Il bronzo olimpico di Tokyo si racconta tra carriera, ritiro e nuovi progetti
di Fanny Piccoli
Mirko Zanni si ritira. Il campione olimpico di Tokyo 2020, nato a Pordenone il 16 ottobre 1997, ha scelto di chiudere con l’agonismo a quasi 28 anni. Uno dei più grandi protagonisti della storia recente della pesistica italiana, ha costruito la sua carriera alla Pesistica Pordenone sotto la guida del maestro Dino Marcuz e di Luigi Grando, due figure che — come lui stesso racconta — sono state molto più di semplici allenatori. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere insieme una carriera straordinaria e scoprire cosa gli riserva il futuro.
Come è iniziato tutto? Raccontaci dei tuoi inizi, anche il ruolo della famiglia.
“Alle medie amavo la pallavolo, l’ho fatta per quattro anni a Cordenons. Poi mio padre — che ha fatto tanti record italiani nel powerlifting e nel bodybuilding — mi ha portato in palestra con la scusa del potenziamento. Anche mia madre non scherzava: record italiani nell’atletica leggera e convocazioni in nazionale. Lo sport ce l’ho proprio nel sangue. All’inizio facevo tutte e due le cose, ma dopo la mia prima gara di pesistica — avevo 13 anni, era il 2011 — i complimenti che ho ricevuto mi hanno convinto che quella era la strada. Per la pallavolo l’altezza non mi aiutava, così ho scelto il bilanciere. Non me ne sono mai pentito.”
Nessun rimpianto per aver lasciato la pallavolo?

“Vedendo come sono oggi, assolutamente no.”
Quando hai capito di poter arrivare davvero in alto?
“Il 2014 è stato l’anno di svolta. Ho vinto tutti gli italiani di categoria — under-17 e junior — e soprattutto ho conquistato le mie prime medaglie internazionali importanti: medaglia agli Europei under-17 e bronzo alle Olimpiadi Giovanili di Nanchino.”
Che ricordo hai di Nanchino?
“Ero forse troppo piccolo per rendermi conto davvero di quello che stava succedendo. Ancora oggi mi sembra di aver vissuto un’altra vita. La verità è che non ho mai compreso appieno l’importanza dei miei risultati — forse perché per me l’importante è sempre stato l’impegno che ci metti, non il valore della medaglia in sé. Senza dedizione e allenamento non arrivi da nessuna parte, il talento da solo non basta.”
Parlami del tuo rapporto con Dino Marcuz e Luigi Grando. Quanto hanno contato nella tua carriera?
“Sono stati fondamentali, in modi diversi ma complementari. Dino mi ha allenato fino al 2015, poi sono passato con Luigi, ma Dino non si è mai allontanato — è sempre rimasto lì in palestra, sempre il mio punto di riferimento. Con lui il rapporto è stato di amore e odio, nel senso più bello del termine: è un maestro esigentissimo, che non si limita alla tecnica ma si interessa di tutto, della scuola, di come vivi fuori dalla palestra. Ci sono stati momenti in cui ero stanco e avrei voluto tirare i remi in barca, ma lui non mollava mai. E col senno di poi aveva sempre ragione. Mi ha dato tanto dal punto di vista tecnico, ma ancora di più da quello umano. Mi reputo fortunatissimo di aver avuto entrambi.”
Tokyo 2020, rinviata al 2021 per il Covid. Come hai vissuto quell’attesa?
“Nel 2020 ero in forma strepitosa, forse la migliore della mia carriera. Quando hanno annunciato il rinvio mi sono chiesto cosa sarebbe successo se avessi gareggiato quell’anno. Però è inutile speculare — probabilmente anche i miei avversari erano altrettanto in forma nel 2020. L’anno in più di attesa non ha cambiato gli equilibri. E alla fine è andata bene, quindi non mi lamento.”
Quella gara a Tokyo è stata la più bella della tua carriera?
“Sì, direi di sì. Anche le Olimpiadi Giovanili hanno un posto speciale nel cuore, perché lì è iniziato tutto — ma ero forse troppo giovane per viverlo appieno. Tokyo è stato il momento più alto. E poi dopo la mia medaglia sono arrivate anche quelle dei miei compagni, è stato un momento bellissimo per tutto il gruppo.”

Dopo Tokyo hai continuato, cambiando categoria per puntare a Parigi 2024. Com’è andata?
“Il cambio di categoria è stato il nodo principale. A Tokyo gareggiavo nei 67 kg, che erano la mia categoria ideale ed ero competitivo al massimo. Per Parigi la categoria è stata eliminata e sono passato ai 73 kg. Ho fatto anche buoni risultati — argento agli Europei — ma alla fine sono arrivato undicesimo su dieci posti disponibili per la qualificazione olimpica. Una posizione sola. Aumentare così tanto di peso in età agonistica avanzata è complicato: il corpo non risponde come quello di un 18enne.”
Quella mancata qualificazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
“In parte sì. Io sono una persona ipercompetitiva. Allenarmi senza puntare alle Olimpiadi, dopo 14 anni di sacrifici, non mi dava più la fame giusta. E senza quella fame è difficile allenarsi davvero. Ho capito che era il momento di fare un passo indietro.”
Fisicamente come stai?
“Bene, per fortuna. In 14 anni di carriera non ho mai avuto nulla di grave. Considerando quello che ho chiesto al mio corpo, mi reputo molto fortunato. Devo molto al metodo di allenamento di Dino e Gigi: non ho mai forzato quando non si doveva. Inoltre devo assolutamente ringraziare l’Esercito, che in tutti questi anni mi ha sempre consentito di allenarmi in serenità. “
E adesso? Cosa fa Mirko Zanni?
Da qualche mese sono impegnato con il progetto GiocaFIPE, l’attività promozionale della Federazione dedicata ai più giovani. Ho girato quasi tutte le scuole della provincia, sei ore al giorno a insegnare ai bambini i fondamentali della pesistica. È stato intenso ma bellissimo — mi piace moltissimo lavorare con i ragazzi, penso sia importante spronarli a fare sport. Sono nato e cresciuto in una famiglia di sportivi, ho vissuto così da sempre e voglio trasmetterlo. Il mio futuro passa anche dall’Esercito, di cui faccio parte da anni. Non è semplice trovare una nuova collocazione dopo tanti anni di agonismo ad alto livello, ma sono sereno. Ho quasi 28 anni e tanti progetti davanti.
Parlare con Mirko Zanni lascia un’impressione difficile da dimenticare. Dietro il campione olimpico c’è un ragazzo semplice, genuino, che parla dei suoi successi con la stessa naturalezza con cui racconterebbe una giornata qualunque. Umile, appassionato, professionale — e con una simpatia spontanea che conquista. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma una cosa è certa: chiunque abbia avuto la fortuna di incrociare la sua strada — in palestra, in pedana o nelle scuole — sa già che Mirko Zanni dà sempre il massimo.
In bocca al lupo, campione.




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