un Fedriga ter, tesi alla quale credo poco, comunque vadano le cose, per i due leader vedo solo complicazioni. Se si dovesse arrivare alla rottura e si andasse al voto per sostituire il Presidente, i fratelli Ciriani sono sicuri di poter contare sull’appoggio del partito a Udine ed a Trieste? E Fedriga cosa farebbe? Correrebbe con Lega, Lista Fedriga e Forza Italia? Se invece si trattasse di una manovra di Palazzo e si andasse a votare per prolungare il mandato di Fedriga, come la prenderebbero gli elettori del centrodestra? In questa situazione ingarbugliata, l’unico ad avere solide “coperture romane” è sicuramente il Ministro Ciriani, altrettanto non si può dire per Fedriga, il cui rapporto con Salvini pare essersi deteriorato in modo importante e difficilmente sanabile. Il fatto poi che a rimettere le deleghe di assessori siano stati i rappresentanti di Lega e Forza Italia mentre i rappresentanti di Fratelli d’Italia restano saldi al loro posto, la dice lunga sull’anomalia di questa crisi. Nei prossimi giorni capiremo se prevarranno i pompieri o gli incendiari. Alea jacta est…

 

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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