Guido Cecere, il ritmo visivo delle cose e la meraviglia del quotidiano

Dal 12 settembre al 28 novembre 2026 la mostra “Wunderkammer”alla Galleria Sagittaria di Pordenone. In esposizione oltre 60 immagini e centinaia di oggetti: un’archeologia narrativa fatta di ritmi, sguardi attenti e un ricco programma di incontri di approfondimento

a cura della Redazione

Avete mai sentito suonare musicisti come Jack Dejohnnette o Hamid Drake?
La loro batteria pare esplorare il ritmo dello spazio circostante, persone comprese, e restituirlo in un flusso costantemente variato, ma di implacabile coerenza acustica; ci si percepisce condotti in un universo sonoro molteplice e pervasivo, che tuttavia non diviene mai caos.
Anche il mondo visivo di Guido Cecere è costruito di infinite increspature della superficie eppure risulta perfettamente ordinato, e – che si tratti della Londra degli anni settanta o delle scacchiere animate dei suoi calendari – si fatica a immaginarlo nel silenzio; tutto si compone nella luce secondo una logica dispositiva troppo armonica per escludere la dimensione musicale.
O almeno l’accompagnamento di una voce.
Al contrario del Friedrich di Lisbon Story – il regista che filma la città alle proprie spalle declamando al microfono della videocamera struggenti versi di Pessoa -, Guido Cecere non è spaventato dall’idea che la realtà gli sfugga se osservata attraverso l’obiettivo, come se si consumasse, sciupata dallo sguardo; anzi, è proprio inquadrandola, carezzandola con gli occhi anche nei suoi aspetti più banali e nelle più flebili Tracce, che la eleva a un grado di meraviglia; la cataloga e nel farlo la trascende, con un sorriso che pare di sentire comunicato in sottofondo dal timbro della sua voce.
Speriamo di rievocare proprio quella voce con la mostra GUIDO CECERE. WUNDERKAMMER allestita alla Galleria Sagittaria di Casa Zanussi (12/09/2026 – 28/11/2026), voluta da Centro Iniziative Culturali Pordenone e Comune di Pordenone, con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e Confartigianato Pordenone, curata da Angelo Bertani, Walter Criscuoli e Fulvio Dell’Agnese, accompagnata da un catalogo pubblicato da Edizioni Concordia 7 e Antiga Editore, nonché da un video appositamente realizzato da Giorgio Simonetti.
L’esposizione propone una scelta di oltre 60 fotografie scattate da Guido Cecere, accostate – nella logica accumulativa di “camera delle meraviglie” cara all’autore – a centinaia di fotografie e oggetti delle sue molteplici collezioni.
Non c’è nessun Leporello a introdurci alla lista infinita delle prede raccolte da Guido, a dirci che «delle belle il catalogo è questo». Ma di catalogo indubbiamente si tratta: nei cassetti dello studio i contenitori di diapositive – assemblati come fossero traslucidi cubetti di porfido delle strade tentate, dadi ogni giorno tirati – sono ancora lì ordinati per argomenti di osservazione: alberi, cieli, muri, porte, gente (ma quanta in ogni inquadratura? Anche quello conta); e a casa mobili schedario custodiscono migliaia di cartoline analogamente associate per soggetto e per il modo in cui rendono conto visivamente di quel che può disordinatamente punteggiare l’esistenza di ognuno, dalle vedute di Venezia alla pubblicità di un formaggino.
Poteva il raccoglitore, e poi fotochirurgico assemblatore, di tanta manna presumere che il suo intervento sarebbe riuscito a interferire con lo sparpagliato ordine delle cose?


Certo che no, perché il suo è comunque un catalogare che non inibisce l’identità irripetibile. Un po’ come i numeri civici a Venezia, definizione aritmetico-poetica dei luoghi nel Sestiere che li lascia liberi di esistere nell’ombra, liquido sciabordio di cifre.
Ma proprio in tal senso va intesa l’attitudine allo scavo di immagini-reperto, su cui giustamente punta l’attenzione in catalogo il testo di Angelo Bertani: quella di Cecere è un’archeologia narrativa, in cui oggetti e visioni si incasellano – disciplinati – in un sorridente catalogo del visibile, senza tuttavia soggiacere fino in fondo a un metodo propriamente stratigrafico, perché il singolo frammento di realtà viene accompagnato ad affrancarsi dalla successione storica dei tempi.
Lo sguardo sfiora pareti o marciapiedi delle città (Paesaggi urbani) come se vi scoprisse le geometrie di affreschi romani di primo stile, ma le unità di scavo vengono osservate in trasparenza (Sovrimpressioni) e la gioiosa organizzazione dei materiali li trasforma sotto i nostri occhi in qualcosa di diverso da quel che erano; nonostante gli assemblaggi dei celebri calendari – analizzati a fondo nel suo contributo in catalogo da Aldo Iori – prevedano la proposta dei “reperti” in scala 1:1, nella loro esattezza è percepibile – pur fuori da ogni incongruità di stampo surrealista – il «Ceci n’est pas une pipe» che Guido ci sussurra.


Quella di Cecere, insomma, è indubbiamente e appassionatamente archeologia, ma condotta sul campo della quotidianità a modo suo. Guido non osserva il contesto di ritrovamento del reperto con in mano la Tavola Munsell, per definire con assoluta oggettività il colore del terriccio; ci accompagna invece liberamente in un mondo simile a quello che Ettore
Guatelli fissò in brulicante sineddoche alle pareti del suo casale nella campagna parmigiana, perché gli oggetti – una volta addestrati dal regista – assumono voce e posizione collettiva capace di coerente narrazione.
Essenziale per Cecere era, anzitutto, divertirsi a guardare, come scrive nel suo contributo in catalogo Michele Smargiassi. È questa la regola che indirizzava le sue raccolte e che lo portava, anche nel collezionare fotografie – si trattasse di un dagherrotipo, di una stampa all’albumina o di una tecnica mista di Piermario Ciani – verso una «storia della fotografia non vasariana»;
è questo criterio che determinava il modo in cui Guido concepiva l’insegnamento e curava le esposizioni (quattro delle quali in Galleria Sagittaria); è questo spirito sorridente che fa definire la congerie degli oggetti osservati nei termini di Wunderkammer, e che disegna il percorso di Guido come un poetico avventurarsi lungo «la Strada dei Passi perduti, con le linee di gesso del gioco del mondo» (C. Simic, Il cacciatore di immagini).

Sarà possibile visitare la mostra, con ingresso gratuito, dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00, fino al 28 novembre 2026. L’inaugurazione si terrà sabato 12 settembre alle 17.30 nell’Auditorium di Casa Zanussi. Non mancherà la possibilità di prenotare visite guidate scrivendo a [email protected]. Si segnalano infine, appuntamenti di approfondimento a partire da venerdì 18 settembre 2026, ore 18.00, Guido Cecere. Wunderkammer con Michele Smargiassi in collaborazione con pordenonelegge. In collaborazione con il CRAF, sempre alle ore 18, giovedì 15 ottobre Sulle tracce di Guido. Una mostra costruita sull’intreccio fra oggetti, scatti fotografici e pensiero critico con Angelo Bertani e Walter Criscuoli; giovedì 22 ottobre 2026 Firmato CIOL. Gli incontri con Guido Cecere e i progetti per il 2027 di Pordenone Capitale italiana della Cultura con Elio e Stefano Ciol; giovedì 29 ottobre 2026 Un giovane fotografo e l’importanza di un maestro con Leonardo Fabris.

Ingressi gratuiti.
Info: [email protected]
tel. 04341751570

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