Un’originale pubblicazione degli anni Quaranta, curata dalla ditta di autotrasporti che assicurava i collegamenti con la Val Cellina. Poco da invidiare ai moderni saggi in stile Lonely Planet
a cura di Italo Paties Montagner
Da tempo coltivo la grande passione nel raccogliere e catalogare documenti fotografici e cartacei che reperisco nei mercatini del Triveneto con lo scopo di condividere pubblicazioni, mostre e filmati e tramandare tutto quello che fa la Storia. Mi sono imbattuto in questo libretto di fine anni Quaranta, pubblicato dalla Stazione di Servizio di Autocorriere della Ditta Giacomo Giordani e figli, con sede a Claut con servizio di rimessa. Tale libretto veniva presumibilmente distribuito ai passeggeri che usufruivano del servizio di trasporto lungo la Linea Claut – Montereale e Claut – Longarone. Interessante la descrizione fatta dalla penna autorevole dello scrittore Giorgio Imperatori che descrive la Val Cellina e le sue principali attrattive turistiche con parole d’altri tempi. I disegni che illustrano il libretto sono opera di un noto artista-scultore pordenonese: il professor Ado Furlan. Eccone uno stralcio: “Ma venne la strada carrozzabile nel 1902-1903, ad irrorare di un flusso più denso di visitatori di valle. La strada, unica per arditezza e per l’orrido della Molassa, che ad ogni estate le automobili da turismo ne ridestano gli echi profondi, venendo sempre più numerose e sempre più da lontano da ogni provincia. Nelle Prealpi clautane numerosi i cacciatori di galli forcelli (selvaggina di gran lusso!). Altro scenario sono le vette come il campanile di Val Montanaia presso Cimolais per gli abili crodaioli, mentre per gli sciatori il Piano del Cavallo, Claut ed Andreis, inoltre per gli appassionati di pesca la chiarità cerulea del Torrente Cellina e le fonti termali della sorgente solforosa della Pussa in Val Settimana presso Claut; sono solo alcune delle caratteristiche di questa meravigliosa valle, son tanto poche le ore in auto da Venezia, o da Trieste o da Belluno, e la sosta sarà resa ancor più cara dall’ospitalità quasi istintiva dei Valcellinesi, gente diritta e adamantina come le sue pareti di roccia, serena ed aperta come le sue convalli ariose”. Inoltre è interessante leggere, come in una sorta di guida Lonely Planet ante litteram, le descrizioni dei servizi e disponibilità presenti nelle frazioni che partendo da Montereale a Cimolais valorizzano le attività presenti; dagli alberghi, trattorie, osterie, alimentari, macellerie, chincaglierie, servizi sanitari, farmacie, periti e dottori, coloniali e terraglie, benzinai, industrie del legno, dei liquori, cooperative, fruttivendoli, panifici, mercerie e tessuti e calzature, così descritte in un tempo ormai lontano. Era un’avventura in quel tempo percorrere a bordo della corriera, un Fiat 18 BL Omnibus, la forra dantesca della Valcellina, ora SP 251 Val Cellina – Val di Zoldo, fra anfratti, ponti sospesi, gallerie e panorami mozzafiato visti dalla strada ancorata alla roccia che ora, da oltre 20 anni, è preclusa e interdetta ai turisti in quanto pericolosa per continue frane incombenti da quando è stata sostituita dal nuovo traforo del Monte Fara inaugurato nel 1998, cancellando per sempre quei pochi chilometri danteschi di visione della forra. Ora la parte finale è percorsa nel periodo estivo da un trenino che porta i turisti fino al bivio della Molassa, dove si ammira la forra attraversando anche un ardito ponte tibetano. La parte iniziale, con la costruzione del nuovo bacino di Ravedis, è ancora chiusa e in parte inabissata in attesa della messa in sicurezza per un futuro percorso ciclo-pedonale. Quando il nuovo lago è al suo massimo invaso è ancora possibile ammirarla in canoa sino alla vecchia diga. Siamo certi che presto verrà restituita alla comunità intera in quanto patrimonio dell’Umanità.





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