Il medico dello sport, Ciro Francescutto ha elaborato il progetto “Curati con stile”, che interessa anche Piancavallo. “L’attività fisica condotta in un ambiente bello ed emotivamente stimolante può essere una panacea”
a cura di Piergiorgio Grizzo
Intrecciando le proprie competenze professionali con la grande passione per la montagna, i trekking e la vita all’aria aperta, Ciro Francescutto, medico dello sport ed ex diabetologo dell’Azienda Sanitaria di Pordenone, ha creato il progetto “Curati con stile”. “Tutto è nato durante la mia esperienza come diabetologo all’ospedale di Maniago – racconta – sia il mio avvicinamento alla montagna, sia la consapevolezza che l’attività fisica condotta in un ambiente bello ed emotivamente stimolante può essere una panacea”. Il diabete mellito, praticamente sconosciuto fino a 60-70 anni fa, è una piaga dei nostri giorni e spesso l’anticamera di molte altre patologie ancora più pericolose. È causato da sedentarietà ed eccesso alimentare. “Come medico invece di andare subito a prescrivere farmaci – continua Francescutto – ho sempre cercato altre strade, che rimuovessero le cause, non gli effetti. Ho elaborato quindi un progetto volto alla modifica consapevole degli stili di vita”. “Curati con stile” prevedeva due fasi, una teorica imperniata su cicli di incontri informativi e motivazionali rivolti alla popolazione, l’altra pratica che poteva articolarsi nella stesura di “percorsi metabolici”, alcuni disegnati sulla mappa, altri anche tabellati, o nella creazione di gruppi di camminatori, notturni o diurni. In circa dieci anni vi hanno aderito una ventina di amministrazioni comunali. “In ogni Comune prendevo un punto di partenza, la piazza del paese o il campo sportivo, e disegnavo percorsi, principalmente su strade sterrate e poderali, con vari livelli di difficoltà, dislivello, lunghezza, e descritti anche sotto il profilo, appunto, metabolico inserendo alcuni indicatori come le calorie bruciate ed il corrispettivo in cibo (una mela, una banana, un panino con il prosciutto e così via ndr), le ore di vita guadagnate ed anche quanto si era fatto risparmiare al servizio sanitario nazionale”. Ma il progetto raggiunge la sua massima efficacia quando i percorsi sono effettuati in mezzo alla natura e ad alte quote. “La montagna terapia è qualcosa di già noto in letteratura medica. Da anni viene proposta a disabili psichici, a malati psichiatrici o a persone affette da tossicodipendenze. La chiave di volta è proprio la bellezza della montagna, la fascinazione esercitata da certi ambienti naturali. È questa la leva che consente un cambiamento radicale del proprio stile di vita. Io ho declinato la montagna terapia in senso metabolico, per farne un rimedio contro il diabete, l’obesità ed altre patologie simili. Più in generale per farla conoscere per la sua straordinaria efficacia nel raggiungimento del benessere psicofisico, perché i vantaggi di una vita fatta di movimento ed ore trascorse all’aria aperta sono molteplici e sotto gli occhi di tutti”.
È nato così uno spin off dal titolo “Uno Jouf al mese toglie il medico dalle spese”. La montagna alle spalle di Maniago è diventata una palestra a cielo aperto con 18 diversi percorsi per raggiungere la sommità. Da un’idea di Gianluca Bucciol, infermiere di Pordenone, che condivide con Francescutto le stesse passioni e la medesima mission, in una pagina Facebook dedicata, chi saliva postava una foto scattata in cima e partecipava così a un mini concorso a premi. Nel 2017 il progetto “Monte Jouf, una montagna per la Salute”, presentato da Francescutto come Asl del Friuli Occidentale, si è classificato secondo al concorso nazionale “La prevenzione scorre”, alle spalle dell’Asl di Cagliari e davanti a Milano e Roma. L’iniziativa è stata poi replicata sul “gemello” monte Fara, che si trova più a ovest in comune di Montereale Valcellina, e poi sul monte Valinis a Meduno. “Infine – riprende Francescutto – prima che il Covid ci bloccasse momentaneamente, con il Comune di Aviano, Promoturismo FVG ed il Cai abbiamo disegnato in Piancavallo 15 percorsi con tanto di tabelle, mappa e libricino illustrativo (lo si può trovare all’info point della stazione turistica ndr). Anche qui ci sono le calorie spese, il corrispettivo cibo consumato, le ore di vita guadagnate e il risparmio per il servizio sanitario nazionale”. E per il futuro? “L’obiettivo che mi sono prefissato – conclude – e che, credo, mi impegnerà per il resto dei miei giorni sarà mappare tutti i sentieri del Friuli Occidentale. Sono partito dalla Valcellina, che ormai conosco centimetro per centimetro, per poi passare alla Val Colvera, Val Tramontina e Val d’Arzino. I sentieri Cai sono forse un ventesimo del reticolo di percorsi vecchi e nuovi, utilizzati o dismessi che troviamo nel nostro territorio.”




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