Al Palù del Livenza sito palafitticolo patrimonio UNESCO vi sono tesori che si celano anche all’osservatore più attento, che rimangono in silenzio
a cura di Mauro Fracas
Vi sono tesori che si celano anche all’osservatore più attento, che rimangono in silenzio, ma che egualmente arricchiscono, anche se richiedono tempo e competenza per essere apprezzati. Tra questi vi è il sito palafitticolo del Palù, nel 2011 assunto a Patrimonio Unesco, per valorizzare il quale cui è già stato approvato un progetto di un centro visite a firma dell’Architetto Moreno Baccichet e dall’Arch. Paesaggista Annalisa Marini. “Pochi cittadini e visitatori hanno chiaro il fatto che nel Palù sia sorto e si sia perdurato nel tempo uno dei villaggi palafitticoli più importanti d’Europa, che è anche l’unico insediamento preistorico palafitticolo del Friuli Venezia Giulia inserito nella lista del Patrimonio Mondiale”, afferma Baccichet. “La sfida è rendere fruibile ed apprezzabile al pubblico un ingente patrimonio di ritrovamenti archeologici che sarebbero condannati ad una immediata disgregazione qualora venissero esposti in un normale museo.” Infatti, a differenza di molti reperti preistorici, quali raschiatoi e punte di freccia, realizzati in pietra, i pali di una palafitta sono costruiti di legno, e qualunque alterazione dell’ambiente che ne ha garantito per millenni la conservazione darebbe l’avvio ad un irreversibile processo di disfacimento del reperto stesso.

La realizzazione del centro visite rappresenta il passo decisivo nella implementazione dei protocolli UNESCO relativi ai propri siti considerati patrimonio dell’umanità. L’essere stato iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO tra i siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, comporta infatti l’attivazione di una serie di misure volte da un lato a preservare l’intero comprensorio del Palù da alterazioni ambientali che potrebbero compromettere lo stato di conservazione dei reperti palafitticoli, dall’altro lato però anche la possibilità di sviluppo di un turismo rispettoso e consapevole, che diventerebbe occasione di crescita per l’intero territorio. “A questo proposito, è importante ribadire il fatto”, sottolinea Baccichet, “che appartenere ai siti riconosciuti dall’Unesco non rappresenta un vincolo ma una occasione di progresso fondato sui valori materiali e immateriali che essi incarnano.” Valori che sono sia umani che ambientali. Infatti, vedersi assegnato il titolo di patrimonio UNESCO significa dunque per i Comuni interessati farsi carico di una grande responsabilità relativa non solo alla conservazione delle testimonianze relative alle comunità palustri preistoriche, ma anche dell’intero complesso ambientale che ne ha garantito la preservazione nel tempo. In particolare, sottolinea Baccichet, per quanto riguarda il sito del Palù, “è consentito il recupero e la valorizzazione di ogni manufatto storico legato all’utilizzo dell’acqua; nello specifico, la vecchia chiusa, già utilizzata quale percorso pedonale deve essere ripristinata e connessa alla sentieristica esistente o in fase di progetto.”
Si deve comunque evitare che nuovi insediamenti abitativi possano alterare le peculiarità e le caratteristiche del Palù. Infatti, rimarca Baccichet, “il Palù si è da sempre collocato in una posizione periferica rispetto agli insediamenti che sono sorti in loco soprattutto dal medioevo in poi, e non ha per questo subito forme significative di compromissione, a differenza di altri siti UNESCO, la cui prossimità ai centri abitati ne ha reso difficile il recupero e la conservazione.” Per quel che concerne gli aspetti ambientali, il fatto di assurgere a Patrimonio dell’UNESCO ha comportato per il Palù un riesame delle specificità ambientali del territorio, in modo da favorire il mantenimento delle condizioni ideali per la conservazione dei reperti palafitticoli presenti in loco, nella maggior parte custoditi in sedimenti situantesi negli strati superficiali della terra. Particolare attenzione è stata rivolta allo studio delle specie vegetali che si insediano nella fascia ripariale, ossia la vegetazione che ha il proprio habitat specifico sulle rive di corsi e specchi d’acqua. Infatti, gli ecosistemi ripariali, particolarmente diffusi nella zona del Palù, svolgono una serie di funzioni ecologiche fondamentali atte a favorire l’equilibrio degli ambienti interessati e per questo ne è stato fatto obbligo il mantenimento. Scopo di questa rigorosa gestione del territorio non è solo garantire le condizioni migliori possibili per la conservazione dei vari reperti palafitticoli che ancora si trovano sepolti nel comprensorio del Palù, ma anche restituire al visitatore un ambiente il quanto possibile simile a quello in cui vivevano i membri delle antiche comunità palustri.
In questo modo, si intende facilitare la comprensione dei modelli di vita degli antichi progenitori palafitticoli inserendola nel loro peculiare contesto vitale (Sitz im Leben, volendo usare una espressione cara agli storici). Al fine di consentire a chi viene in visita di avvalersi appieno delle potenzialità del Palù, è stato approvato un progetto di un Centro visite, già previsto dal documento UNESCO di riconoscimento del sito nel 2011, poneva attenzione alla costruzione di una struttura che svolgesse le funzioni di “Centro visite” per quest’area. Caratteristica del futuro Centro visite sarà il basso impatto ambientale ed infatti esso sarà in parte interrato, ed all’osservatore si configura come un raccordo tra la pianura e la prospiciente montagna, instaurando così un legame tra le varie dimensioni del territorio. Altra peculiarità del realizzando progetto risiede nel fatto di ispirarsi nelle forme a un ritrovamento archeologico rinvenuto in loco, ossia a una pintadera, che è un manufatto di terracotta caratterizzato da una forma geometrica particolare atta a decorare tessuti o forse anche il corpo in occasione di cerimonie e feste. In tal modo, il Centro visite diventerà identificabile anche da Google Earth, quasi un sigillo del Palù. L’edificio è stato progettato per rispondere a due diverse funzioni: una didattica e una museale. Sono state infatti progettate due aule didattiche dove gli studenti delle scuole, target principale della struttura, potranno rivivere momenti della vita degli antichi abitanti delle palafitte attraverso laboratori di archeologia sperimentale, dove sarà possibile ad esempio incidere una selce o costruire un arco usando tecniche e strumenti a disposizione degli uomini preistorici. Non mancherà una sala multimediale dove sarà possibile compiere esperienze interattive aumentando l’attrattiva nei confronti delle future scolaresche, diversificando, al contempo, l’offerta didattica messa a disposizione dalla struttura. Quanto agli spazi museali della struttura, per consentire una esperienza realmente immersiva, il progetto prevede pavimenti di vetro al fine di creare dei veri e propri percorsi espositivi calpestabili che daranno realismo e profondità all’esperienza di chi viene in visita, che avrà l’impressione di camminare sulla storia. La realizzazione di questo Centro visite rappresenta un valore aggiunto non solo per le località interessate, vale a dire Polcenigo e Caneva, ma per l’intera rete museale provinciale, tanto da prospettare la costituzione di un circuito dell’archeologia delle Prealpi della Destra Tagliamento, che possa diventare attrattivo anche sul piano internazionale. “La costituzione di sinergie tra importanti centri museali”, continua Baccichet, “quali il Museo della Grotta di Pradis a Clauzetto, il museo Archeologico di Montereale Valcellina, quello Archeologico del Friuli Occidentale a Torre di Pordenone, il Museo dell’Uomo in Cansiglio, richiederà la costituzione di una da tempo auspicata rete di informazione tra musei che possa offrire un servizio integrato volto a soddisfare la domanda emergente di turismo culturale.” Anche questo tipo di attività non potrà che avere effetti trainanti sull’economia locale, comportando la formazione di guide specializzate che potranno costituire qualificate occasioni di impiego per i giovani e che potrebbe sfociare nella costituzione di una cooperativa o di una società che gestisca l’area. Discorso analogo vale per le attività economiche già in essere. In particolare, “il progetto prevede il mantenimento di modelli agricoli che non confliggano con i depositi archeologici”, rimarca Baccichet. “L’esempio da seguire è quello che sul colle di San Floriano ha consentito la costituzione di quello che potremmo definire un paesaggio coltivato, capace di garantire stabilità alle varie componenti dell’ecosistema.” Tra gli aspetti più rimarchevoli del progetto imperniato attorno al Centro visite è il fatto che la salvaguardia dei reperti più antichi porta con sé anche il recupero delle testimonianze più recenti di archeologia industriale. Il Comune di Caneva sta anche valutando un recupero funzionale della centralina idroelettrica alle Sorgenti della Santissima, che attualmente è restaurata come rovina ed ha gli apparati volti alla produzione elettrica completamente fuori uso. Le intenzioni del Comune sarebbero quelle di realizzare all’interno di questo edificio una centralina idroelettrica a vortice gravitazionale che possa soddisfare il bisogno di energia elettrica del Centro visite. “Ancora una volta il passato è il miglior viatico del futuro”, conclude Baccichet, “soprattutto quando è, veramente, patrimonio di tutti.”





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