Per accelerare il piano 5G in Italia é ora permesso alle compagnie telefoniche di installare le antenne bypassando i regolamenti comunali contrari
di Giorgio Simonetti
Alessandro è un pordenonese, marito di una donna elettrosensibile. Sua moglie non riesce a stare vicina a fonti di inquinamento elettromagnetico: antenne di ripetizione del segnale radio e della telefonia cellulare, linee di corrente ad alta tensione, wi-fi, bluetooth, telefonini cordless e smartphone. Soffre di insonnia, percepisce fischi e un forte mal di testa non la molla mai. Per stare meglio deve spostarsi in un luogo dove l’elettrosmog è meno presente: in montagna per esempio. Il problema è la loro abitazione, che si trova vicino a due antenne di ripetizione del segnale cellulare. La coppia sta cercando di cambiare casa, per ovviare alle problematiche che stanno vivendo. Purtroppo la condizione degli elettrosensibili è in peggioramento nel nostro Paese: un anno fa il Decreto Concorrenza votato dal governo Meloni ha alzato il limite massimo dell’esposizione alle emissioni, passato da 6 V/m a 15 V/m. Valore che viene calcolato non nei 6 minuti di maggior traffico giornaliero,come avveniva fino al 2011, ma sulla media giornaliera. L’allora governo Monti cambiò la metodologia di misurazione, per permettere lo sforamento negli orari di maggior traffico. In alcuni paesi europei – come Francia e Germania – assistiamo a valori limite ben più alti, che raggiungono i 61 V/m, ma sono appunto calcolati su 6 minuti negli orari di picco giornaliero, non sulla media delle 24 ore. Questo fa sì che il nuovo valore italiano possa essere potenzialmente più pericoloso per le persone che stazionano più di 4 ore nello stesso luogo: abitazioni, scuole, ospedali.
L’ICNIRP (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) è l’ente con sede a Monaco di Baviera che ha elaborato il limite di esposizione a 61 V/m. “Tiene conto solo degli effetti termici dovuti all’esposizione alle radiofrequenze emesse dai nostri telefonini – intende precisare Fiorella Belpoggi (nella foto a destra), biologa ricercatrice e già direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna –
non considerando per nulla gli effetti biologici causati dall’irraggiamento”. “Ora un recente studio pubblicato a settembre, commissionato dall’OMS e che ha visto come principale autore il vicepresidente dell’ICNIRP Ken Karipidis, afferma che non ci siano prove di rischio cancerogeno nell’esposizione alle radiofrequenze – continua Belpoggi – L’Italia si è voluta adeguare, aumentando i limiti. Passare da 6 V/m a 15 V/m non rappresenta poco più del doppio: significa moltiplicare per 6 l’energia erogata e la dose assorbita dalla popolazione. Il recente studio OMS riguarda esclusivamente studi epidemiologici, che hanno un difetto di fondo: oggi non esistono popolazioni di controllo. Siamo tutti esposti ai campi elettromagnetici, compresi quelli che arrivano dallo spazio dai satelliti di Elon Musk”. E’ d’obbligo poi far notare l’immenso conflitto di interesse nel quale si trova immersa l’OMS, con la fondazione Bill Gates presente al secondo posto come ente finanziatore, subito dopo gli Stati Uniti. Il patron di Microsoft dal potenziamento delle reti wireless potrebbe avere qualche vantaggio per la sua azienda? Nel 2018 due studi indipendenti condotti parallelamente dall’Istituto Ramazzini e dall’NTP statunitense erano giunti entrambi alle stesse conclusioni: nei ratti è stato riscontrato un aumento di cancroal cervello (glioma) e un aumento di tumori alle cellule nervose del cuore (schwannoma), patologia solitamente molto rara.
Importante notare che quelli riscontrati nel cervello e nel cuore degli animali sperimentali sono tumori dello stesso tipo di quelli registrati in alcuni studi epidemiologici che hanno coinvolto i forti utilizzatori di telefonino. In seguito a questi risultati sperimentali era stato anche richiesto alla IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, di collocare i campi elettromagnetici a radiofrequenza nella categoria “probabili cancerogeni per l’uomo”, e non “possibili”, come sono considerati oggi. Il recente studio OMS spinge l’opinione pubblica a considerare l’innocuità dell’elettrosmog, anche se la Belpoggi ci tiene a ribadire quanto evidenziato dagli studi sperimentali del 2018: aumento dei tumori del sistema nervoso centrale e periferico e modificazioni del genoma delle cellule di ratto esposte alle radiofrequenze. “Per quanto riguarda il 5G non esistono ad oggi studi sperimentali – aggiunge Belpoggi – quindi si sta probabilmente sperimentando sugli utilizzatori. E’ paradossale perché mentre in ambito chimico per ogni nuovo prodotto che viene sintetizzato e immesso sul mercato vengono richiesti dossier che costano milioni di euro, per le nuove tecnologie questo non vale. Forse si teme di ottenere risultati scomodi, che limiterebbero l’espansione della telefonia mobile?”. La risoluzione 1815 del Consiglio d’Europa nel 2011 aveva fissato delle soglie preventive per l’esposizione a lungo termine delle onde elettromagnetiche, in accordo con il principio di precauzione: non si sarebbe dovuto superare il valore di 0,6 V/m, con l’obbiettivo di raggiungere gli 0,2 V/m. Per Fiorella Belpoggi questi valori sono ora del tutto utopistici e non ipotizzabili per il 2024: il valore di 6V/m risulta a suo avviso un limite cautelativo sufficiente, al quale bisognerebbe ritornare. A Pordenone, quali sono i livelli di elettrosmog? Con un misuratore ho verificato personalmente alcuni luoghi. Per esempio la futura “sala polifunzionale ed area ristoro” del quartiere Nord di Pordenone, un prefabbricato in costruzione esattamente sotto all’antenna 5G, ha evidenziato – senza occupanti – valori di 1,6 V/m. L’area bimbi, poco distante, 0,9 V/m.
Un valore simile anche per l’area prospicente la scuola primaria Lombardo Radice. Il nuovo ospedale cittadino, effettuando la misurazione dal parcheggio, ha evidenziato un valore di 1,2 V/m. Paradossalmente l’area indoor, come avviene spesso anche per la qualità dell’aria, è risultata più inquinata: il mio mouse bluetooth ha evidenziato 7 V/m di radiazione. Il wi-fi – in prossimità dell’antenna del router – 15 V/m di picco. Valori simili anche per il telefono cordless di casa, che teniamo ben attaccato all’orecchio per lungo tempo se abbiamo l’abitudine di telefonare dal fisso.
Lo smarthphone ad altezza orecchio ha registrato un picco di 20V/m. “I consigli sono di cablare l’abitazione e non usare il wi-fi, o per lo meno spegnerlo di notte – precisa Belpoggi – Preferire il telefono fisso non cordless o usare il vivavoce. Stesso discorso per il telefonino, e quando siamo in mezzo alla gente indossare gli auricolari, preferibilmente a filo. Il cellulare va tenuto in una borsa e non a contatto con il corpo, questo vale anche per gli uomini: c’è certezza sul danno che i campi elettromagnetici provocano alla fertilità maschile. Gli spermatozoi diminuiscono la loro efficienza fino al 50%, sia come numero che come motilità. Oltre a questo sono documentati dei neurinomi (tumori ai nervi) della coscia o dell’avambraccio in giovani che tenevano il cellulare nella tasca dei pantaloni o nel braccio, per misurare l’attività fisica. Bastano 5 cm di distanza dal corpo per abbassare di 100 volte l’esposizione. Evitare di dare i telefonini ai minori di 14 anni, poiché i bambini avendo un’ossatura cranica meno spessa e una maggior quantità d’acqua nei tessuti cerebrali, sono più soggetti ad assorbire l’irradiamento.
Nel 2019 il Comune di Caneva era stato uno dei primi comuni italiani ad emanare un’ordinanza comunale contro l’installazione delle antenne 5G, in rispetto al principio di precauzione. L’allora sindaco Andrea Gava aveva fatto valere una delle competenze più importanti del primo cittadino: essere il garante della salute pubblica dei propri cittadini. A maggio 2024 il nuovo sindaco Dino Salatin (a sinistra in basso) ha fatto votare una delibera dove si ribadiva una decisa opposizione all’aumento dei limiti di esposizione a 15V/m.
Parallelamente aveva chiesto ad ARPA FVG misurazioni per capire se potessero esserci sforamenti del vecchio limite di 6 V/m, fermo restando il blocco dell’installazione delle antenne 5G nel territorio da lui amministrato. “Avevamo cercato di unirci, insieme a una ventina di amministrazioni comunali a noi vicine, sensibilizzandole sul tema”, ci racconta Salatin. Ma ecco prontamente uscire a giugno 2024 un emendamento al decreto Coesione firmato dai senatori Liris e Nocco di Fratelli d’Italia: per accelerare il piano 5G – alimentato dai fondi PNRR per 1,07 miliardi di euro – in Italia è ora permesso alle compagnie telefoniche di installare le antenne bypassando i regolamenti comunali contrari. Anche a Caneva sono spuntate le prime antenne 5G e ai cittadini non rimane che la strada di dimostrare l’incostituzionalità del provvedimento nelle sedi opportune. “Per il governo noi sindaci siamo garanti della salute pubblica quando fa comodo a loro, vedi periodo
Covid, mentre in questo caso non lo siamo più. Dei garanti ad intermittenza!”, chiosa Salatin. 




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