Pasolini aveva previsto tutto

Il poeta di Casarsa, paradigma dell’intellettuale antisistema, raccontato dal filosofo Diego Fusaro

di Piergiorgio Grizzo

A novembre di quest’anno cadranno i 50 anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, sceneggiatore,regista, peraltro legatissimo al nostro Friuli. Visionario e profetico, rappresentò il paradigma dell’intellettuale antisistema degli anni ’60 e ’70. Finì morto ammazzato in circostanze mai del tutto chiarite nel novembre del 1975. Della sua eredità nella società e nella cultura odierne abbiamo parlato con Diego Fusaro, filosofo e saggista, a sua volta un portavoce oggi di quel pensiero non allineato sempre più raro in Italia.

– Pasolini, aveva previsto con largo anticipo quello che sta avvenendo ora, la dittatura del pensiero unico e del politicamente corretto…

“Resta ad oggi un punto di riferimento per comprendere la società dei consumi come egli stesso la chiamava. Ci sono state,ovviamente, molte trasformazioni rispetto ai suoi tempi, ma molti dei suoi schemi interpretativi ci aiutano a comprendere tuttora il mondo di cui siamo abitatori. Aveva colto perfettamente il carattere totalitario di questo tipo di società; anzi, in più occasioni rimarcò il fatto che nessun totalitarismo, prima di quello della società dei consumi, era riuscito a produrre una presa così pervicace e totale sulle anime dei suoi sudditi, un livello di penetrazione che non era riuscito nemmeno al fascismo.
Oggi non possiamo che confermare le sue tesi. Si parla ormai da tempo di un capitalismo della sorveglianza, alludendo ad un sistema di controllo totale che ci scheda e ci sorveglia ininterrottamente. Pasolini aveva colto anche, tra i tanti elementi
della sua critica filosofica, l’alienazione della civiltà dei consumi, ossia il fatto che in questa società non esistono più
esseri umani, ma solo macchine, parafrasando i suoi passaggi su questo tema. Dunque oggi è più vivo che mai.

– Il controllo sulle masse è sempre stato un’ossessione dei potenti. I quali però in quest’epoca storica possono disporre di tecnologie mai avute prima nella storia dell’umanità, parlo della dittatura degli algoritmi e della penetrazione sempre più capillare di internet nelle nostre vite. Uno scenario che Pasolini non avrebbe forse immaginato neanche nei suoi incubi peggiori…

“La società dei consumi come l’aveva immaginata lui era effettivamente più morbida di quella odierna. Si dice sempre che i cittadini della Germania Est fossero spiati ed effettivamente era così, ma noi oggi nell’Occidente non siamo meno spiati, con la differenza che, mentre in quel caso si era pronti a riconoscere che si trattasse di un sistema di spionaggio e di controllo, nel nostro caso pensiamo di avere delle opportunità e dei comfort che ci rendono la vita più semplice. Al contrario questa società mira a controllare integralmente le nostre azioni e anche i nostri pensieri. Infatti una delle pratiche più in auge nella digital society è quella del controllo delle espressioni utilizzate, si cancellano quelle giudicate non rispettose della comunity e perfino la Storia diventa ciò che Orwell in “1984” definì un palinsesto sempre da capo riscritto da chi gestisce il potere”.

– Qualcuno sostiene che oggi l’oppio dei popoli non sia più la religione,ma quel suprematismo ideologico che l’Occidente utilizza per legittimare spesso anche l’uso della forza per esportare i diritti e la democrazia.Pasolini come si sarebbe espresso al riguardo?

” Credo che avrebbe individuato il nuovo oppio dei popoli nella dipendenza dalle tecnologie digitali. Allo stesso tempo nel suo pensiero,
che è spesso dominato dalla presenza del Sacro, la religione non è oppio dei popoli come ritiene il marxismo, ma un vero e proprio argine al nichilismo della società dei consumi”.

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