La memoria degli anziani

di Gianni Sartor

Quante volte vi sarà capitato con un nonno o con un genitore di trovarvi di fronte ad un loro blocco momentaneo della memoria? Ad un ricordo che fatica ad affiorare? La percezione comune spesso considera la memoria degli anziani come meno efficiente o addirittura fragile con l’avanzamento dell’età. Se invece cominciamo a cambiare il nostro punto di vista ed iniziamo a valutare il cervello come un hard disk di un computer, magari ci rendiamo conto che, seppure questo disco sia di grandissima capacità, con l’esperienza e gli anni, si accumulano ricordi, conoscenze, abilità e competenze che costituiscono un patrimonio prezioso, ma che richiedono maggior tempo per essere estratti ed elaborati. Il cervello dell’anziano, ammesso che funzioni correttamente e non vi siano altre patologie, come un hard disk saturo può richiedere più tempo per trovare un file tra una moltitudine di dati accumulati. Questo non indica un deficit, bensì una diversa modalità di organizzazione dei dati. Così come un hard disk può essere migliorato con piccoli accorgimenti, anche la memoria degli anziani può essere efficientata con stimoli cognitivi, socializzazione ed attività intellettuali. Lo stesso processo è necessario nei bambini che invece, necessitano di stimoli per il motivo inverso, cioè la mancanza di informazioni. Le informazioni mature seppure rallentino i l disco fisso, anziché viste come una perdita di funzionalità, andrebbero valutate come eccesso e difficoltà di gestione del patrimonio cognitivo. Piuttosto che limitarci ad una visione deficitaria, dovremmo riconoscere che la memoria anziana funziona in modo diverso, ma ugualmente sofisticato e ricco, riflettendo sul vissuto e quindi prendendosi il tempo necessario per selezionare il ricordo giusto tra gli innumerevoli archiviati. In una vita frenetica come quella odierna dove la velocità è considerata un valore, siate indulgenti verso chi ha diversi gigabyte più di voi e magari si sforza per restituire qualità più che velocità.

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