Marco Pasinetti: “I famosi ristori? Dallo Stato solo la caritá. Dalla Regione meno del 5% del fatturato dell’anno prima”
Si parla spesso, tuttora, di Long Covid, questa sindrome evanescente, dalla sintomatologia incerta, che sarebbe il residuo attuale della pandemia da Covid 19.
Ciò di cui non si parla quasi più sono gli strascichi molto pesanti e concreti che due anni di quarantene e restrizioni hanno generato in molte attività economiche soprattutto nel terziario.
Il settore delle palestre e del fitness, tra tutti, è stato senza dubbio il più penalizzato: il primo a chiudere e l’ultimo a riaprire. A quattro anni dall’inizio della pandemia il danno non è stato ancora completamente riassorbito, quantomeno, non dalle piccole palestre, spesso ditte individuali (circa una decina nella ex provincia di Pordenone), che non hanno la solidità economica delle grandi aziende del comparto.
Marco Pasinetti (nella foto in basso), classe 1989, è un professionista del fitness da oltre 15 anni. Nel 2016 ha deciso di mettersi in proprio. Ha acceso un mutuo importante e ha aperto la sua palestra di via Canaletto a Borgomeduna, quartiere di Pordenone, la Naonis Gym. Tutto bene per quattro anni, tanto che il mutuo era quasi estinto, poi la tranvata del Covid. “Chiusi dal 9 marzo del 2020, abbiamo riaperto nell’estate di quell’anno con mascherine e distanziamenti – racconta – poi di nuovo chiusi da ottobre fino a maggio 2021. Quindi nuova apertura ma con l’obbligo di green pass, durato un anno. E paradossalmente l’anno del green pass è stato il peggiore, perché potevamo tenere aperto, ma con un fortissimo calo di presenze, con punte anche del 70 %, a fronte dei soliti consumi di gas ed elettricità”.
I ristori promessi dal Governo sono stati un cerottino su una emorragia. “Dallo Stato solo due tranche da 600 euro, una carità praticamente – continua Pasinetti – qualcosa di più dalla Regione , ma si parla di meno del 5% del fatturato dell’anno prima a fronte di una perdita di 90 – 100mila euro. Per giunta, dopo un iter lungo e tortuoso con spese extra per pagare il commercialista che seguiva le pratiche”.
“L’unica cosa di cui il Governo è stato capace è stata spingerci a fare finanziamenti con le banche, facendo da garante. Nel frattempo, però, pur non lavorando o lavorando poco, abbiamo dovuto continuare a pagare gli anticipi dell’Iva, mentre per le altre tasse c’è stata solo una blanda riduzione. Ovviamente poi anche gli affitti continuavano a correre”.
“Senza contare le spese che io e altri nelle mie condizioni abbiamo dovuto sostenere per continuare a dare un servizio ai nostri clienti. Parlo, per esempio, degli strumenti per la sanificazione, dei gazebo, delle tensostrutture per allenarsi all’aperto. Tanti investimenti per niente, perché subito dopo è arrivata un’ulteriore mazzata: l’obbligo di green pass anche per le attività outdoor. Il risultato è che continueremo a pagare interessi alla banca fino al metà del 2025”.
“Sono una ditta individuale, quindi ho tutti gli oneri di un’azienda. Il discorso è diverso per le Asd, che hanno molte meno tasse e oneri, e per le grandi catene, che hanno assorbito meglio il colpo…Forse.”
E qui ci sarebbe da aprire una parentesi. Perché, aldilà del Covid, le piccole palestre in questa fase storica lottando per difendere i propri spazi contro le grandi multinazionali del settore e le catene di franchising. Queste ultime, anche nel nostro territorio, restano aperte spesso solo attraverso fallimenti, vendite all’asta e passaggi di proprietà. “E’una guerra quotidiana – riprende Pasinetti – contro queste realtà che praticano una politica da discount. La mia domanda è: ma per abbassare i prezzi in questo modo cosa devono tagliare? Lascio la risposta all’utenza”.
“L’esperienza della pandemia – conclude Pasinetti – ha lasciato a me e a molti miei colleghi una totale sfiducia nelle istituzioni. I politici si sono visti solo alla vigilia delle scadenze elettorali: si sono impegnati, hanno promesso. Poi solo un assordante silenzio…”




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