di Gianni Sartor
Nel corso della vituperata prima repubblica, ammesso che poi ce ne sia stata una seconda e pure una terza come vogliono farci credere, nelle elezioni di qualsiasi livello, si presentavano le liste dei vari partiti: DC, PCI, PSI, PSDI, PLI, PRI ecc.. Le liste civiche erano delle eccezioni ed erano rarissime. Oggi, soprattutto per le elezioni comunali, proliferano le civiche più estemporanee e raramente, compaiono i simboli dei partiti, salvo forse il simbolo della Lega che resiste abbastanza nelle competizioni locali. Mi sono chiesto sempre più spesso il perché di questo mutamento. Forse qualche candidato si vergogna della tessera che porta in tasca? Mesi fa allora ho chiesto ai miei colleghi di consiglio comunale di Zoppola di dichiarare eventuali tessere di partito o l’appartenenza ad associazioni di valenza nazionale premurandomi di dichiarare personalmente la sola tessera dei donatori sangue AFDS. Nessuna risposta. Credo che quando una persona ricopra cariche elettive dovrebbe palesare la propria adesione ad un partito o ad una associazione, sia essa massonica o comunque che abbia degli scopi a livello sociale. Qualcuno ha risposto che sono cose private oppure che la gente sa già senza che vengano dichiarate. Un atteggiamento che non ho difficoltà a definire ipocrita e pusillanime, quasi che appartenere ad un partito sia una questione intima di cui vergognarsi. Poi, visto alcuni accordi contro natura tra destre e sinistre forse ho capito il senso delle liste civiche che in questi casi assumono più il valore di liste ciniche. Il senso è quello di tenersi le mani libere per lasciare aperte ipotesi di accordi fantascientifici e soprattutto tenere fuori dall’imbarazzo le segreterie provinciali e regionali dei partiti. Insomma il sano civismo che diventa ipocrita cinismo. A volte si giustificano accordi ingiustificabili per una qualche emergenza da superare, molto più spesso, dopo gli aumenti consistenti determinati dalla regione per gli amministratori comunali, per questioni di “stipendietto comodo” o perché qualcuno si gonfia come un ranocchio diventando assessore. All’interno di queste liste , è vero, molti non sono tesserati ed interpretano realmente lo spirito del civismo, ma chi decide le sorti politico amministrative sono quasi sempre quelli che bazzicano i partiti e che sono sempre pronti a rinnegare la maglietta a seconda delle offerte. Alle strutture dei partiti regionali e nazionali (in attesa del ripristino delle Provincie) non interessano i loghi a livello comunale, l’importante è avere le pedine giuste al posto giusto per poter controllare senza comparire ufficialmente e permettersi di portare avanti accordi che sarebbero risultati impossibili 30 anni fa. Insomma, sono finiti i tempi di Costantino, quando la notte prima della decisiva battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, vide una Croce in cielo con la scritta: “In hoc signo vinces”. Prima della battaglia fece dipingere una croce sugli scudi dei suoi soldati, vinse e si prese Roma. Oggi questi simbolismi non servono più; una volta sconfitti dal presunto avversario, c’è sempre il tempo di rientrare neanche dalla porta di servizio, ma direttamente dalla porta principale.




Come quei personaggi che non hanno il coraggio di affermare: SONO ANTIFASCISTA.
Un democratico vero deve dichiararsi antifascista ed anticomunista infatti.