Tra Meduno e Lestans di Sequals, istituzioni, università e operatori del turismo a confronto. Il Presidente Cescutti: “La fiducia tra comunità e imprese è l’infrastruttura invisibile su cui far crescere il territorio”
di Mauro Fracas
Le sfide che attendono le terre alte richiedono un cambio di paradigma radicale, capace di trasformare l’isolamento geografico in un punto di forza. È questo il fulcro attorno a cui si è sviluppato il recente Forum del Turismo, organizzato dalla Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali, con il coinvolgimento di Montagna Leader, dell’Università degli Studi di Udine, Promoturismo FVG e ASCOM Pordenone, che ha avuto luogo tra il 19 gennaio e il 28 febbraio del 2026 a Meduno, presso Palazzo Colossis e a Lestans di Sequals, presso Villa Savorgnan (nella foto in alto). “Il Forum non è stato semplicemente un tavolo di lavoro tecnico, ma un vero e proprio catalizzatore di coscienza identitaria”, afferma Giuliano Cescutti, Presidente della Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane e principale promotore dell’iniziativa. “Si è voluto – specifica Cescutti – innanzitutto trovare una occasione per elaborare delle direttrici di sviluppo che fossero l’espressione di una identità e di una visione comune tra le istituzioni e gli altri protagonisti della vita della montagna, dalle associazioni agli operatori economici agli stessi istituti accademici, come l’Università di Udine.

Ne è uscito un dossier che ridefinisce il concetto stesso di montagna: non più una somma di valli isolate e frammentate, ma un organismo unito, orgoglioso delle proprie radici, che sa mettersi a sistema e che trova nell’unità il principale motivo della propria forza.” Per rivitalizzare l’economia montana, il Forum del Turismo ha esplorato soluzioni ricettive innovative, capaci di intercettare le nuove tendenze internazionali del turismo naturalistico. I risultati emersi dalle sessioni di lavoro del Forum delineano un vero e proprio work in progress per i prochains anni. Il primo elemento è la definizione della “fiducia come infrastruttura”. Gli esperti hanno sottolineato che lo sviluppo locale non può fondarsi esclusivamente su accordi formali, protocolli d’intesa o burocrazia. La fiducia reciproca tra istituzioni, imprenditori e comunità è l’infrastruttura invisibile, ma più solida, su cui poggiano le reti di cooperazione. Un altro punto nodale riguarda la necessità che il turismo esca finalmente dalla sua settorialità isolata. Il comparto turistico deve integrarsi strettamente con l’agricoltura e l’artigianato locale. In quest’ottica, il progetto si qualifica anche per la capacità di ingaggiare il visitatore nella promozione del territorio, coltivando un rapporto fondato sull’empatia e sulla condivisione dell’esperienza.

“In quest’ottica – specifica il Presidente Cescutti – il viaggio supera la logica del consumo passivo di prestazioni alberghiere o escursionistiche. La spesa del turista diventa un atto consapevole che finanzia la cura e la salvaguardia del paesaggio, investendolo di un duplice ruolo: quello di custode di queste valli e di ambasciatore della loro bellezza. Il turismo si trasforma così in strumento di tutela e promozione del territorio.” Per concretizzare questi progetti e ottimizzare le risorse economiche, spesso limitate, il Forum ha indicato la via del partenariato pubblico-privato. Questa sinergia permette alle amministrazioni di delegare la gestione operativa delle strutture e dei servizi a soggetti privati qualificati, mantenendo la regia pubblica sugli obiettivi sociali e ambientali. “Il Forum del Turismo delle Prealpi Friulane Orientali – conclude Cescutti – ha dimostrato che la montagna non deve più essere considerata come una periferia fragile o una terra di retroguardia, bensì come un formidabile laboratorio di soluzioni d’avanguardia. I modelli di economia integrata, i partenariati flessibili, l’uso della tecnologia per superare l’isolamento e la centralità della fiducia sociale sperimentati in queste vallate possiedono un valore paradigmatico. Dopo il Forum, il domani delle Prealpi Friulane Orientali ha cessato di essere un’incognita per diventare un cammino che ha già un volto e una direzione chiara.”





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