“Ne ha fatte peggio di Brigola”

La sua banda era dedita all’abigeato. Fatale fu il tentativo di rapina ai danni di un pievano, finito con l’uccisione preterintenzionale dello stesso. Episodio che convinse le autorità veneziane a catturarlo e impiccarlo

di Piergiorgio Grizzo

“Ne ha fatte peggio di Brigola”, è un’espressione popolare che dalle nostre parti si usa ancora per alludere a quel tale o talaltro, conosciuto per non essere proprio uno stinco di santo o per avere una vita particolarmente turbolenta. Brigola era un brigante, che imperversò per un breve torno di anni tra Veneto e Friuli durante il crepuscolo della Repubblica di Venezia, un personaggio di cui si sa poco e sul quale a fatica si riesce a distinguere la realtà storica da una tradizione orale, impastata di miti e iperboli. Verso la fine del XVIII secolo lo Stato da Tera della Serenissima tra il Veneto e il Friuli ribolliva di un malessere profondo che trovava la sua espressione più violenta nel brigantaggio.

Riproduzione di una mappa del Friuli del XVI secolo in piena epoca veneziana
Riproduzione di una mappa del Friuli del XVI secolo in piena epoca veneziana

Mentre Napoleone avanzava in Italia e la vecchia aristocrazia veneziana si rifugiava in un’ostinata neutralità, le campagne e le montagne del futuro Nord-Est diventavano terra di nessuno, dove il confine tra ribellione sociale e criminalità comune si faceva pericolosamente sottile. Il brigantaggio di fine Settecento non era un fenomeno unitario, ma un mosaico di disperazione. Le cause erano radicate in una crisi economica strutturale. In primis c’era una ormai insostenibile pressione fiscale: una Venezia indebitata cercava di spremere le province. Poi una serie di annate agricole disastrose che aveva ridotto i contadini alla fame. Infine il sistema dei “Mazzieri”: nelle valli bellunesi e friulane, la gestione della giustizia era spesso delegata a signorotti locali che abusavano del proprio potere. In questo contesto, la macchia e la montagna offrivano rifugio a chi fuggiva dai debiti o dalla legge. Il Friuli, in particolare, con le sue foreste intricate e il confine con l’Impero d’Austria, rappresentava la zona franca ideale per bande che colpivano e sparivano nel nulla. La Repubblica, ormai priva di un esercito terrestre efficiente, rispondeva con le “Taglie” (ricompense per la cattura) e con esecuzioni esemplari nelle piazze di Udine, Treviso e Belluno. Tuttavia, la population rurale spesso taceva, per paura o per una silenziosa solidarietà contro un governo percepito come lontano e predatore. Operativi principalmente nel Bellunese e nelle zone di confine con il Trevigiano, i fratelli Bettio sono tra i nomi più ricorrenti nelle cronache criminali dell’ultimo decennio del Settecento. Erano specializzati in imboscate ai danni di corrieri e proprietari terrieri. La loro fine fu segnata da una spietata caccia all’uomo orchestrata dalle autorità veneziane, che però faticavano a catturarli a causa della rete di omertà dei villaggi d’alta quota. Figura leggendaria della zona tra Bassano e il Feltrino, Giovanni Bevilacqua incarnava il prototipo del fuorilegge che godeva di una certa simpatia popolare. Le cronache dell’epoca narrano che colpisse preferibilmente i simboli del potere veneziano e i funzionari addetti alla riscossione delle decime, lasciando spesso in pace i piccoli agricoltori. Nella zona di Sacile e Pordenone agiva la banda di Antonio Bazzo, che con i suoi uomini sfruttava la vicinanza con i possedimenti asburgici: colpivano in territorio veneziano e poi attraversavano il confine, rendendo impossibile l’intervento dei “Savi” di Venezia. E veniamo al nostro Brigola, che con la sua banda si era specializzato soprattutto nell’abigeato, ossia il furto di bestiame tra la Bassa Pordenonese e il Veneto Orientale. Fatale fu per il bandito il tentativo di rapina ai danni di un pievano, finito con l’uccisione preterintenzionale dello stesso. Episodio che convinse le autorità veneziane, dapprima disposte anche a chiudere un occhio sulle sue scorribande, a dargli una caccia spietata, che si concluse con l’annientamento della sua banda e con la sua morte per impiccagione.

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One Comment

  1. Nicola De Simone

    Splendido lavoro dal racconto storico alle notizie più scomode sulle quali molti pseudo giornalisti preferiscono glissare.. la città nord est é un ottimo giornale.
    Grazie

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