Da Azzano Decimo a Bogotà: la vita straordinaria di Padre Giovanni Battista Del Rizzo, il salesiano venerato come santo dai poveri di Colombia
a cura di Piergiorgio Grizzo
El pañuelo de todas las lagrimas, lo chiamano ancora in Colombia, nella regione della capitale Bogotà. Il fazzoletto di tutte le lacrime. O più semplicemente Padre Juan. Questo sacerdote salesiano, le cui gesta in America Latina sono avvolte da un’aura di santità, altri non era che Padre Giovanni Battista Del Rizzo, classe 1882, per tutti Tita, nativo di Azzano Decimo, nel Friuli.
A Bogotà, dove ha esercitato per decenni la sua missione, sostengono che, oltre ad aver realizzato innumerevoli opere caritatevoli, aver sfamato e avviato alla scuola migliaia di bambini del più povero e degradato barrio della capitale, il 20 de Julio di Santa Fé, facesse addirittura miracoli. Le guarigioni non si contano e neanche altri singolari episodi che non solo sono entrati nell’epica popolare colombiana, ma sono ora oggetto di scrupolosa indagine, in previsione di avviare un processo di beatificazione.
Si racconta per esempio che la sua opera pia avesse raggiunto ad un certo punto i 2000 ospiti. Erano perlopiù bambini orfani o comunque tolti dalle strade fangose e piene di immondizia di quell’immenso teorema di baracche, miseria e criminalità. A questi sventurati Padre Juan offriva ogni mattina una colazione a base di pane e cioccolato, provenienti da alcuni donatori privati, che avevano accolto le questue del sacerdote. Il numero di quelle derrate però non sembrava mai sufficiente per sfamare tutte quelle bocche e gli inservienti della mensa erano sempre in apprensione. “Non basteranno mai, Don Juan”, gli ripetevano in coro. “Abbiate fiducia – rispondeva lui – ho appena pregato il Bambino Gesù”. Ed ogni volta dalle piccole casse di legno continuavano a sgorgare miracolosamente pagnotte e barrette di cioccolata finché la chilometrica coda dei bambini affamati non si esauriva.

In Colombia, quindi, si può parlare di un vero e proprio culto di Padre Juan, al quale sono stati dedicati negli anni, dalla sua morte, avvenuta nel 1957, ad oggi, monumenti, scuole, strade, ospedali e francobolli commemorativi. Di tanto in tanto ad Azzano Decimo arriva ancora qualche pellegrino direttamente dal Paese latinoamericano, convinto di trovarvi un santuario o qualche altra opera dedicata al sacerdote. Sono di solito gli autori di qualche ex voto, che vengono nel paese natio di Padre Juan per onorare la promessa fatta invocando le sue grazie. Con stupore misto a delusione scoprono che la sua casa natale, in via Saccon, ospita ora la “La Cuccia” negozio di toelettatura per cani, istituzione benemerita, ma che forse – a detta di alcuni – avrebbe potuto trovare altra collocazione. Nei pressi c’è però un capitello, dedicato al Bambino Gesù, a ricordare che quello non è un posto come gli altri. Fu proprio Padre Tita ad erigerlo nel 1925, nell’unica occasione in cui tornò in patria dalla sua missione, per partecipare all’Anno Santo. “Proprio in quei giorni una bambina decenne di Via Saccon, Veronica Mascarin, colpita da meningite, era entrata in coma – scrive uno dei biografi del sacerdote di Azzano Decimo – La mamma, Elisa, si era rivolta a padre Tita: La mia bambina sta morendo. Ti supplico, prega per lei.

Abbi fiducia – le aveva risposto -. Io la affido al Bambino Gesù e anche tu pregalo con me. E prometti un aiuto perché il capitello dedicato a Lui possa essere completato. Ritornata a casa, Elisa aveva trovato la bambina seduta sul letto, come se niente fosse accaduto. La mattina dopo Veronica correva in cortile con i suoi fratelli. Il capitello dedicato al Bambino Gesù è anche il ricordo di questo miracolo di cui la protagonista ha reso molte volte testimonianza nella sua vita. Nel 2016 il manufatto è stato oggetto di accurato restauro, unitamente anche alle adiacenze, grazie all’interessamento di don Galiano che ha coinvolto per l’opera gli ineguagliabili alpini. L’inaugurazione ufficiale è stata sottolineata da un momento di festa bello e sentito che ha coinvolto la borgata e la comunità.
Un devoto azzanese ha fatto arrivare da Bogotà una statuetta del Bambino Gesù quale è oggi venerato nell’immenso santuario dedicato a Lui in quella città (eretto dai confratelli di Padre Juan ndr) e frequentato nei giorni festivi da varie decine di migliaia di persone che partecipano alle Messe celebrate in continuità dalla mattina alla sera”.





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