Il successo del Doge

a cura di Gianni Sartor

Archiviate le elezioni regionali del Veneto, tutti ad interrogarsi sull’inspiegabile, per alcuni, successo plebiscitario per Luca Zaia. Qualcuno dice che plebiscitario non sia considerando la minoranza che si è recata alle urne. Ma chi sta a casa, non entra nelle percentuali e secondo me nei risultati conta meno di zero. Considerare tutti ladri e non meritevoli di essere votati è solo una scusa per la mancanza di interesse e per la poca voglia di informarsi sui candidati. Se veramente in Italia si volessero cambiare le cose, basterebbe che chi sta a casa, si recasse a votare e votasse gli “outsiders” e sarebbe sufficiente per creare una rivoluzione. Ho fatto per 12 anni il presidente di seggio ed ormai sono rassegnato a prendere atto che l’italiano medio non sa votare compiutamente e le sue capacità vanno raramente oltre la X. Non c’è la cultura di esprimere le preferenze, che costituiscono una minima parte delle schede valide, sembra quasi che entrare in una cabina elettorale procuri un orgasmo ai neuroni cShlein in Puglia scatenarsi contro l’autonomia differenziata urlando da un palco che il PD avrebbe combattuto con tutte le forze contro l’autonomia regionale. Chissà cosa avrà pensato Bonaccini che ha proposto il referendum in Emilia Romagna. Chi si oppone, non ha capito nulla di cosa significhi autonomia o forse lo ha capito troppo bene e la teme perché ha una classe dirigente che non è in grado di governarla e può solo subirla. Non esiste autonomia senza responsabilità ed evidentemente per qualcuno essere irresponsabili conviene lungamente di più. In Italia è palese la disparità enorme tra nord e sud e più di 150 anni di unità non sono riusciti a risolvere le discrepanze. La Lega versione Bossi si proponeva di dividere l’Italia, romantica illusione ovviamente irrealizzabile nella quale molti ci hanno messo anima e cuore. La Lega di Salvini sembra essersi dimenticata delle proprie radici, anche troppo estreme, senza proporre qualcosa di nuovo e di digeribile a tutti. La stagnazione della Lega Nazionale così come è stata pensata è un dato di fatto. Per far funzionare l’Italia, la vera rivoluzione sarebbe quella di creare una Confederazione copiando il modello svizzero e la Lega dovrebbe sposare questa idea se vuole veramente mantenere il proprio elettorato con il vantaggio di poterlo esportare anche nelle regioni del Sud. La Confederazione favorirebbe una crescita culturale ed una presa di responsabilità ogni territorio dello Stato e le differenze verrebbero esaltate anziché prese a calci vicendevolmente. Non è un processo culturale semplice ma secondo me porterebbe a risultati notevoli e paradossalmente ad una maggiore coesione e farebbe dell’Italia uno Stato forte ed efficiente anziché un’espressione geografica. Zaia ha tracciato il solco, ora vedremo chi ha il coraggio di seminare.

 

 

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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