Nel chiostro della biblioteca il “consolato” dell’ospitalità pordenonese

Tra cocktail e pappagalli l’insolito locale di Antonio Mazzucchin ha rivitalizzato uno degli angoli più suggestivi della città

a cura di Piergiorgio Grizzo

Nel cuore del cuore di Pordenone, nel chiostro di quell’edificio che fu nei secoli prima un convento, poi un tribunale e che oggi ospita la biblioteca civica, c’è il bar “Le ciaccole”, aperto nel 2017 da Antonio “Toni” Mazzucchin, bartender nato a Pordenone e maturato come professionista all’estero, il quale dopo aver fatto il globetrotter per mezza Italia e poi a Londra, Barcellona e in Estremo Oriente (Singapore, Pechino, Shangai) ha deciso di ritornare a casa. “È successo quando é nata mia figlia Francesca. Avevo 40 anni – racconta – la nascita di un figlio é un buon motivo per una scelta di vita radicale. Ho preso inizialmente la direzione di un locale che non stava andando benissimo, riuscendo a rilanciarlo, poi ho accettato la sfida che mi aveva lanciato l’allora sindaco Alessandro Ciriani: prendere in gestione il bar del chiostro, che era chiuso da due anni con una serie di aste che erano andate tutte deserte”.

La stessa carriera di Antonio (classe 1975) dietro il bancone di un bar è nata per una sfida, quella lanciata da mamma Teresa, all’indomani di una cocente bocciatura all’Istituto Professionale di Stato. “Per stuzzicarmi mi disse in modo diretto che non avrei mai combinato niente di buono nella vita e quell’estate mi spedì a lavorare in un ristorante. Lì, a 15 anni, lavorando dietro il banco, a contatto con la gente, nacque la mia passione per questo mestiere”.

L’incontro con Patrizia Sinigallia, nome illustre nel mondo italiano dei bartender, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco e nel 1999, dopo aver vinto il suo primo campionato italiano di barman, Mazzucchin ha iniziato a girare per il mondo. “Vinsi con il cocktail, che avevo inventato, Sara, a base di fragola, maraschino, limoncello e vodka, e poi arrivai fino alla finale internazionale a Gran Canaria”. In tutto ha vinto 7 campionati italiani e partecipato a 7 finali internazionali dell’IBA (International Bartender Association), vincendo ogni volta dei contratti di lavoro proposti dagli sponsor per lavorare in alcune delle città e dei locali più alla moda del momento. “Andavo in un locale appena aperto e stavo lì sei mesi per avviarlo e per formare il personale”.

In seguito ha messo la sua esperienza a disposizione di vari istituti alberghieri italiani e svizzeri, lavorando come docente e formando circa 600 allievi. Mazzucchin, che peraltro può fregiarsi del prestigioso titolo di Console dell’Ospitalità Italiana all’Estero, ha rivitalizzato un angolo di Pordenone tra i più antichi e suggestivi, che oggi, grazie anche alla originalità del suo locale (famoso per i cocktail ma anche per l’insolita presenza di Yago e Gingle, una coppia di pappagalli amazzonici, che spesso svolazzano liberi), é un crocevia di studenti, di cultura, ma anche di socialità e di aggregazione.

“A Pordenone si sta bene, ci sono ottime condizioni per lavorare bene, anche se ovviamente tutto è perfettibile. Nel mio settore, per esempio, manca ancora una buona sinergia tra colleghi, un coordinamento. Inoltre si guarda poco alla qualità, e intendo proprio alla qualità delle materie prime, perché spesso si pensa solo al guadagno immediato. Questo è un mestiere che devi amare perché è totalizzante, ma è anche uno degli ultimi dove l’aspetto umano continua a fare la differenza. Oggi vedo tanti piccoli San Marino, ossia tante persone sole, introflesse. C’è sempre più bisogno di una coccola, di un po’ di attenzione, di una parola gentile e noi bartender su questo siamo molto preparati”.

 

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