Il giornalismo d’inchiesta esiste ancora?

di Piergiorgio Grizzo

Sarei portato a dire che il giornalismo d’inchiesta in Italia non esiste piú. E’un’attivitá che costa, un investimento che spesso non da frutti, perché un’indagine, che nasce da un’intuizione o da una “notizia criminis”, puó anche portare a nulla. E a quel punto il vero giornalista dovrebbe avere l’onestá intellettuale di ammetterlo e di abbandonare quella pista.

Ma quando le risorse scarseggiano, direttori ed editori non pagano per un investimento senza garanzie. Questa é la situazione oggi in Italia, Paese in cui ormai “si vendono piú giornalisti che giornali”. I lettori sono sempre meno, le vendite in edicola sono in caduta libera e gli oltre 20 quotidiani nazionali che si pubblicano vivono solo grazie ai contributi pubblici per l’editoria.
Permettetemi ora di essere un po’ immodesto e di dire che noi, nel nostro piccolo e con i nostri pochi mezzi, ci proviamo ancora a fare del giornalismo d’inchiesta. E il merito é di giornalisti con la schiena dritta, abili, seri e appassionati come Giorgio Simonetti, storico collaboratore e “colonna” del nostro periodico “La Cittá”, fresco protagonista della 15esima edizione del Premio giornalistico “Simona Cigana”, promosso dal Circolo della Stampa di Pordenone e dalla famiglia di Simona, giovane e talentuosa giornalista, mancata nel fiore dell’etá e della carriera.

Simonetti ha conquistato una segnalazione speciale nella categoria “Inchiesta” con l’articolo dal titolo “Sei milioni di polli nel Sanvitese. Quali conseguenze per salute ed ambiente?”, apparso nel numero di giugno de “La Cittá”.
E’ solo la passione che spinge giornalisti come Simonetti ad imboccare la strada tortuosa dell’inchiesta, non certo i magri onorari che al momento possiamo garantirgli. La passione e – lo dico anche a costo di sembrare retorico – l’amore per la veritá.
Il lavoro del giornalista é fare domande, anche le piú fastidiose e impertinenti. Quelle domande che vorrebbe fare il cittadino comune, che non ha spesso l’opportunitá di avvicinare i potenti.
Fare domande non prestampate né accomodanti significa avere a che fare, nel migliore dei casi, con gente che ti butta giú il telefono, con politici che ti offendono, con chi cerca di intimorirti minacciando querele. Sono i rischi del mestiere di chi ha scelto di fare informazione vera e non propaganda e intrattenimento.

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