di Gianni Sartor
Intelligenza artificiale. L’argomento tiene banco tra entusiasmi e paure ed è ormai diventato oggetto di discussione anche tra il popolo del terziario arretrato che naturalmente non conosce l’argomento anche nelle sue caratteristiche basiche. Ma come possiamo spiegare l’intelligenza artificiale quando nell’affrontare le rotonde, gran parte degli automobilisti che devono proseguire dritti, non capiscono che devono occupare la corsia esterna senza invadere quella interna destinata a coloro che devono svoltare a sinistra? Nella mia carriera professionale ormai indirizzata alla (si spera), quasi agognata pensione, ne ho visti casi di intelligenza artificiale, ancora prima che facesse capolino nelle nostre vite di tutti i giorni. Quando lavoravo in azienda, ho conosciuto dei precursori destinati a rimanere nell’anonimato ed a non potersi vantare di essere stati i primi a scoprire questa nuova frontiera. Il meccanico di officina che, spaventato dall’evoluzione tecnologica si lamentava perché “xe drio a cromar l’omo”. Un altro, che alla vista del nuovo capannone e meravigliato della sua ampiezza, diceva che “al paron ghe servirà i rolex tai pie par girarlo tuto”. Uno che, parlando di impianti elettrici di automezzi pesanti, mi riferiva di aver fatto “13 trasfusioni da 24 a 12 volt” ed un altro che, in una trasferta in Germania “gaveva magnà una crostata con le patate che la gera la fine del mondo”. Un altro che invece aveva mangiato una “trota salmonellata” che aveva mille gusti. Uno che ad una mia affermazione rispondeva: “in effetti l’ingegner me gaveva messo un pulcino nell’orecchio”. Potrei citare decine di questi casi di “intelligenza artificiale” per arrivare fino alla mia ultima esperienza lavorativa: ad esempio quando un cliente mi si è presentato in negozio dicendo che “me se gà blocà el sistema imperativo” oppure quello che voleva “resentar el telefono perché me lo gà dà me fiol”, quello che aveva “fat un casin con uosapp” o che “ghe zera cascà el telefonin nel cesso”. Tutte persone che non hanno alcuna dimestichezza con queste nuove tecnologie, ma che dal punto di vista pratico e nel loro settore, davano i punti a molti laureati. Sono convinto che l’intelligenza artificiale ci renderà ancora più pigri di quanto già lo siamo e farà perdere molte professionalità guadagnate sul campo. Ma questo è il progresso, quindi sicuramente nasceranno nuove professioni e proseguiremo nella lunga strada dell’instupidimento globale. Avremo dei nuovi Zanussi, Savio, Locatelli però artificiali ed anche se saranno tecnologicamente perfetti, continuerò a preferire gli originali perché, anche la possibilità dell’errore umano ha il suo fascino e mette in moto la fantasia per trovare le soluzioni corrette. Ecco, il grosso limite dell’intelligenza artificiale sarà proprio quello di percorrere un binario codificato ammazzando la fantasia ed il colpo di genio di pochi “intelligenti reali”.




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