La cultura come motore di crescita per San Vito al Tagliamento

Gli eventi culturali possono essere uno strumento di rilancio per il Friuli Occidentale? L’opinione dell’assessore alla Vitalitá, Andrea Bruscia

a cura della Redazione

Quale ruolo possono giocare i Comuni in un progetto ambizioso come quello di Pordenone capitale italiana della cultura 2027? Per affrontare questi temi dal punto di vista di un amministratore, abbiamo intervistato Andrea Bruscia (nella foto sotto), Assessore alla Vitalità del Comune di San Vito al Tagliamento, con delega a Cultura, Turismo e Commercio. Un Comune che negli ultimi tre anni ha aumentato costantemente l’investimento in cultura, arrivando ad una spesa pro capite di 70 euro, a fronte di 32 euro che è la media dei Comuni italiani, e che sta “sfornando” ogni anno nuove iniziative che si stanno facendo notare nel panorama regionale.

Assessore Bruscia, come ha interpretato il suo ruolo per valorizzare e promuovere la vita culturale della città?

“Innanzitutto partendo da una parola chiave: Ascolto. La capacità di ascoltare è fondamentale, perchè nel nostro territorio c’è un fervore culturale straordinario che va messo a valore. Noi amministratori dobbiamo essere bravi a interpretarlo e a creare le condizioni affinchè si esprima al meglio, mettendo in relazione gli operatori culturali, il pubblico e il tessuto socio-economico della città. Per farlo, è necessario essere presenti e partecipare attivamente alla costruzione dell’offerta culturale. La comunità chiede presenza, e l’ambito culturale ancora di più. Bisogna essere dove le cose accadono, dove si sviluppano e germogliano proposte e occasioni di confronto e partecipazione. Non basta approvare delibere o determine; senza una presenza costante, altrimenti si rischia di interpretare il ruolo in maniera burocratica. Serve presenza, inventiva e un po’ di coraggio, anche a costo di commettere errori, ma garantendo ai diversi soggetti culturali occasioni di incontro e ascolto che possano sfociare in nuove iniziative. Il mio obiettivo è valorizzare e far crescere il potenziale culturale che San Vito esprime, creando opportunità che rendano la cultura sempre più accessibile e viva, rendendola il principale punto di forza della nostra città”.

Ha parlato di coraggio. Qual è il rischio che si corre in questo ambito?

“Il rischio è quello di accontentarsi di ciò che c’è già, rimanere fermi e rinunciare a innovare proponendo nuove idee. Ci sono realtà culturali consolidate che esprimono ad alti livelli già da anni; queste devono essere messe nelle condizioni di lavorare al meglio. Ma l’offerta culturale va costantemente rinnovata e messa in sintonia con l’attualità. Ogni nuova proposta porta con sè incognite e molto lavoro in più, ma è qui che possiamo fare la differenza. Da questa primavera, a Palazzo Altan, ha aperto il Museo tattile. In Italia ce n’è soltanto un altro, il Museo Omero ad Ancona, ma il nostro è l’unico che sa accogliere i visitatori e regalare loro un’esperienza multisensoriale unica. È stato un rischio, certo, perchè mettere a disposizione un palazzo così prestigioso per un progetto senza precedenti poteva rivelarsi azzardato. Ma abbiamo dato fiducia a una delle più belle realtà sociali e culturali del territorio, Polaris – Amici del Libro Parlato, che è stata in grado di mettere in piedi una macchina organizzativa dove il motore principale è rappresentato dalla passione e dall’altruismo. Una fiducia che è stata ampiamente ripagata e a goderne è tutto il sistema: il turismo, le persone con disabilità visive, le scuole e il tessuto commerciale. Insomma, un valore aggiunto per San Vito al Tagliamento e per il nostro territorio”.

Perchè Pordenone e i Comuni del Friuli Occidentale hanno meritato di diventare capitale italiana della cultura 2027?

“La forza del territorio, che non è solo di San Vito al Tagliamento ma anche di altri comuni che danno un apporto importante al progetto di Pordenone 2027, è l’essere riusciti a custodire, tutelare e coltivare una straordinaria unicità culturale. Qui, le diverse realtà particolari – quelle che Pier Paolo Pasolini temeva venissero distrutte dall’omologazione della civiltà dei consumi – hanno resistito e ora sono la nostra ricchezza più grande. Il Friuli Occidentale custodisce un patrimonio di tradizioni, saperi e creatività che, se messo in rete, può generare un’offerta culturale ricca e stratificata, capace di dialogare con il presente senza perdere la propria autenticità. Non penso solo all’Accademia d’Archi Arrigoni, con sede a San Vito ma che porta in tutta Italia concerti di musica classica di qualità elevatissima. Penso anche al Centro Studi Pasolini a Casarsa e al Craf di Spilimbergo, per fare degli esempi concreti. Poi c’è Pordenone che giustamente guida la squadra: Pordenonelegge, Cinemazero, Dedica, Le giornate del cinema muto e tanti altri assi da giocare”.

Storia, arte, musica e cultura sociale. Ma San Vito al Tagliamento si sta distinguendo anche per essere diventata la città dei festival. Perchè?

“Abbiamo fatto una scelta: quella di progettare e attrarre appuntamenti culturali che toccano argomenti diversi e utilizzano linguaggi culturali vari, facendo rete tra pubblico, privato e privato sociale. Questi momenti di pensiero, elaborazione e riflessione trasformano la città in una grande piazza aperta al confronto. Ad esempio, Tempo al Tempo, dal 29 al 30 marzo, esplora il valore del tempo in tutte le sue sfaccettature: dalla filosofia alla poesia, dalla musica al cinema, fino al cibo, con verticali di vino e formaggio. Poi c’è il Ribolla Gialla Wine Festival (31 maggio-2 giugno), che ha maturato esperienze importanti e rapporti con le cantine di tutta la regione e aziende leader sul panorama nazionale. Il Piccolo Festival del Cinema d’Animazione, a novembre, porta a San Vito un coro di voci e personalità provenienti da diverse nazioni con le loro produzioni cinematografiche d’autore. Infine, Palinsesti, la storica rassegna d’arte contemporanea – l’unica in Regione – è diventata un festival che coinvolge pubblico e artisti tra workshop, dibattiti e visite guidate alle mostre, con la rinnovata collaborazione con l’Università degli Studi di Udine e una grande novità: la collaborazione, confermata anche per ottobre 2025, con l’Accademia delle Belle Ar ti di Venezia. Tutto ciò non è slegato dal contesto di San Vito. Abbiamo voluto attrarre esperienze diverse e innestarle nel tessuto culturale cittadino. Credo sia stata una scelta azzeccata, come dimostra l’ampia partecipazione, in costante crescita, di un pubblico sempre più vasto. I festival generano un indotto importante e sono occasione di promozione territoriale”.

Sembra frutto di una strategia ben precisa. Qual è l’obiettivo che vi siete dati?

“Sì, c’è una visione chiara: investire in cultura genera un valore immenso. La cultura è conoscenza, e la conoscenza rende i cittadini più consapevoli. Ma è anche benessere, qualità della vita e senso di appartenenza. San Vito possiede una bellezza storica, artistica e architettonica che parla da sola: chi la scopre se ne innamora. Ecco perchè le nostre iniziative sono anche opportunità per far conoscere il nostro territorio, attirare nuove persone e lasciare loro il desiderio di tornare. Abbiamo un potenziale straordinario, ma ancora troppe poche persone lo sanno. Il mio compito è quello di mostrare a tutti il tesoro che abbiamo. Stiamo lavorando insieme a tanti sanvitesi, associazioni, commercianti e volontari che si mettono a disposizione per arricchire l’offerta. Le strategie sono importanti, ma senza una squadra che lavora con impegno e passione non si va molto lontano”.

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