La banalità del male

di Gianni Sartor

Tre anni fa, ad un incontro pubblico con Toni Capuozzo, ho avuto modo di ascoltare dei racconti ai confini della realtà su diversi episodi della guerra in Bosnia. L’accenno su possibili “safari” fatto dal pur validissimo giornalista mi sembrò talmente fantascientifico che lo archiviai nel più recondito cassetto della memoria. E’ di qualche giorno fa la notizia che un PM Milanese, a 30 anni dalla guerra in Bosnia, abbia aperto un fascicolo sulla questione, in quanto sulla vicenda sarebbero coinvolti pure degli italiani. Meglio tardi che mai, visto che questa voci giravano già da qualche anno. Gente facoltosa che arrivava a pagare anche centomila euro per “esercitarsi” a sparare su civili inermi e disposti a pagare anche somme maggiori nel caso gli obbiettivi fossero bambini. Naturalmente queste attività si svolgevano nei fine settimana per non sottrarre tempo alle loro attività imprenditoriali ed alle loro vite rispettabili. E’ semplicemente sconvolgente solo pensare che certe notizie possano essere vere e che certe situazioni possano accadere. Da qualche giorno mi sto chiedendo cosa possa portare una persona a decidere di pagare per andare a sparare a civili innocenti e sconosciute e non riesco a trovare neanche una minima giustificazione. Credo che nemmeno i nazisti siano arrivati a tanto orrore perché almeno quelli avevano una giustificazione, se così si può dire, di essere coinvolti in una guerra e permeati di un’ideologia folle. Ci meravigliamo dei talebani per i loro delitti efferati e poi scopriamo di dividere lo stesso suolo con dei mostri che all’apparenza sono persone rispettabili, ma nascondono un’anima da bestie di Satana. E’ la banalità del male, l’inverosimile che si materializza, la bestialità che si palesa dietro l’angolo. E’ l’imprevedibile che si nasconde nei meandri della mente umana di persone apparentemente normali, annoiate dalla vita e dai soldi che sfocia in una ricerca di emozioni forti in un delirio di presunta onnipotenza e che li trasforma in persone di merda. Altra definizione non saprei trovare e mi scuso con i lettori. Questa vicenda mi ha subito riportato alla mente il libro di Hannah Arendt, la Banalità del Male, appunto. Cinque articoli apparsi su “The New Yorker” uscirono sotto forma di libro e trattavano le vicende del processo ad Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dell’olocausto del popolo ebraico. Eichmann, studente poco brillante, lavorò come minatore, scontento del proprio lavoro, si iscrisse al partito nazista e da li iniziò il suo percorso criminale. Se vogliamo trovare delle assonanze, probabilmente mi viene da pensare che successo e molti soldi, in individui moralmente poco strutturati, possano portare a mostruosità simili. Lungi da me dal tentare di giustificare l’ingiustificabile, ma credo che ognuno di noi debba fare una riflessione sulle motivazioni che possono portare persone apparentemente rispettabili a commettere delitti così efferati e fuori da ogni contesto. Notizie che lasciano solo orrore e sconforto.

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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