Esposte anche le creazioni realizzate per grandi pellicole cinematografiche come “Braveheart”, “Il mestiere delle armi”, “Romeo e Giulietta” e “Robin Hood”
a cura di Mario Fracas
Nella storia, le armi non sono state solo strumenti militari volte a sottomettere l’avversario sul campo di battaglia, ma un vero e proprio simbolo poliedrico di potere e mistero, capace di condensare in sé significati profondi che vanno ben oltre la loro funzione bellica. In molte culture la spada è sacra, legata a riti iniziatici, a giuramenti solenni, a poteri ultraterreni. È l’oggetto che separa l’uomo comune dall’eroe, il passato dal futuro, a volte due mondi diversi, come quando, nella Genesi (Gn 23-24), a guardia del giardino dell’Eden, dopo la cacciata di Adamo ed Eva vi sono Cherubini con spade fiammeggianti. Nella mitologia norrena alcune spade acquisiscono nomi propri, come Gramr, che era il nome della spada che Sigfrido usò per uccidere il drago Fáfnir. Interessante vedere come quest’arma era stata conficcata dal Dio Odino, che l’aveva forgiata, in un ceppo da cui nessuno riusciva ad estrarla, motivo ripreso dalla saga di Re Artù in cui il destino regale del protagonista venne rivelato dal fatto che riuscì ad estrarre la spada Excalibur dalla roccia in cui si trovava saldamente piantata. Dal punto di vista tecnico, la storia delle armi è intrinsecamente legata ai progressi tecnologici e alla conoscenza dei materiali. La capacità di lavorare il metallo è stata una delle pietre angolari dello sviluppo delle civiltà e della loro resilienza di fronte alle sfide del tempo ed una prospettiva privilegiata per apprezzare il livello tecnologico di una cultura è rappresentata dalla produzione armiera.
Su questo retroterra storico e tecnico è stata istituita nel 2024 la mostra intitolata “I Bagliori dell’Acciaio”. La collezione di Fulvio Del Tin, Armi Antiche dal 1965 ad oggi” è esposta a Palazzo d’Attimis-Maniago nella piazza centrale di Maniago e resterà aperta fino a fine 2027. Fulvio negli ultimi anni aveva già maturato l’idea di fare un museo con le sue opere che aveva tutte ammassate nel poco spazio della piccola sala espositiva presso il suo laboratorio. L’amico Flavio Rosolen che fa parte di Ascom, da molto tempo suggeriva e sosteneva questa mostra che può dare un valore aggiunto alle cose che Maniago già offre ai visitatori. Così a inizio del 2024, il Comune di Maniago, in particolare nella persona dell’assessore Zilli ha proposto di realizzarla e Fulvio, accogliendo favorevolmente la richiesta l’ha messa a disposizione della comunità. E’ una mostra della durata di tre anni, ma è stata concepita per essere un vero museo. Questa raccolta di armi e armature che è il frutto di molti anni di lavoro, è basata sull’accurato studio delle armi custodite in musei e collezioni private e per questo le opere di Del Tin vengono apprezzate nel mondo dai collezionisti, dai rievocatori e a volte esposte nei musei. La sua collezione ha iniziato a formarsi a partire dal 1990 quando a Fulvio veniva chiesto di produrre delle armi per la grande mostra “I Longobardi” a Villa Manin di Passariano e a Cividale. Poi sono seguite altre richieste per mostre anche tematiche e a scopo didattico e culturale, da enti e associazioni in varie parti d’Italia. La sua collezione che anche per queste mostre è cresciuta di anno in anno, oggi conta circa 450 pezzi di cui 300 sono esposti a Palazzo d’Attimis. Il percorso espositivo che si è avvalso della preziosa collaborazione di rinomati professionisti quali Massimiliano Righini, oplologo e curatore della mostra e di Gianfranco De Cao, scenografo museale, offre ai visitatori un percorso esperienziale ed immersivo. Le armi non vengono presentate come oggetti isolati, ma immerse nel loro contesto storico e sociale. Si evidenzia, attraverso opportuni pannelli esplicativi, come una determinata spada o ascia fosse parte integrante delle tattiche militari, delle strutture sociali e dei valori culturali di un’epoca. Le varie sezioni ripercorrono alcune tappe di storia e preistoria dall’età del ferro al XVII secolo. All’origine della mostra c’è la passione di Fulvio Del Tin, che da 55 anni si dedica alla realizzazione di questa peculiare tipologia di prodotti. Nel contesto del Distretto Industriale di Maniago, rinomato globalmente per l’eccellenza nella produzione di coltelli, la differenziazione della tipologia dei prodotti e dei processi produttivi si rivela una strategia vincente per ritagliarsi una nicchia in un mercato sempre più competitivo. Fulvio racconta: “La mia attività raccoglie l’eredità e la tradizione della coltelleria locale, ma ha preso una direzione diversa quando nel 1965 mio papà Silvano che lavorava assieme a fratello maggiore, per hobby ha riprodotto alcune cose viste nei musei. Ottenendo un grande successo ad una mostra a Firenze ha subito deciso di abbandonare la coltelleria per intraprendere questa nuova strada. E’ stata una svolta della ditta Del Tin, che ha iniziato a dedicarsi a tempo pieno alla riproduzione di armi antiche. La bottega di mio padre si era trasformata da piccola fabbrica ad un laboratorio dove l’expertise artigianale e la conoscenza metallurgica si affiancano alla ricerca storica e oplologica per dare vita ad oggetti quanto più possibile fedeli agli originali. Mi sono appassionato vedendo le loro opere e così nel 1970 mi sono unito a loro nel lavoro”. A “I Bagliori dell’Acciaio” non manca una sala dedicata alle armi Del Tin per il cinema, utilizzate in pellicole di grande successo, come Braveheart di Mel Gibson, e Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, Romeo e Giulietta, Robin Hood con Kevin Kostner e vari altri. “Certo vedere la mie creazioni sul grande schermo è sempre stata una gioia – conclude Del Tin – sono anche contento che le mie opere siano apprezzate un po’ in tutto il mondo. Perché, nel corso degli anni, ho spedito le mie spade in molti paesi, dalla Nuova Zelanda al Nord America. Per questo, ispirandomi alle parole di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, posso affermare che: Sulle mie spade non tramonta mai il sole”.





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