Le amare erbe

Tutto esaurito al Teatro Ruffo di Sacile per il debutto di uno spettacolo che riporta in scena la tragica storia tutta pordenonese di Angioletta Delle Rive

a cura di Fanny Piccoli

Ieri sera al Teatro Ruffo di Sacile ho assistito al debutto di uno spettacolo che difficilmente dimenticherò. Un viaggio nel tempo che ci riporta alla Pordenone del 1650, quando l’Inquisizione aveva il potere di decidere del destino delle persone, spesso sulla base di semplici voci e paure popolari.

La storia di Angioletta Delle Rive e di sua figlia Giustina è una di quelle vicende che ti stringono il cuore. Due donne rimaste sole dopo la morte del padre di famiglia, costrette ad arrangiarsi per sopravvivere: sistemavano ossa, curavano con le erbe, aiutavano nelle faccende domestiche. Attività innocenti che, in mancanza della protezione di una figura maschile e nel clima di paura dell’epoca, diventarono la loro condanna.

La tragedia cominciò in modo quasi grottesco: un’amica di Angioletta, avvisata di non mangiare un ravanello perché le avrebbe fatto male, ricevette persino del pane da Angioletta stessa affinché non lo mangiasse. Ma l’amica consumò il ravanello lo stesso, si sentì male e davanti a tutti iniziò a urlare accusandola di stregoneria. Pur scusandosi in seguito, ormai la voce si era diffusa come un incendio. Qualcuno sosteneva che il proprio figlio era morto perchè Angioletta gli aveva lanciato un malocchio, qualcun altro sosteneva che dopo averci avuto a che fare si era ammalato. Come una macchia d’inchiostro che si allarga, le accuse si moltiplicarono inesorabilmente.

Francesco Loredan, il provveditore veneto (all’epoca Pordenone era parte della Repubblica di Venezia), le fece arrestare e, quando il procedimento passò al tribunale ecclesiastico della Santa Inquisizione, le due donne vennero condotte in carcere. Sebbene neppure una quarantina di testimonianze e mesi di interrogatori avessero portato a prove sufficienti, Angioletta morì in carcere nel gennaio 1651, senza che venisse mai celebrato un processo. Solo Giustina fu rilasciata, con la promessa di non aiutare più gli altri con le erbe.

Lo spettacolo del Gruppo Teatro e Musica “Parole Note” di Roveredo in Piano è stato semplicemente straordinario. Gli attori, guidati dall’impeccabile Alfredo Grazzioli, erano talmente immersi nei loro personaggi che sembrava davvero di assistere a quella pagina drammatica della nostra storia locale. Il lavoro di Vincenzo Muriano alla regia e dei curatori Ilaria Pacelli, Alessandra Zeni e Alessandro Gennaro ha dato vita a un’opera di grande rigore storico e filologico, basandosi sul libro “Le amare erbe” di Ornella Lazzaro – presente al debutto – che raccoglie documenti e atti processuali originali.

Particolarmente apprezzabile l’uso della lingua dell’epoca, che ha reso tutto ancora più autentico e coinvolgente. I costumi curati da Anna Fadelli per Chimera Stile hanno completato perfettamente l’atmosfera.

Non perdetevi il prossimo appuntamento!

Se non siete riusciti a vedere lo spettacolo ieri sera, avete un’altra occasione: sabato 29 novembre al Teatro Gozzi di Pasiano.

Vi consiglio caldamente di andarci. È uno di quegli spettacoli che non solo intrattengono, ma fanno riflettere su quanto fosse facile, in passato (ma forse anche oggi?), distruggere vite innocenti sulla base di superstizioni e della paura del diverso. Una storia che ci ricorda quanto sia pericolosa la diffusione incontrollata di voci e accuse, e l’importanza di difendere sempre la dignità e i diritti di chi è più vulnerabile.

Non mancate!

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