Leggere e conoscere, il primo passo verso la pace

Si dice che la prima vittima della guerra sia la verità. E infatti tutte le guerre sono costruite da sempre su montagne di menzogne. Da sempre sono nient’altro che assassinio e rapina. Da sempre le decidono le élite e le combattono i popoli. Da sempre il loro viatico necessario è fatto di bugie e mistificazioni sistematiche, ben costruite e sapientemente diffuse, indispensabili per convincere la gente ad andare ad ammazzare e a farsi ammazzare. I quattro pilastri della narrazione bellica sono: la guerra è inevitabile; il nostro nemico è un mostro, crudele, disumano e bugiardo; noi siamo dalla parte giusta della storia; noi sicuramente vinceremo o – in corso d’opera – stiamo vincendo. Il cemento che tiene uniti i quattro pilastri è la paura. La gente comune per ammazzare e farsi ammazzare deve tremare di paura. La paura primordiale che il nemico venga ad ucciderci, a distruggere le nostre case, a stuprare le nostre figlie e le nostre mogli, a portare via i nostri figli. Nel mondo di oggi, oggi più che mai, questa architettura di menzogne e la paura che la tiene in piedi, possono essere smantellate solo attraverso la conoscenza. Il problema è che nel mondo di oggi, oggi più che mai, conoscere la verità è un’autentica impresa. A prescindere dall’età, da dove abitiamo e dal lavoro che facciamo, leggiamo e scriviamo incollati agli schermi come non mai nella storia dell’umanità; eppure siamo sempre più ignoranti. Incapaci di distinguere il vero dal falso nel diluvio delle informazioni, delle narrazioni, delle cazzate che ci piove addosso ogni giorno. Le uniche due cose che nel mondo di oggi potrebbero (forse) allontanare la guerra non sono internet e l’intelligenza artificiale, ma due scienze antiche: la filosofia e la filologia. La filosofia come amore per il sapere, per la ricerca e per l’indagine, alimento del pensiero critico. La filologia come studio e comparazione delle fonti, come la curiosità di dare ascolto a più voci, di prestare attenzione anche a quello che dice chi sta dall’altra parte. L’unica strada, l’unico mezzo a disposizione di noi, persone comuni, che potrebbe (forse) scongiurare la guerra è il diritto-dovere di leggere, informarsi e conoscere. Come tradizione, abbiamo dedicato la copertina e l’apertura del numero di settembre a pordenonelegge. Abbiamo fatto nostro uno slogan pensato dai creativi dello stesso festival: A Pordenone vogliamo leggere in pace. Aggiungiamo che, per poter continuare anche in futuro a leggere in pace, è proprio il caso che… iniziamo a leggere.

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Editoriale del direttore Piergiorgio Grizzo nel numero di settembre 2025

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