Inaugurato a San Vito al Tagliamento il primo museo tattile del territorio, spazi inclusivi dove la cultura si vive con tutti i sensi, non solo con la vista
a cura di Andrea Bruscia

C’è un momento in cui le idee diventano luoghi. Spazi concreti, dove le intuizioni incontrano la materia, le mani, le persone. A San Vito al Tagliamento, quel momento è arrivato. E ha un nome semplice, ma carico di significato: MUTAT. Non è un acronimo da decifrare. È un nome che suona quasi come un verbo latino: mutare, trasformare. Ed è proprio questo che MUTAT fa: trasforma l’idea di museo, portandola oltre le pareti, oltre il “non toccare”, oltre le distanze. Un museo tattile. Un luogo dove si entra con tutti i sensi, dove la cultura non si guarda da lontano, ma si incontra da vicino.
MUTAT è nato nel cuore di San Vito, dentro le stanze di Palazzo Altan, uno degli edifici storici della città che da anni offre già un altro museo, quello della vita contadina intitolato a Diogene Penzi. Un palazzo che oggi accoglie un museo nuovo, pensato per tutti, progettato con cura, realizzato con passione. Entrare a MUTAT non è come entrare in un museo tradizionale. Non ci sono vetrine da cui tenersi a distanza. Ci sono oggetti da toccare, materiali da esplorare, percorsi da seguire con le mani. Ogni dettaglio è stato studiato per offrire un’esperienza sensoriale completa. Perché qui, la conoscenza passa dal corpo prima ancora che dalla vista. MUTAT nasce da un’idea forte, ma anche da un modello. Un progetto realizzato da Polaris, realtà del territorio che ha saputo trasformare una visione in un luogo vero. A curarne la progettazione è stata l’architetta Erica Gaiatto, insieme a Francesco Casola, che hanno immaginato e disegnato gli spazi con uno sguardo tecnico ma insieme empatico.
E a renderlo vivo saranno i volontari di Polaris, che accompagnano i visitatori, accolgono, spiegano, guidano. Siamo fortunati a San Vito: abbiamo una comunità attiva che attraverso il volontariato non osserva la cultura da fuori, ma la costruisce ogni giorno. Ma non è tutto. Dentro MUTAT si trovano anche le mani degli artisti. Quelle di Felice Tagliaferri, scultore non vedente di fama internazionale, e di Mario Zoccolan, artista del nostro territorio. Le loro opere sono pensate per essere toccate, esplorate, vissute. Sono la prova tangibile che l’arte può essere accessibile, senza perdere nulla della sua forza espressiva. Quello che ci siamo detti il giorno dell’inaugurazione non è un semplice slogan: “Dove sta meglio una persona con disabilità, stiamo meglio tutti.” È un principio che ha guidato ogni scelta. Dalla progettazione degli spazi, alla formazione dei volontari, fino alla comunicazione visiva e ai materiali informativi. MUTAT non è un museo “per” le persone con disabilità. È un museo pensato con loro, e aperto a tutti. Perché quando uno spazio è davvero inclusivo, non si limita ad aggiungere un pubblico in più: aggiunge una possibilità per ciascuno di noi di vivere la cultura in modo più completo, più profondo, più vero. L’inaugurazione di MUTAT è stato un momento emozionante: per chi ha lavorato al progetto, per chi lo ha visto nascere, per chi, come me, ha avuto il privilegio di raccontarlo. Ma soprattutto, è stato l’inizio di una storia, fatta di visite, di voci, di scoperte. Di bambini che scoprono questo mondo per la prima volta. C’è un grande lavoro, infatti, che i volontari svolgono per organizzare visite scolastiche, facendo fare ai ragazzi un’esperienza che gli apre un mondo. MUTAT è aperto. E come ogni museo che funziona davvero, è vivo. San Vito al Tagliamento è una città, che si trasforma, che sceglie di mettere la cultura alla portata di tutti. Abbiamo in questo museo un simbolo di accoglienza e di gentilezza: venite a scoprirlo. Vi aspetto.
www.mutat.it





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