di Gianni Sartor
Si usa dire a volte che le parole siano come pietre, ma quando si usano le parole per edulcorare la realtà o peggio, per travisarla, allora le parole rischiano di diventare macigni. Il caso del marocchino con cittadinanza italiana e non l’italiano di origine marocchina come è stato definito dai giornali e dalle televisioni, è emblematico di un uso distorto della parola da parte di chi dovrebbe fare informazione corretta. Tutti hanno iniziato a sgomitare per definirlo uno psicopatico sbandato per evitare di pronunciare o addirittura evocare la matrice terroristica di un evento che purtroppo si è ripetuto decine di volte in Europa ed ha sempre avuto un solo verdetto: terrorismo islamico. In Italia, Paese del bengodi e dove tutto è permesso, fuorché ai nativi, esiste una sorta di pudore nell’ammettere che possano accadere fatti purtroppo comuni negli altri Paesi. Ma come? Li accogliamo, li integriamo, diventano cittadini italiani, si laureano nelle nostre scuole e poi si comportano così? Sarebbe come certificare un percorso fallimentare ed allora ci si nasconde dietro alla psichiatria, al disagio sociale, alla frustrazione per l’impossibilità di trovare un lavoro consono al percorso di studi. In ogni caso, credo che la matrice terrorista, da qualsiasi parte provenga, sia sempre associata a dei disturbi mentali che progressivamente aumentano fino a compiere gesti estremi nel momento in cui il cervello naufraga in un brodo di coliformi fecali. Quanti ragazzi al giorno d’oggi incontrano difficoltà nel trovare un lavoro dignitoso pur dopo aver completato un percorso scolastico di eccellenza? Purtroppo ce ne sono sempre troppi, tuttavia, non usano falciare con le auto dei passanti ignari ed incolpevoli delle loro tragedie. La “generazione Erasmus” si muove, coglie le opportunità dove ci sono, reagisce alla scarsità di opportunità di questo Paese che li prepara in modo più che dignitoso visto che all’estero vengono apprezzati e purtroppo in larga percentuale poi non ritornano più. Ecco perché, credo sia naturale pensare alla matrice terroristica dell’episodio e che non sia normale liquidarlo frettolosamente come il gesto di un folle.
Nizza, 14 luglio 2016, un pesante autocarro lanciato sulla folla provoca 86 morti.
Londra, 22 marzo 2017, un Suv lanciato sulla folla provoca 4 morti e 40 feriti.
Londra, 3 giugno 2017, furgone investe i pedoni sul marciapiede causando 8 morti e 48 feriti.
Barcellona, 17 agosto 2017, furgone a noleggio sulle “ramblas” provoca 16 morti.
Berlino, 19 dicembre 2016, un tir si schianta sulla folla durante i mercatini di Natale causando 12 morti e 56 feriti.
Stoccolma, 7 aprile 2017, un camion sulla folla causa 5 morti e 15 feriti.
Londra, 3 giugno 2017, un furgoncino travolge i pedoni sul marciapiede uccidendone 8 e ferendone 48.
Parigi, 19 giugno 2017, un radicalizzato si schianta con l’auto contro un furgone della polizia e muore senza causare vittime.
Londra, 14 agosto 2018, una Ford Fiesta guidata da un britannico di origine sudanese investe passanti e ciclisti causando fortunatamente solo 3 feriti.
New Orleans, 1 gennaio 2025, un furgone lanciato sulla folla causa 15 morti e 30 feriti.
Mi sono limitato agli attentati nei quali sono stati usati auto, furgoni e camions nel cosiddetto “mondo occidentale” trascurando attacchi con coltelli, pistole e mitragliatori.
Se ancora non abbiamo capito che oltre ad usare le parole corrette, è necessario dotare i tutori dell’ordine di mezzi speciali per trattare questi soggetti, rimarremo si dei nativi, ma faremo la fine dei nativi americani.




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