“Notte Suprema” di Daniele De Marchi, l’inno alla movida senza fine

Il primo libro del celebre DJ è un’esaltazione della vita e della giovinezza, con la musica e la discoteca al centro di tutto

a cura di Andrea Vergari

Le casse pulsanti nelle orecchie. Lampi di luci stroboscopiche e quell’inconfondibile fumo bianco che ti investe senza preavviso. Centinaia di corpi vibranti, sudati, affamati di vita, protesi verso un’unica figura al comando, colui che ha il potere di governare tutta la serata: il DJ. Quanto può durare una sola notte, se è LA notte?

È quello che si chiede Daniele De Marchi, al secolo Daniele Marcuzzo, celeberrimo DJ resident del Mirò di Lignano Sabbiadoro, nel suo esordio letterario Notte Suprema – Summa Noctis, nelle librerie dallo scorso autunno.

Daniele De Marchi alla consolle

«Notte Suprema non nasce dalla volontà di descrivere il mestiere del DJ sotto una luce didascalica o tecnica: il mio intento era trasmettere ad un pubblico eterogeneo quelle sensazioni che per la generazione degli anni ‘90 sono state uniche ed irripetibili.» racconta Daniele. «Volevo creare una telecamera che permettesse di entrare nella notte dei ‘90 – la summa noctis del titolo, rafforzativo ad indicare anche la ricerca dell’apice della nottata – un momento che tantissimi di noi hanno vissuto, ed aprire una finestra sulla passione vibrante che c’è nel mixare i dischi, da un lato, e di un crogiolo di figure eterogenee, dall’altro. Ci tenevo, inoltre, a far capire cosa spingesse un giovane, in quegli anni, a diventare un DJ, la meticolosa ricerca e soddisfazione del mix musicale perfetto, in cui le musicassette e i vinili ebbero un ruolo fondamentale.»

Notte Suprema è infatti ambientato nel 1995 ed è una storia corale nella quale spiccano tre amici, Alex, Mark e Turbo, ed il DJ Spidermix, tutti rivolti alla nottata in discoteca che sta per arrivare, simbolo di sogni, speranza, libertà, amore e rivalsa.
Come precisato da De Marchi, non è tanto un libro di trama o di storia, quanto di sensazioni e di trasporto. La notte è il cuore pulsante e momento centrale dell’opera e al suo interno s’intrecciano tutte le vite dei personaggi: un turbinio crescente di potenti emozioni da vivere con la pancia e la leggerezza della gioventù, che sia presente o passata. I protagonisti sono archetipi in cui tutti possono rivedere sé stessi o i propri amici, ed è questo uno dei suoi punti di forza: giovani e vecchi, uomini e donne possono rispecchiarvisi, da chi quei momenti li sta vivendo a chi invece li porta nel cuore degli anni che furono.

Una foto di fine anni ’90, la stagione d’oro delle discoteche

Alex, Turbo, Mark e gli altri: quanto c’è di Daniele Marcuzzo in loro?
«C’è un po’ di me e delle mie esperienze in ognuno di loro. Alex è ispirato ad uno dei miei migliori amici, ma se devo scegliere, oltre ovviamente a tanto di Spidermix, mi rivedo molto in Mark (il più piccolo della comitiva, ndr): come lui, anche io ero un ragazzino che si faceva portare le musicassette dagli amici e passava ore a cercare il mix perfetto. Turbo (il più grande e spericolato, ndr), invece, è il simbolo nostalgico della fine di un’epoca, di cui la notte è metafora: il giovane che sfida il sistema, il potere evocativo della musica che fissa i ricordi in un tempo e spazio precisi e ci spinge ad andare avanti.»
Notte Suprema ha quindi il potere di far presa su più generazioni, ma senza risultare un’apologia a 360° della discoteca: il mondo della vita notturna viene infatti descritto nelle sue luci e ombre, come lo spaccio di droga, le molestie sulle giovani ragazze, le morti in strada. Il tutto però senza un giudizio moralista, ma con l’occhio di chi ha visto tante di queste serate “dall’alto” e la volontà di lasciare al lettore le proprie conclusioni.

Una carriera lunga 27 anni per il DJ trevigiano

Ventisette anni di carriera: cos’è cambiato nel pubblico, e cos’è invece rimasto?
«Sicuramente i ragazzi di oggi vivono un’epoca meno spensierata di quella descritta nel libro, con meno disponibilità economica. Questo ha influito anche su una diversa modalità di uscita, più improntata all’aperitivo e al “pre” piuttosto che alla notte fonda, non più suprema. I social hanno avvicinato molto questo mondo al pubblico, anche se così facendo si è un po’ persa la “sacralità” del DJ, in favore più del tipo di musica, ed è andata sparendo la figura del DJ resident.
Quello che non è cambiato, però, è la volontà della provincia di emergere, esaltata in Notte Suprema: quella voglia di rivalsa verso la città che è una marcia in più per i locali di provincia. La discoteca sarà sempre una grande valvola di sfogo sociale.»

L’atmosfera tipica di una discoteca a cavallo tra i ’90 e i 2000

Notte Suprema arriva in un periodo storico di grande ritorno in auge degli anni ‘80 e ‘90 tra i più giovani, condividendo ampi tratti con prodotti come Hanno Ucciso L’Uomo Ragno, la serie di grande successo sugli 883.
«Ci ho pensato anch’io! L’uscita è stata quasi contemporanea, non ho avuto modo di prendere spunto. C’è molto nel libro del mio vissuto personale, mi è anche stato detto che i personaggi siano pirandelliani nel loro essere quasi “maschere”. È stata prima di tutto una mia grande ed inaspettata soddisfazione personale: lo scopo era principalmente raccontare quelle sensazioni a me così care, ad esempio il ruolo centrale del vinile per il DJ, che ti permetteva di osservare davvero la gente dalla postazione, capirne le reazioni, percepirne la soddisfazione».
C’è infatti, giocoforza, tanto sapore Novanta in Notte Suprema, dagli 883 a Trainspotting: le esperienze universali raccontate – amore, amicizia, ribellione, fuga – lo rendono però adatto a tutte le età, trasformandolo nella voce di un’epoca per chi l’ha vissuta appieno e per chi ne vive nel mito.

Daniele De Marchi oggi con il suo libro “Notte Suprema”

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