A Clauzetto non solo lo spettacolo naturale della forra del torrente Cosa e delle Grotte, ma tante testimonianze di una presenza umana risalente a decine di migliaia di anni fa
a cura di Carlo Sam
Nel cuore delle Prealpi Carniche, la Valle di Pradis e le sue grotte rappresentano una delle più importanti testimonianze della storia dell’uomo e del paesaggio naturale del Friuli. Qui, tra canyon profondi, rocce calcaree e silenzi antichi, l’Homo neanderthalensis e l’Homo sapiens hanno lasciato segni indelebili della loro presenza. I primi scavi archeologici nella zona risalgono al 1970-71, condotti dall’Università di Ferrara sotto i due ripari delle grotte di Pradis. Poco dopo, nel 1972, il Gruppo Speleologico Pradis rinvenne uno scheletro completo di orso delle caverne (Ursus spelaeus), una scoperta unica in Italia.
La fauna preistorica, tuttavia, non fu l’unica protagonista: circa 14.000 anni fa, gruppi di cacciatori-raccoglitori, accompagnati persino da bambini, colonizzarono la zona, dando vita a veri e propri accampamenti stagionali per la caccia alle marmotte, come testimonia il dente da latte rinvenuto durante le campagne di scavo. Un sito chiave nelle vicinanze è la Grotta del Clusantin, dove si accendevano fuochi, si lavoravano le selci e si fabbricavano frecce. Qui i cacciatori paleolitici si stanziavano stagionalmente grazie al miglioramento climatico post-glaciale e alla ricchezza faunistica offerta dall’altopiano. Poco distante, la Grotta del Rio Secco racconta un’altra storia: quella degli ultimi Neanderthal, vissuti fra 49.000 e 43.000 anni fa, e dei primi Sapiens, circa 30.000 anni fa. I reperti – strumenti in selce lavorata con metodo Levallois, resti di marmotte, orsi e ungulati – gettano nuova luce su uno dei momenti più critici dell’evoluzione umana.

Tutti questi tesori sono oggi custoditi nel Museo della Grotta, a pochi passi dalle famose grotte, oggi sito turistico di importanza regionale. Inaugurato nel 2001, il museo propone un viaggio nel tempo attraverso reperti paleontologici, archeologici e minerali, non solo locali. Il visitatore viene accolto dalla ricostruzione a grandezza naturale di un orso delle caverne, animale estinto oltre 20.000 anni fa, cacciato dagli antichi abitanti della valle. Le Grotte di Pradis, modellate da milioni di anni di carsismo, sono formate da calcari risalenti a circa 95 milioni di anni fa, nati dalla sedimentazione marina delle rudiste, organismi oggi scomparsi. L’acqua piovana, acidificata dalla CO₂, ha scavato lentamente queste cavità, generando stalattiti, anfratti e gallerie nascoste. Tuttavia, è stato il torrente Cosa, con la sua energia erosiva, a modellare l’impressionante Orrido di Pradis, una profonda forra che si può raggiungere attraverso 207 gradini. Al livello superiore del sito, accessibile anche a persone con disabilità, si trova la suggestiva Grotta della Madonna, che è ancora oggi il cuore di una liturgia molto sentita: il Natale in Grotta, celebrato ogni anno dal 1967. La grotta è stata dichiarata Tempio Nazionale dello Speleologo nel 1968. Scendendo nel cuore dell’orrido si viene rapiti dal suono impetuoso delle acque e dalla bellezza delle due caverne laterali illuminate, mentre a sorvegliare il fiume si staglia un maestoso Cristo in bronzo, opera del professor Gatto di Treviso. Il tutto è visitabile nel Comune di Clauzetto, soprannominato “Balcone del Friuli”, per la sua posizione privilegiata affacciata sulla pianura e, nelle giornate più terse, persino sull’Adriatico. Qui, a cavallo tra storia e natura, il tempo sembra sospeso, custodito tra rocce, boschi e memorie. E ancora oggi, a Pradis, quella vita continua a raccontarsi, passo dopo passo, silenzio dopo silenzio.
Per orari di apertura visite, potete consultare il sito www.grottedipradis.it





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