La guerra fredda tra Cansiglio e Piancavallo e l’architettura del non-luogo

Le infrastrutture del Patto Atlantico disseminate sulle nostre montagne: piste di lancio e centri radar

di Carlo Sam

Tra un altipiano carsico e una dorsale prealpina c’è un paesaggio che parla piano. Per capirlo bisogna leggerne i segni: recinzioni logorate, plinti affioranti, piste di servizio che scompaiono nel bosco. Sono le briciole di una stessa storia: durante la Guerra fredda qui lavorava una macchina a tre ingranaggi, progettata per tenere il cielo al sicuro. Un ingranaggio era il Sito G, dove il Nike-Hercules poteva essere preparato al lancio; un altro il Sito J, nodo delle telecomunicazioni ACE-High; il terzo, più in quota, il centro radar/di tiro che vedeva, calcolava e decideva. Tre funzioni distinte, una sola architettura.
La logica di fondo era semplice e rigorosa: separare per proteggere. Il Sito G non cercava la scena ma l’efficienza—rampe, ricoveri, viabilità interna—disposti per pendenza e distanze di sicurezza. Il Sito J non aveva missili: era la “voce” del sistema, la dorsale radio che cuciva il Nord-Est al resto della rete Nato, alternando tratte in portata ottica e collegamenti troposcatter per superare l’orizzonte. Più in alto, il centro radar/di tiro era l’“occhio” e il “cervello”: inseguiva i bersagli, impostava l’ingaggio e lo trasmetteva. Il risultato era una catena di comando-controllo che, proprio perché frammentata nello spazio, risultava più robusta e meno vulnerabile.

Le infrastrutture del Patto Atlantico disseminate sulle montagne del Friuli Occidentale: piste di lancio e centri radar
Le infrastrutture del Patto Atlantico disseminate sulle montagne del Friuli Occidentale: piste di lancio e centri radar

Questa architettura tecnica stava in piedi grazie a una cultura operativa altrettanto solida: segretezza e sicurezza. Si lavorava per compartimenti: radaristi, missilisti, addetti ai calcolatori avevano compiti definiti e informazioni limitate al necessario. Le aree di lancio erano schermate da doppi perimetri, sorveglianza armata, pattuglie con cani; ingressi regolati e controlli h24. Dove era prevista la capacità nucleare, intervenivano i Custodial Team statunitensi con il sistema a doppia chiave sulle testate: uno strato in più di controllo che spiegava standard ancora più rigidi. In questa logica rientravano i depositi di “munizioni speciali” dell’Esercito, pianeggianti, mimetizzati, con perimetri multipli e presidio congiunto. Tra questi, ad esempio, il sito ALGOL di Codognè rimasto attivo fino al 1992, in cui erano stivate testate W31 testata a fissione “boosted” e le testate W70 in versioni Mod 1/2 con opzioni di resa multiple (fonti indicano fino a ~100 kt) e Mod 3 ER a radiazione potenziata (“neutron”), intorno a ~1 kt.
Dopo le dismissioni, il tempo inesorabilmente ha cambiato tutto, ma non ha cancellato tutto. Una parte di questo mondo è oggi leggibile e pubblica: sull’altopiano è stato recuperato l’Hangar del Cansiglio (conosciuto anche come “Hangar della Pace”), trasformato in auditorium e spazio espositivo dedicato alla memoria della Guerra fredda. Fuori si riconosce ancora la grande piastra di lancio; dentro, materiali originali e pannelli interpretativi spiegano come funzionava la macchina e perché quelle scelte contassero. È la dimostrazione che l’archeologia militare può diventare cultura condivisa, senza trasformarsi in turismo indiscreto.


Il valore di questi siti e delle loro storie oggi non sta nel cercare coordinate o varchi da cui entrarvi, bensì nel leggere il loro posizionamento nel paesaggio e indagarne la dimensione geopolitica nello scacchiere mondiale.
Così, il mosaico ritrova la sua immagine: Sito G come braccio operativo, Sito J come voce che tiene accesa la linea, il centro radar/di tiro come occhio e cervello; l’Hangar del Cansiglio come luogo pubblico dove questa vicenda viene raccontata; e, sullo sfondo, infrastrutture come ALGOL a ricordare il livello di allerta dell’epoca. Mettere in relazione questi tasselli significa restituire un’unica storia coerente: la deterrenza come progetto di sicurezza, paesaggio, tecnologia e disciplina.

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