Malattia e maternitá gravano ancora sulle piccole aziende. L’INPS? Non pervenuta!

di Renato Della Ragione

Siamo sotto Natale e le favole a lieto fine fanno sempre piacere. Ha destato ammirazione l’azienda del Pordenonese che, una volta esaurita la copertura INPS, si è accollata i costi del collaboratore colpito da una pesante malattia.

E’ scomodo, ma un approfondimento è doveroso. Avrebbe potuto fare lo steso un artigiano o un piccolo commerciante ?

Vediamo cosa accade quando un dipendente si assenta dal lavoro per un lungo periodo. L’INPS interviene per 6 mesi, ma in ogni caso il dipendente matura ferie, permessi, TFR ed in ogni caso sull’azienda grava in media (dipende dalla durata e dal contratto di lavoro) il 25% del costo del dipendente. Mentre per le aziende dimensionate il costo si esaurisce in questo, per le piccole aziende sorge il problema della sostituzione del dipendente in malattia. Se si tratta di un lavoratore non specializzato si può ovviare in qualche modo, ma quando si assenta un lavoratore specializzato, per una piccola azienda il problema è quasi irrisolvibile. Una persona specializzata non è sostituibile per brevi periodi. Ed è questo il maggior danno per le piccole imprese.

Identico discorso vale per le maternità. Questo comporta disagi e danni per tutti. Perché i sindacati e le associazioni di categoria non intervengono e non chiedono a gran voce una riforma? Forse perché è scomodo ? Forse perché i sindacati stessi strumentalizzerebbero la questione ?

Risolvere questi disagi sarebbe molto semplice. Basterebbe rendere “neutra” per le piccole aziende (quelle con meno di 30 dipendenti) la malattia e la maternità. L’INPS (o uno degli enti parassitari creati ad hoc per garantire “sedie” a politici e sindacalisti “trombati” i cosiddetti enti bilaterali – finanziati obbligatoriamente da imprese e lavoratori) dovrebbe corrispondere integralmente l’indennità di malattia e maternitá ai lavoratori (senza costi per le imprese), mentre alle imprese dovrebbe riconoscere il costo della formazione per i lavoratori in sostituzione. Logicamente i costi di formazione interni e non quegli inutili corsi di formazione creati per alimentare un’economia parassitaria (chi sa fa chi non sa insegna).

Questo comporterebbe molti benefici: il lavoratore assente, avrebbe la serenità di non creare un danno all’azienda e la certezza del mantenimento del posto di lavoro; il sostituto si troverebbe a ricevere una formazione da stipendiato con la alta probabilità di essere stabilizzato in azienda o comunque di trovare un posto di lavoro una volta terminata l’esperienza, in quanto già formato; l’azienda avrebbe minori disagi e minori costi derivanti dall’evento.

Semplice no? E perché non si mette in pratica ? Perché si continua a far gravare la malattia su aziende e lavoratori? Quanto alla maternità, ci lamentiamo che calano le nascite, ma come può una lavoratrice di una piccola azienda affrontare con serenità la gravidanza quando è conscia dei disagi che comporta per l’azienda il suo sacrosanto diritto di essere mamma?
Niente da fare, per tutelare la maternità si ampliano i congedi parentali così da creare un ulteriore danno alle piccole aziende.
Bando all’ipocrisia, qualcuno deve dirle queste cose.
E piantiamola di fare i buonisti esaltando la condotta di qualche grossa azienda che ha le risorse per fare la “buona azione” natalizia, mentre i “piccoli” si svenano.

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