di Gianni Sartor
Guelfi contro Ghibellini, Montecchi contro Capuleti, comunisti contro fascisti, credenti contro non credenti, Coppi contro Bartali, milanisti contro interisti, vax contro no vax, Russi contro Ucraini, Israeliani contro Palestinesi. Potrei andare avanti per una pagina intera per dimostrare come in Italia ci sia il brutto vizio di spingere le persone a dividersi in tifoserie accanite e sprecare energie in schieramenti opposti senza la capacità di affrontare un ragionamento equilibrato ed analitico. Sembra quasi che uno dei vizi italici sia quello di essere obbligati a stare da una parte o dall’altra e la politica ed il mondo della sedicente cultura non fanno nulla per evitare queste divisioni, anzi, sembrano quasi fomentarle. In questo contesto estremizzato che dura da secoli, il grande assente è il dubbio. Tutti sembrano attraversati solo da granitiche certezze e si posizionano sulle barricate ideologiche pronti a cadere eroicamente in battaglie che sfiniscono entrambi gli schieramenti. Ma il dubbio sarebbe un invito a non accettare acriticamente le prime risposte e a non fossilizzarsi sulle proprie convinzioni evitando il fondamentalismo ed il dogmatismo. Il dubbio è una ricerca personale, quindi non collettiva, alla ricerca della verità e della conoscenza, che non si ferma alle apparenze, ma con fatica, si impegna nell’approfondimento. Siccome il dubbio costa fatica intellettuale, l’italiano medio preferisce indossare una maglietta piuttosto di un altra preferendo pigrizia e rassegnazione. Eppur Dante Alighieri nel Canto XXVI dell’Inferno aveva sintetizzato tutto in una frase: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Questo verso è pronunciato da Ulisse per spronare i suoi compagni a intraprendere l’ultimo, audace viaggio oltre le Colonne d’Ercole, un atto di coraggio guidato dalla ragione e dalla sete di sapere. Sono passati 720 anni, ma ancora il messaggio del Sommo Poeta non è stato metabolizzato e pure lui, scegliendo i Guelfi piuttosto che i Ghibellini non si sottrasse a questo schema. Chi dubita non si inganna, i possessori di certezze granitiche sono quelli che presto o tardi portano le democrazie alle dittature, poco importa se siano rosse o nere. Il dubbio costruttivo porta ad avere convinzioni senza essere fanatico senza fermarsi alle prime risposte semplicistiche, quindi, viva il dubbio. Scriveva Giacomo Leopardi: “La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando”. In quest’epoca dominata dalle certezze effimere, il dubbio viene considerato un’eresia, ma se ci pensiamo bene, l’evoluzione scientifica e culturale sono sempre state determinate da qualche pecora nera mossa da un dubbio. Cogito, dubito, ergo sum.




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