di Alfredo Pasini
Fra le tante notizie dal mondo riportate dai media e da internet ci si imbatte immancabilmente in news e articoli sulle nuove stelle polari di ragazzi (sostantivo plurale indicante soggetti sia maschi che femmine) e giovani che necessitano di indicazioni per tirare avanti la giornata e sentirsi gratificati. Accade allora di vedersi proporre continuamente aggiornamenti sui problemi quotidiani, sulle presunte sofferenze amorose o psicologiche e sulle piccole problematiche quotidiane della barbie dagli sguardi languidi e ammiccanti di cui è inondato il web, la barbie delle truffe milionarie per intenderci, una dei più gettonati influencer del web; accade di essere informati sulle “prestazioni” canore (?) e non canore di ragazzini apparentemente spannati, ipertatuati e pieni di corpi estranei disseminati nel viso deturpato, che se non si firmano con una “X” poco ci manca; accade di vedere bipedi con i calzoni talmente calati per mostrare le mutande che il cavallo arriva quasi all’altezza delle ginocchia, condanna a morte nel caso che nelle vicinanze ci sia un pitbull senza guinzaglio e con la giornata storta: ragazzini sfuggiti di mano a genitori distratti o deboli.
E’ l’era della ampia diffusione di cattivi esempi che producono anche violenza, ed è l’era degli “influencer”, ovvero “influenzatori” per chi si riconosce nella lingua italiana, personaggi che suggestionano, orientano, condizionano, plagiano gli allocchi di cui abbonda il mondo, pronti a seguire il gregge a cui si sono acriticamente uniti.
Oggi più che nel passato pare che i giovani si sentano esclusi dalla società se non sono allineati a comportamenti ed a mode che altri decidono per loro: questo si chiama omologazione, incapacità di pensiero critico autonomo.
Non si rendono conto i giovani che nella omologazione si perde la propria identità, la propria personalità e si diventa un numero confuso fra i tanti; si vive la vita degli altri, non la propria, senza autonomia di pensiero e dunque senza autentica libertà.
Oggi più che mai si vive una guerra al ribasso in cui ad apparire in modo esplicito o implicito, e quindi a dare esempio sui media e su internet, non sono i migliori, non sono quelli che costruiscono qualcosa di bello e solido per se e per la comunità, ma sono quasi sempre quelli che vivono con comportamenti parassiti o peggio. Il web, che pur contiene anche molto di buono, è diventato una cattiva scuola per i giovani.
Forse sarà impossibile perché la Spectre ha altri obiettivi, ma sarà comunque sempre tardi quando nel web la normalità sarà leggere quotidianamente esempi positivi di giovani che si impegnano per costruire e fare concretamente il bene per se e per l’Italia ignorando i cattivi esempi: come recita però il vecchio adagio, meglio tardi che mai perché così come oggi i cattivi esempi si autoalimentano e si moltiplicano per emulazione, così domani si autoalimenteranno e si moltiplicheranno i buoni esempi in un ciclo virtuoso che potrà contribuire a migliorare la comunità.
Per arrivare a quel giorno è necessario però un cambio radicale delle politiche giovanili che prevedano investimenti doppi rispetto agli attuali nelle aree dell’istruzione, della formazione e della ricerca, insieme a politiche premianti l’impegno ed il merito dei giovani, anche e soprattutto economicamente.
Certo, serve una rivoluzione copernicana, ma l’alternativa è il continuo degrado sociale giovanile.




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